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Giannis Antetokounmpo e Nike: perché rifiutò Adidas

Giannis Antetokounmpo ha raccontato come a 14 anni rifiutò un contratto Adidas pur di portare con sé il fratello Thanasis, finendo per firmare con Nike

Oggi il suo patrimonio netto tocca i 285 milioni di dollari, solo da contratti NBA, e il suo accordo con i Milwaukee Bucks – o dovunque dovesse andare – gli garantirà ben 58.45 milioni di dollari per la prossima stagione. Eppure, c’è stato un tempo in cui Giannis Antetokounmpo faticava a metterne insieme trecento al mese.

Ospite del podcast School of Hard Knocks condotto da Jack Dumoulin, il due volte MVP ha ripercorso le tappe della sua straordinaria ascesa finanziaria, partendo da un clamoroso retroscena adolescenziale legato al suo primo sponsor tecnico.

Era il periodo in cui muoveva i primi passi sul parquet e l’universo dei grandi marchi iniziava ad accorgersi di lui. Il primo approccio arrivò da Adidas, con una dinamica che Giannis ricorda ancora con assoluta nitidezza:

A 14 anni, Adidas si avvicinò e mi chiese: ‘Vorresti firmare con noi?’. Risposi: ‘Cosa? Sì, certo’. Mi dissero che mi avrebbero dato 5.000 euro. All’epoca guadagnavo 300 euro al mese con la mia squadra. Dissi loro che mio fratello (Thanasis) in quel momento era un giocatore migliore di me: ‘Vi dispiacerebbe firmare anche lui?’. Risposero di sì, dicendo che avrebbero dato 5.000 euro anche a lui

Giannis Antetokounmpo

L’accordo sembrava fatto, ma al momento delle firme l’azienda tentò una mossa strategica che si scontrò immediatamente con i valori morali del futuro MVP:

Andai nel quartier generale di Adidas con mia madre. Mi porsero i fogli e lì mi resi conto: ‘Dov’è il contratto di mio fratello?’. Mi dissero: ‘No, no, tu firma il tuo per primo, poi ci occuperemo di tuo fratello’. Risposi che non era quello che ci eravamo detti. Mia madre mi guardava: dopotutto erano 5.000 euro… ma io le dissi: ‘No, mamma, non posso farlo’. Il giorno dopo ero con il mio agente, che chiamò una persona di Nike e offrì 5.000 euro a me e a mio fratello insieme. È così che Nike mi ha preso

Giannis Antetokounmpo

Nessun rancore verso il brand rivale, ci tiene a precisare il greco, quanto la volontà di mettere in guardia i giovani atleti dalle trappole commerciali di inizio carriera. Una scelta guidata da un altruismo radicato:

Sapevo quanto valevo, ma sono stato abbastanza fortunato da essere molto altruista. Se fossi stato egoista avrei detto ‘Sì, firmo questo foglio’. Ma io non ero quel tipo di persona

Giannis Antetokounmpo

Oltre ai legami familiari – un dogma assoluto per Giannis, al punto che franchigie come i Brooklyn Nets si sarebbero sfilate dalle recenti indiscrezioni di mercato (in cui invece sarebbero rientrati i Thunder) pur di non dover occupare spazio a roster per i suoi fratelli – Antetokounmpo ha voluto lanciare un vero e proprio manifesto sulla financial literacy, l’educazione finanziaria nel mondo dello sport professionistico.

Quando un ragazzo arriva nella NBA a 18 anni si ritrova sommerso di denaro, circondato da avvocati, agenti e consulenti pronti a gestire ogni cosa, un meccanismo che secondo Giannis impedisce di imparare.

Da qui, i due consigli d’oro rivolti a chiunque si affacci in questo mondo:

Uno: non permettete mai al vostro avvocato, al vostro consulente finanziario o al vostro agente di conoscersi tra loro. Mai. Non devono mai fare i ‘compagnoni’ o essere amici, perché solo così si terranno d’occhio e si controlleranno a vicenda in modo responsabile

Giannis Antetokounmpo

Il secondo pilastro è lo studio personale:

Per favore, leggete libri. Leggete ‘Padre ricco, padre povero’, ‘La psicologia dei soldi’. Imparate a risparmiare e a investire. Il prezzo è quello che paghi, il valore è quello che ottieni. Ecco come gestisco la mia vita, voglio vedere il valore. Per questo compro arte, orologi, beni immobili. Tutto ciò in cui metto i miei soldi deve restituirmi valore

Giannis Antetokounmpo

Un approccio analitico che Giannis applica persino agli acquisti di lusso, calcolando minuziosamente il concetto di costo opportunità:

Se metti un milione di dollari sul mercato, storicamente, se va bene, ti rende il 9 o 10%, ovvero 100.000 dollari. Quindi, quando spendo un milione per una Ferrari Purosangue, in realtà non sto spendendo un milione, ne sto spendendo 1.1 milioni, perché sto perdendo l’interesse che avrei generato. Questa è l’abitudine mentale che ho creato nella mia testa, e non cambierà mai

Giannis Antetokounmpo

Diventare ricchi partendo dal nulla è un processo lento, che richiede tempo e un passo alla volta. L’impero finanziario di Giannis Antetokounmpo non è stato costruito in un giorno, ma mattone dopo mattone, partendo dal rifiuto di quei primi 5.000 euro in nome della propria famiglia.

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