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Spurs vs Knicks: il peso dell’esperienza nella corsa al titolo NBA

Il finale incredibile di Gara 4 evidenzia uno degli aspetti più importanti delle NBA Finals: la capacità di gestire la pressione può contare quanto, se non più, del vantaggio tattico

La sfida tra San Antonio Spurs e New York Knicks è carica di storie e significati per entrambe le franchigie, in due fasi diverse del loro percorso, ma con l’occasione giusta da sfruttare. Perché giocarsi il titolo NBA non è una cosa che capita tutti i giorni e, soprattutto, potrebbe non capitare di nuovo con facilità: ogni occasione per provarci va colta nel momento in cui si presenta.

Proprio per questo le due squadre stanno dando vita a una serie combattuta e incerta, che può essere letta in modi differenti.

C’è un approccio tattico inevitabile da considerare, che guarda agli aggiustamenti, alle esecuzioni dei piani partita e ai vantaggi di matchup; poi ce n’è uno più intangibile, quello della gestione emotiva, inevitabile quando le partite si decidono per episodi.

L’evoluzione della serie tra Spurs e Knicks

In sede di presentazione avevamo due squadre dai cammini opposti: New York arrivava da una serie impressionante di vittorie consecutive dopo essersi sbarazzata di Cleveland, mentre San Antonio aveva avuto la meglio dei Thunder, campioni in carica, in una serie in rimonta conclusa a Gara 7.

C’era un precedente nella finale di NBA Cup di dicembre, vinta dai Knicks. E c’erano una serie di spunti che si sono rivelati indicativi nelle prime due gare giocate in Texas: la capacità dei Knicks di sfruttare il playmaking di Karl-Anthony Towns per alleggerire Jalen Brunson dalle pressioni in costruzione, la difesa degli specialisti contro i giovani esterni degli Spurs, la volontà di forzare Victor Wembanyama lontano dal pitturato per garantirsi l’area libera in caso di errore e provare a sfruttare i rimbalzi offensivi per vincere la battaglia dei possessi attraverso i punti da seconda opportunità.

Gara 1 si è sviluppata così e Gara 2 ha seguito una linea simile, pur decisa da episodi emblematici, come la palla persa di Wembanyama che, dopo aver completato l’ennesima difesa di squadra efficace, ha aperto direttamente sulla schiena di un Castle già proiettato nell’altra metà campo, anziché condurre la semi-transizione decisiva.

In realtà, San Antonio ha eseguito in modo mediocre nelle prime due gare, perdendo troppi palloni importanti e sbagliando molti tiri aperti, mentre New York ha sfruttato la forza del gruppo e la varietà delle soluzioni offensive, alternando Towns e Brunson come fonti di creazione e tenendo il francese lontano dall’area difensiva, inducendolo ad accontentarsi di soluzioni più perimetrali in attacco.

In Gara 3 coach Mitch Johnson ha corretto il tiro, rientrando nella serie grazie alla super accoppiata formata da Wembanyama e Castle. Gara 4 è iniziata nella stessa direzione, ma è poi proseguita in modo completamente imprevedibile.

Gara 4, una delle partite più incredibili delle Finals NBA

In una partita dalle due facce, San Antonio è partita forte mantenendo il controllo della sfida per tutto il primo tempo, fino a raggiungere quasi 30 punti di vantaggio all’intervallo. Difficile immaginare una rimonta.

E invece, in un Madison Square Garden che non ha mai smesso di crederci, i Knicks hanno iniziato a recuperare guidati dal cuore di Brunson e dalla presenza in contemporanea del piccolo Alvarado, autore di una pressione costante e di canestri pesanti nell’ultima frazione.

Gli Spurs, forse adagiati sugli allori o forse improvvisamente stanchi, hanno smesso di eseguire. I padroni di casa hanno portato avanti un piano difensivo che ha generato occasioni d’attacco finalizzate alla perfezione, con un OG Anunoby stellare su entrambi i lati del campo.

Con l’inerzia completamente ribaltata, la partita è arrivata al fotofinish grazie a un blackout tattico degli Spurs, che si sono trovati improvvisamente a giocarsi la sfida sul piano emozionale e attraverso una serie di episodi.

Ed è qui che è emerso il motivo per cui queste due squadre sono destinate a combattersi in un equilibrio quasi costante.

Tattica contro esperienza: il vero confronto delle Finals

Facciamo un passo indietro.

