Trump fischiato al Madison Square Garden, Silver: “È il benvenuto”
Tra contestazioni e misure di sicurezza rafforzate, il Presidente Donald Trump ha replicato ai fischi ricevuti, mentre Adam Silver ha smorzato le polemiche
Il Madison Square Garden ha vissuto la notte più blindata, caotica e storica degli ultimi trent’anni. Donald Trump è diventato il primo Presidente degli Stati Uniti in carica a presenziare a una partita delle NBA Finals, presentandosi al Garden per Gara 3 tra i New York Knicks e i San Antonio Spurs.
Arrivato ben prima della palla a due, Trump ha seguito il match dal palco d’onore, protetto da vetri antiproiettile, insieme al proprietario dei Knicks James Dolan, ad alcuni membri del suo gabinetto e alla nipote Kai. Il verdetto del campo, però, ha rovinato i piani della Grande Mela: gli Spurs si sono imposti in volata per 115-111, riaprendo ufficialmente la serie.
L’accoglienza della sua New York è stata, come prevedibile, a doppia faccia. Quando il Presidente, in abito scuro e cravatta rossa, è apparso sul maxischermo del Garden durante l’inno nazionale, l’arena si è divisa tra applausi e sonori fischi. Un’accoglienza che Trump ha liquidato con la consueta sicurezza prima di risalire sull’Air Force One:
Penso che fossero soprattutto applausi. C’era un gran rumore ed è stato tutto molto entusiastico
Donald Trump
Nonostante i noti e ripetuti scontri social negli anni tra Trump e diverse superstar della lega (LeBron James in primis), il Commissioner NBA Adam Silver ha gettato acqua sul fuoco, difendendo la presenza del Presidente all’evento più atteso in città dal 1999:
Ciò che rende lo sport speciale è che unisce le persone proprio quando c’è così tanto che le divide. Trump è un autentico tifoso dei Knicks ed è il benvenuto
Adam Silver
L’arrivo del corteo presidenziale ha però trasformato l’area attorno a Penn Station in una fortezza inespugnabile, con cecchini, agenti del Secret Service a ogni angolo e controlli rigidissimi che hanno spazientito più di un addetto ai lavori. Tra questi la stella degli Spurs, De’Aaron Fox, che non ha nascosto il fastidio per la logistica:
La sua presenza ha creato disagi a tutti, siamo dovuti arrivare al palazzetto con ore di anticipo per superare i controlli
De’Aaron Fox
I disagi sono stati minimizzati dai due allenatori. Coach Mike Brown ha aggirato il problema trasferendosi in un hotel del centro per evitare il traffico, mentre il tecnico degli Spurs, Mitch Johnson, ha preferito godersi il momento:
L’atmosfera è incredibile e preferisco di gran lunga essere qui dentro che fuori
Mitch Johnson
Alla fine, tra una contestazione all’esterno del Garden e un metal detector all’ingresso, la partita ha regalato lo spettacolo promesso, attirando il solito parterre di stelle da prima fila: dal sindaco Zohran Mamdani alla leggenda dei Yankees Derek Jeter, fino a Spike Lee, Timothée Chalamet e Ben Stiller. New York ha riscoperto il sapore delle Finals, anche se Wembanyama e compagni hanno raffreddato l’entusiasmo della Casa Bianca.