Il costo degli infortuni NBA supera 1.3 miliardi di dollari
Da Stephen Curry a Kyrie Irving, passando per Anthony Davis e Tyrese Haliburton: tutti i numeri dietro la stagione da record per costi legati agli infortuni in NBA
Mentre i GM della NBA si scervellano per investire in maniera ottimale tra salary cap, clausole contrattuali e incastri finanziari, esiste un fattore del tutto incontrollabile capace di mandare in fumo le strategie di un intero decennio nell’arco di un secondo: lo scricchiolio di un legamento o la rottura improvvisa di un tendine.
I dati emersi dalle ultime rilevazioni contabili della stagione 2025-26 mostrano un panorama impressionante. Escludendo le pause per motivi personali e calcolando unicamente degenze, riabilitazioni e gestione preventiva del carico di lavoro, gli stipendi pagati dalle franchigie a atleti costretti a guardare le partite in abiti civili hanno superato cifre impensabili. Definiamola tranquillamente una vera e propria “tassa sulla sfortuna”.
Pacers, il conto più salato: 81.5 milioni per giocatori ai box
A guidare questa dolorosa graduatoria dello spreco ci sono gli Indiana Pacers, trasformati loro malgrado nel caso studio più clamoroso della lega. Con un conto totale che sfiora gli 81,5 milioni di dollari versati per giocatori indisponibili, la franchigia ha visto naufragare i propri piani prima ancora di cominciare.
A pesare come un macigno è l’assegno da 44,5 milioni incassato da Tyrese Haliburton: la rottura del tendine d’Achille lo ha tenuto fuori per l’intero arco del campionato, trasformando la stella della squadra nello spettatore più pagato d’America – e i Pacers una squadra da NBA Finals al fondo della lega. Ma per fortuna di Indiana, Tyrese è tornato ad allenarsi ed è pronto per l’inizio della nuova stagione dopo aver affrontato anche alcuni seri problemi di salute durante il recupero.
Se al dato sugli infortuni poi si aggiungono i 9,7 milioni sborsati per le 58 partite saltate da Obi Toppin a causa di una microfrattura, il quadro d’insieme assume i contorni del disastro gestionale.
Irving, Davis, Butler, Curry: il prezzo delle assenze pesanti
Spostandosi a Ovest, le cose non vanno certo meglio. Dallas Mavericks e Golden State Warriors si sono ritrovate a condividere un destino identico: rose costruite per essere competitive al massimo che si sono sbriciolate sulla tabella medica dell’infermeria, registrando oltre 72 milioni di dollari a testa di ingaggi “congelati”.
I Mavericks hanno dovuto fare i conti con la degenza totale di Kyrie Irving (oltre 35 milioni di ingaggio sfumati per la ricostruzione del legamento crociato, ma ora tornato al 100%) a cui si sono sommate le 55 serate d’assenza di Anthony Davis – poi ceduto ai Wizards – per noie muscolari costate ben 17,1 milioni.
I Warriors hanno visto tramontare le speranze di qualificazione ai Playoff a causa dei legamenti di Jimmy Butler (27,6 milioni per 44 gare ai box) e del ginocchio di Steph Curry, il cui stop forzato di 40 partite della scorsa stagione è costato 24,3 milioni.
Il record che nessuno voleva: la stagione nera dei Grizzlies
Se per molte squadre il problema è stato l’infortunio devastante di un singolo leader, i Memphis Grizzlies hanno collezionato una vera e propria ecatombe di massa: 22 infortuni distinti e l’assurda cifra di 1.081 giorni totali di degenza, per un danno economico netto che ha sfiorato i 72 milioni di dollari. Basta e avanza per non infierire sulla stagione disastrosa, a cui poi si è sommata anche la cessione di Ja Morant ai Portland Trail Blazers.
Knicks e T’Wolves: l’isola felice della NBA
L’altra faccia della medaglia racconta però un’altra storia, dove l’efficienza degli staff medici e una buona dose di fortuna hanno fatto la fortuna dei club. In cima all’isola felice della lega si piazzano i Minnesota Timberwolves, capaci di limitare le perdite legate agli infortuni alla cifra irrisoria (ovviamente per i canoni NBA) di 16,1 milioni di dollari. Subito dietro sorridono i New York Knicks (18 milioni) e i Brooklyn Nets (22,3 milioni).
Un divario che supera i 65 milioni di dollari tra la squadra più falciata e quella più sana della lega. La dimostrazione definitiva che, nel basket contemporaneo, la preparazione atletica e la gestione della fatica non sono semplici dettagli di contorno, ma la variabile fondamentale che separa una stagione da incorniciare da un fallimento finanziario.