I Knicks sono il risultato di anni di crescita, operazioni di mercato mirate e miglioramenti costanti in classifica. Sono stati costruiti con l’obiettivo di vincere e si presentavano ai nastri di partenza come una vera contender.

Gli Spurs, dall’anima giovanissima, non avevano queste ambizioni a inizio stagione. Il nucleo formato da Wembanyama, Castle e Harper è circondato da talento e versatilità, ma la squadra aveva sostanzialmente zero esperienza di postseason.

Sono cresciuti rapidamente, bruciando le tappe e trovandosi dove pochi li immaginavano a questo punto. Inoltre, possiedono un vantaggio tattico evidente a livello di matchup: Victor Wembanyama.

Le sue caratteristiche uniche permettono a coach Johnson di costruire una struttura difensiva fondata sulla sua capacità di difendere il perimetro, sfruttando al tempo stesso la creazione offensiva del roster per compensare la mancanza di esperienza.

Esperienza che invece i Knicks possiedono, sia individualmente sia come gruppo, consolidata negli ultimi anni tra battaglie playoff ed eliminazioni dolorose.

Se tatticamente San Antonio sembra avere un vantaggio, emotivamente l’ago della bilancia pende dalla parte di New York. La gestione dei possessi decisivi, quando una partita si decide sugli episodi, lo dimostra. O meglio, lo ha dimostrato in Gara 4.

Gli errori che hanno deciso Gara 4

Nel panico di vedere un vantaggio enorme ridursi fino alla parità, gli Spurs hanno mostrato quanto l’esperienza sia fondamentale a questi livelli, sbagliando due match point e la difesa decisiva.

Per prima cosa, Wembanyama sbaglia due tiri liberi con la partita in equilibrio, dimostrando quanto la pressione possa pesare nei momenti più delicati. Non è però l’episodio decisivo.

L’errore concettualmente più grave lo commette De’Aaron Fox, che con pochi secondi da giocare e un punto di vantaggio si ritrova lanciato verso il canestro avversario. Invece di prendere tempo e lasciare scorrere il cronometro prima di andare in lunetta, attacca il ferro.

Il suo canestro avrebbe comunque lasciato agli Spurs un possesso di vantaggio, concedendo però a New York il tempo per pareggiare. Una scelta discutibile.

Il recupero del solito Anunoby, capace di stoppare Fox e riconquistare il possesso, rende tutto ancora più clamoroso. I Knicks, sotto di un punto, si ritrovano con il pallone della vittoria davanti a un Garden in ebollizione.

Sulla rimessa Brunson sceglie un tiro da quasi nove metri che termina sul ferro, ma il rimbalzo è ancora una volta preda di Anunoby che, con un tap-in quasi sulla sirena, consegna sostanzialmente Gara 4 ai Knicks.

Anunoby, ed è bene sottolinearlo, si trova a rimbalzo senza opposizione, dimenticato dagli avversari che non effettuano il tagliafuori, mentre il suo diretto marcatore, Fox, era andato a raddoppiare su Brunson.

Un’altra lettura sbagliata, questa volta collettiva.

E per quanto gli Spurs abbiano ancora un’ultima occasione con una rimessa a metà campo, i Knicks mantengono lucidità e concentrazione: Towns sporca la rimessa quanto basta per renderla difficile da controllare, mentre Castle trova davanti a sé un Hart perfetto per posizione, che non commette fallo e lo costringe all’errore.

Tattica o mentalità? Il tema centrale delle Finals

In una serie che si sta decidendo sugli episodi, l’esperienza dei Knicks nella gestione dei momenti chiave sta risultando decisiva.

A prescindere dal match point a disposizione in Gara 5, il controllo mentale della serie sembra saldamente nelle mani di New York, ormai a un passo dal titolo.

Gli Spurs, invece, tornano davanti al proprio pubblico con lo stesso vantaggio tattico che avevano a inizio serie sul piano dei matchup, a patto di eseguire il piano partita con continuità e senza accontentarsi del vantaggio iniziale.

Arrivati a questo punto, forse le emozioni contano più dei valori tecnici o degli assetti tattici, anche se sarà inevitabile vincere trovando il miglior equilibrio possibile tra questi due aspetti.

Ma se credete che la pallacanestro sia soprattutto matematica e somma dei valori espressi sul campo, allora attenzione alla prossima partita: se San Antonio dovesse sfruttare il proprio vantaggio tecnico e riportare la serie in equilibrio, tutto potrebbe nuovamente riaprirsi fino a una drammatica Gara 7.

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