Grant Hill svela la verità sull’esclusione di Jaylen Brown da Team USA

A distanza di due anni, Grant Hill torna sull’esclusione di Jaylen Brown dal roster di Team USA e respinge le accuse di un’influenza di Nike nella scelta finale

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La terza convocazione all’All-Star Game in carriera, una crescita esponenziale nel corso dei Playoff e la vittoria del titolo NBA da MVP della Finals: tutto avrebbe fatto presagire la convocazione di Jaylen Brown per la spedizione olimpica a Parigi di Team USA. Ma gli unici Celtics che si aggregarono alla squadra furono Jayson Tatum e Derrick White.

Contrariamente a quanto molti pensano, a me Jaylen Brown piace eccome. Adoro il suo gioco e la situazione con quella squadra è diventata complicata. Per dare un po’ di contesto: quando abbiamo costruito il roster avevamo inserito Kawhi Leonard, ma si è fatto male alla fine della stagione 2024. È arrivato al training camp, non stava bene e quindi abbiamo dovuto cambiare i nostri piani

Grant Hill

Alcuni insiders addussero una curiosa ma logica motivazione rispetto all’esclusione di JB: una serie di commenti negativi rivolti in passato dal giocatore all’indirizzo di Nike, il brand sponsor di USA Basketball.

Jrue Holiday è stato fondamentale per noi al Mondiale FIBA. È un playmaker che sa interpretare perfettamente il suo ruolo, mette pressione sulla palla e fa tutto quello che serve. Se Jrue si fosse infortunato, gli unici playmaker rimasti sarebbero stati Tyrese Haliburton e Stephen Curry, e la difesa non è certo il loro punto di forza

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A smentire questa accreditata versione ci ha però pensato, nelle scorse ore, Grant Hill, tutt’oggi GM di Team Usa e ospite dell’ultima puntata del podcast Road Trippin Show.

Così abbiamo pensato: ‘Portiamo una sorta di assicurazione per Jrue Holiday’, e quella scelta è ricaduta su Derrick White. Questo è stato il nostro ragionamento

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Dopo aver sottolineato, nella sua premessa, la totale irrilevanza del rapporto tra Brown e l’azienda, il campione olimpico di Atlanta 1996 ha ammesso le sue responsabilità sul gelo emerso durante la chiamata con la nuova stella dei Philadelphia 76ers.

Quando annunciai il roster, chiamai personalmente alcuni giocatori prima che Woj e Shams diffondessero la notizia. Chiamai Damian Lillard, Jimmy Butler e cercai di contattare tutti, perché non puoi mai sapere quando la notizia uscirà. Volevo che i ragazzi avessero il rispetto di riceverla direttamente da me

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Il giro di chiamate si spostò poi verso Brown:

Ho chiamato Jaylen e abbiamo avuto una conversazione fantastica, davvero eccezionale. Evidentemente qualcosa si è perso lungo la strada. Si può criticare la mia leadership o il mio modo di costruire un roster, questo fa parte del ruolo

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Un ruolo, quello di Grant Hill all’interno di Team USA, magari meno esposto alla luce dei riflettori in confronto ad altri, ma pur sempre delicatissimo.

Quando ricopri una posizione come la mia devi accettare le critiche, e io le accetto. Ma insinuare che sia stata un’azienda di scarpe a dirmi cosa fare significa mettere in discussione la mia integrità, e questo è stato sbagliato

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Agli occhi di alcuni opinionisti, il percorso trionfale di Team USA in terra transalpina ebbe il sapore di un ultimo ballo. Ma il desiderio di riportare in patria la World Cup, dopo due eliminazioni consecutive nelle ultime edizioni, potrebbe rinviare un radicale ricambio generazionale.

In ogni caso, a prescindere dal contorno, la sensazione è che, la prossima estate, Grant Hill possa riprovarci con una nuova chiamata. Anche perchè l’ex Celtics sembra il profilo ideale per fungere da collante tra grandi veterani e giovani in rampa di lancio.

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