NBA Summer League Diaries: pillole e prime impressioni

Tra statistiche e considerazioni, con questa prima parte di Summer League che volge al termine, tiriamo le somme ed analizziamo le prime indicazioni

Adam Silver and drafted players

La Summer League è sempre tanto interessante quanto particolare da osservare, un esercizio nel non lasciarsi trascinare dai tabellini e provare a guardare oltre i punti segnati e gli esordi da sogno come quelli di Darryn Peterson e Darius Acuff Jr.

Armati di binocolo i tifosi osservano i propri prediletti, valutano i progressi di giocatori al secondo o terzo anno, e si chiedono quanto di ciò che vedono sia effettivamente trasferibile nella NBA.

Senza ulteriori indugi, vi lascio ad alcune pillole e considerazioni sul basket estivo, e sui giocatori che mi hanno più intrigato in questi giorni.

Heat, il sistema continua a funzionare

Ogni estate ci ricaschiamo. Gli Heat arrivano con un gruppo di giocatori poco celebrati e, puntualmente, qualcuno inizia a sembrare il tassello perfetto del loro sistema. Quest’anno gli occhi cadono su Ryan Conwell, Jahmir Young e Vladislav Goldin, tre profili diversi ma accomunati da una caratteristica: sembrano già sapere esattamente cosa fare in campo e come rendersi utili.

Conwell è probabilmente il realizzatore più versatile del trio. È una guardia che può giocare sia con il pallone tra le mani che lontano dalla palla, sfruttando blocchi, spaziature ed un tiro che appare pulito e rapido. Non ha bisogno di monopolizzare possessi per produrre punti, una qualità sempre più ricercata in NBA.

Young è un motore offensivo. Il suo punto di forza è la creazione dal palleggio: attacca il ferro con continuità, legge bene i pick and roll e dà il meglio quando può gestire il ritmo dell’attacco. Più che un finalizzatore è un giocatore che attira le attenzioni e crea vantaggi.

Goldin completa il quadro. In un’epoca di lunghi sempre più perimetrali, lui rimane un centro piuttosto tradizionale, ma con una mobilità sorprendente. Difende il ferro, corre bene il campo, ha mani educate e movimenti puliti sia spalle a canestro che come rollante. Soprattutto, produce con grande efficienza senza sprecare possessi.

Non è detto che tutti e tre riescano a ritagliarsi uno spazio in pianta stabile in NBA. Ma se c’è una franchigia che negli anni ha dimostrato di saper trasformare giocatori funzionali in elementi di rotazione, quella è proprio Miami. Non a caso, sopperire alle carenze del roster a seguito della trade per Giannis, potrebbe passare proprio per la Heat Culture e le nuove leve.

Ben Humrichous, il prototipo del 4 moderno

Brooklyn potrebbe aver pescato dal cilindro un prospetto davvero interessante. Humrichous possiede molte delle caratteristiche richieste oggi ad un’ala grande: ottimo tiro da tre punti, rilascio rapido, buona comprensione degli spazi ed una mobilità che gli permette di stare dentro a vari sistemi offensivi senza rallentarne il ritmo.

Al college aveva già dimostrato il proprio valore, tirando oltre il 41% da tre con circa cinque tentativi a partita da titolare. Il cambio di programma universitario ha leggermente abbassato i numeri, ma il talento come tiratore è rimasto evidente.

L’aspetto più incoraggiante, però, riguarda la crescita difensiva. Sta mostrando maggiore solidità nei cambi, più attenzione a rimbalzo ed una fisicità che sembra sempre più presente. Se continuerà questo percorso, la sua candidatura da stretch four in NBA diventerà assolutamente credibile.

Ja’Kobi Gillespie, la Point Guard che non ti aspetti

Se c’è un playmaker tra i meno noti al draft, a cui affidare le chiavi di casa, quello è senz’altro Ja’Kobi Gillespie, che mi ha trasmesso una serenità ed un controllo invidiabili (e non a caso è finito agli Spurs dopo i numerosi errori di valutazione alle Finals).

