Stephen A. Smith si scusa con Brunson: “Mi ha smentito, avevo torto”
La vendetta dell’MVP della Finals NBA: Brunson risponde sul campo ai dubbi del passato e alle critiche dell’analista NBA Stephen A. Smith
Ci sono vittorie che portano in dote non solo un anello da campioni, ma anche il diritto divino di presentare il conto a chi ha passato anni a seminare dubbi. Jalen Brunson lo sa perfettamente.
All’indomani del trionfo che ha riportato il titolo NBA sulla sponda Knicks dopo 53 anni di digiuno, l’MVP delle Finals si è accomodato negli studi di First Take per quello che doveva essere il classico giro d’onore mediatico. Si è trasformato, invece, in una magistrale e gelida lezione di memoria storica impartita al re dei salotti di ESPN, Stephen A. Smith, a dimostrazione del fatto che la leadership del numero 11 si nutre di fatti.
Consapevole del peso specifico della portata storica degli eventi, lo showman televisivo, da sempre viscerale tifoso dei Knicks, ha aperto il segmento con una pubblica richiesta di perdono in diretta nazionale, provando a fare ammenda per lo scetticismo mostrato fin dai tempi dell’addio di Brunson a Dallas:
Lasciatemi confessare una cosa in prima serata. Nessuno mi trolla meglio di quanto faccia tu. L’anno scorso, dopo che avete battuto Boston, Jalen mi si è avvicinato in campo, mi ha guardato fisso in faccia e mi ha detto: ‘Non ho intenzione di dirti assolutamente nulla’, per poi andarsene. Fa così perché si ricorda perfettamente che ho dubitato di lui sin dai tempi di Villanova
Stephen A. Smith
Il celebre analista NBA ha poi approfondito:
Quando era a Dallas e firmò il contratto con i Knicks nel 2022, io dissi: ‘Ok, sa giocare, ma gli stiamo dando un quadriennale? Ma chi è, Kevin Durant? Che diavolo stiamo facendo?’. La TV nazionale deve delle scuse a quest’uomo. Ti sono grato per quello che hai fatto per questa città, e non sentirai mai più un briciolo di dubbio da parte mia, fratello. Sei un campione
Stephen A. Smith
La reazione di Brunson è stata come una sentenza di quattro parole accompagnata da un’espressione glaciale:
Vedremo… ma grazie
Jalen Brunson
La freddezza del playmaker non è certo un capriccio. Solo in questa post-season, Stephen A. Smith ha picconato l’ambiente dei Knicks in almeno tre occasioni cruciali.
Prima del via dei playoff ha sentenziato che Brunson sarebbe stato l’unico motivo del fallimento di New York. Poi, dopo il parziale 1-2 incassato contro gli Hawks al primo turno, ha scatenato un violento alterco social con Josh Hart, che lo aveva pubblicamente etichettato come un “tifoso part-time”. Infine, dopo essersi preso i meriti per la striscia di 13 vittorie consecutive della squadra, ha definito Brunson “egoista” subito dopo il KO di Gara-3 nelle Finals contro gli Spurs.
Le cifre con cui Brunson ha chiuso la pratica San Antonio (32.6 punti, 4.6 assist e 4.2 rimbalzi medi con il 42.1% dal campo) hanno semplicemente stracciato ogni narrazione contraria. L’ex Mavs ha conservato tutte le ricevute dei suoi detrattori e non ha alcuna intenzione di concedere sconti amichevoli.
Significativo, in tal senso, anche il passaggio finale del programma sulla ipotetica distribuzione di anelli celebrativi ai tifosi vip storici della franchigia. Smith si è giustamente autoescluso dal dibattito, ammettendo che un’icona come Spike Lee ne avrebbe decisamente più diritto. Comunque, conoscendo la memoria d’elefante del duo Brunson-Hart, quel prezioso anello di scorta non sarebbe comunque mai finito al dito di Stephen A. Smith.