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Ben Simmons e il ritorno in NBA: “Dovrebbe pagare lui per giocare”

Ben Simmons pronto a tornare in NBA, con i Miami Heat tra le destinazioni più probabili.
Stephen A. Smith però lo attacca

Il recente annuncio di Ben Simmons relativo a un potenziale rientro sul parquet ha riacceso una forte polemica all’interno dei media sportivi statunitensi. Il ventinovenne australiano, tre volte All-Star, è fermo da un anno dopo l’ultima esperienza stagionale trascorsa con i Los Angeles Clippers al minimo salariale per veterani.

A innescare le reazioni è stata un’intervista rilasciata dal giocatore alla rivista Men’s Health Magazine, in cui Simmons ha aperto alla possibilità di rimettersi in gioco, manifestando un gradimento per i Miami Heat.

La risposta del panorama giornalistico non si è fatta attendere. Nel corso dell’ultima puntata del suo podcast ufficiale, The Stephen A. Smith Show, l’analista di ESPN Stephen A. Smith ha espresso un parere estremamente critico nei confronti dell’atleta, arrivando a definire la sua parabola sul parquet come un unicum in negativo nella storia della lega:

Penso che Ben Simmons sia un abominio cestistico. È l’unico giocatore mai visto nella storia della NBA che, a mio avviso, dovrebbe pagare le squadre per poter giocare, e non il contrario. Parlare di disastro non è sufficiente a descrivere la situazione. Per anni abbiamo aggirato il problema per non sembrare insensibili verso chi soffre di problemi di salute mentale, dinamica che ha segnato la sua carriera e su cui lui stesso ha ironizzato

Stephen A. Smith

L’analisi di Smith si è poi spostata sul piano puramente finanziario, ripercorrendo la svalutazione del rendimento del giocatore a fronte di contratti pesantissimi: i 40.3 milioni di dollari percepiti tra Brooklyn Nets e Clippers, i 37.8 milioni dell’annata precedente e le sanzioni da 12 milioni applicate dai Philadelphia 76ers nel 2021 durante la fase di holdout.

Ma questo ragazzo era letteralmente terrorizzato all’idea di tirare un sottomano nei playoff contro gli Atlanta Hawks. Ha trattato l’esecuzione di un tiro in sospensione come se gli fosse stato chiesto di andare in prima linea in guerra

Stephen A. Smith

Secondo il commentatore, il tempismo di questo rientro sarebbe legato alla fine dei flussi economici garantiti e non a una reale tenuta agonistica, elemento che cozzerebbe radicalmente con la cultura del lavoro richiesta da una franchigia come Miami guidata da Pat Riley ed Erik Spoelstra.

I riscontri numerici evidenziano l’involuzione tecnica di Simmons, passato dallo status di point-forward d’élite a quello di comprimario da 5.0 punti, 4.7 rimbalzi e 5.6 assist di media in 51 apparizioni complessive. La combinazione tra i passati contenziosi contrattuali, i lunghi periodi di inattività e il drastico calo di fiducia nelle conclusioni a canestro rendono complessa l’individuazione di un roster NBA disposto a scommettere sul suo recupero nel breve periodo.

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