Gestisce bene il ritmo, perde pochissimi palloni – con un rapporto assist/palle perse di 3.6 – e prende decisioni tendenzialmente corrette. A questo aggiunge un atteggiamento difensivo molto positivo, pressando il portatore e lavorando con intensità anche lontano dalla palla.

Il tiro rappresenta ancora il principale punto interrogativo, vista la taglia da undersize (1.85 m) deve necessariamente svilupparlo al meglio per risultare una minaccia credibile dall’arco. Nell’ultimo anno al college ha messo 18.4 punti di media, tirando con il 33.8% da tre, cambiando però sia sistema di gioco col passaggio a Tennessee, che volume di tiro, prendendosene 8.2 a partita, rispetto alle 5.9 dell’anno precedente (segnate con il 40.7%).

Cody Williams, se ci sei batti un colpo

Le prime due stagioni NBA sono state molto più complicate del previsto per Cody Williams. La scelta numero 10 del Draft 2024 aveva mostrato lampi interessanti, senza mai trovare continuità né efficienza.

In questa Summer League invece, sembra aver ripreso quanto di buono fatto vedere nell’ultima parte della scorsa stagione. Più coinvolto, più aggressivo e decisamente più presente a rimbalzo, Williams sta sfruttando la propria versatilità in maniera decisamente più matura. In alcuni quintetti è stato utilizzato addirittura da guardia, soluzione non banale considerando i suoi 2.01 metri di altezza e l’evidente aggiunta di massa muscolare.

L’impressione è che stia finalmente iniziando a comprendere come sfruttare il proprio mix di taglia, atletismo e mobilità senza forzare continuamente le giocate. Non è ancora una consacrazione, ma l’ottimo inizio di questa Summer League, rappresenta sicuramente un segnale incoraggiante per il giocatore dei Jazz, che in quel di Utah stanno dando forma ad un roster giovane, profondo, talentuoso e pronto a stupire.

Marquel Sutton, il two-way snobbato

Tra le ali viste finora, Marquel Sutton è una delle più intriganti. Fisico importante, buon atletismo e una crescente fiducia nel tiro da tre lo rendono un prospetto moderno, capace di incidere in vari aspetti del gioco. Attacca bene gli spazi, sfrutta il corpo per concludere vicino al ferro e porta energia su entrambe le metà campo. Non a caso, nelle 3 partite di Summer League disputate, ha guadagnato sempre più minutaggio, e fornito prestazioni sempre più convincenti.

Le letture difensive e la continuità al tiro rappresentano ancora aspetti da affinare, le percentuali da 3 punti, inferiori al 31% ed i 4 anni al college, sono il motivo principale per cui è andato undrafted nonostante i 13 punti ed oltre 7 rimbalzi di media ad LSU (quasi 19 punti ed 8 rimbalzi nell’anno precedente ad OMA). In estate però, sembra abbia fatto quello che Simmons finge di fare ogni estate da una vita, ha lavorato sul tiro in maniera concreta.

Il campione è di sole 3 partite, ci mancherebbe, ma il 50% dal campo ed il 45.5% da 3, con un volume di tutto rispetto, mostrano segnali decisamente incoraggianti rispetto alle tendenze viste al college, evidenziando come il potenziale per diventare un giocatore importante su entrambi i lati del campo, sia assolutamente presente. Soprattutto per dei Kings in piena ricostruzione, spazio ed occasioni potrebbero presto arrivare, e chissà non riesca a strappare un contratto garantito per la stagione.

La vera Summer League inizia adesso

Le prime partite servono soprattutto a raccogliere indizi ed impressioni ma tra qualche giorno la Summer League entrerà nel vivo, spostandosi a Las Vegas, dove il livello salirà ed il campione di partite diventerà più significativo.

È lì che avremo modo di verificare quali di questi primi exploit abbiano rappresentato semplicemente qualche serata positiva e quali invece, siano destinati a confermarsi e trovare riscontro nei primi passi della carriera di alcuni di questi giocatori in NBA.

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