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NBA Europe, è già scontro sui ricavi con la NBPA

NBA Europe partirà nel 2027, ma la NBPA pensa già al prossimo CBA: sul tavolo c’è la richiesta di condividere i ricavi con i giocatori NBA

Il progetto NBA Europe non è ancora partito, ma sul tavolo c’è già una questione destinata a diventare parecchio delicata: chi si prenderà i ricavi generati dalla nuova lega europea?

A sollevare il problema è stato David Kelly, nuovo direttore esecutivo della NBPA, il sindacato dei giocatori NBA. Intervistato da Front Office Sports, Kelly ha spiegato chiaramente che, secondo i giocatori, una parte dei ricavi prodotti da NBA Europe dovrebbe finire anche nelle loro tasche.

Il ragionamento della NBPA parte soprattutto dal valore del marchio NBA. La nuova competizione europea potrà sfruttare un brand costruito negli anni anche grazie alla popolarità delle superstar che hanno giocato e continuano a giocare nella lega americana.

È un progetto costruito chiaramente sulle spalle degli attuali giocatori NBA e di quelli del passato, sfruttando tutto il prestigio che hanno contribuito a dare alla lega. Creare poi una lega concorrente alla quale loro non partecipano e dai cui ricavi vengono esclusi rappresenta per noi un problema molto serio

David Kelly

NBA Europe dovrebbe partire nell’autunno del 2027, con un progetto realizzato insieme alla FIBA che prevede inizialmente 16 squadre: 12 franchigie permanenti e quattro posti assegnati attraverso qualificazioni annuali. Tra le città individuate dalla NBA ci sono anche Milano e Roma.

NBA Europe, la NBPA vuole una parte dei ricavi

Il punto centrale riguarda la definizione di Basketball Related Income, ovvero tutti quei ricavi legati direttamente alle attività della lega che, nella NBA tradizionale, vengono poi divisi tra proprietari e giocatori secondo quanto stabilito dal contratto collettivo.

Kelly ritiene che anche i soldi prodotti da NBA Europe debbano rientrare, almeno in parte, in questo discorso. La richiesta non sarebbe quella di applicare automaticamente la stessa percentuale prevista oggi negli Stati Uniti, dove ai giocatori spetta circa il 51% dei ricavi, ma di trovare una quota considerata equa e negoziata in buona fede.

Il problema, almeno per il momento, è che l’attuale CBA non obbliga la NBA a condividere con i propri giocatori i ricavi della futura competizione europea. Ed è proprio qui che potrebbe aprirsi uno dei principali fronti della prossima trattativa tra NBA e NBPA.

L’attuale accordo collettivo scadrà il 30 giugno 2030, anche se entrambe le parti avranno la possibilità di esercitare una clausola d’uscita nell’ottobre 2028, facendo terminare anticipatamente il CBA al termine della stagione 2028/29.

Al momento, comunque, non è ancora iniziata una vera trattativa tra NBPA, NBA e Adam Silver.

Per ora ci sono soltanto conversazioni tranquille in cui stiamo spiegando alcune delle questioni che per noi sono importanti. Quando arriverà il momento di negoziare davvero il prossimo CBA, però, saremo molto fermi su alcuni aspetti che secondo noi devono cambiare

David Kelly

Non solo NBA Europe: nel mirino c’è anche il Second Apron

NBA Europe, infatti, potrebbe essere soltanto uno dei temi caldi del prossimo confronto tra lega e giocatori.

Kelly è tornato ad attaccare anche il Second Apron, introdotto con l’attuale CBA e diventato uno degli strumenti più restrittivi del salary cap NBA. Superare quella soglia comporta una serie di limitazioni nella costruzione del roster e nelle trade, tanto che diverse franchigie stanno cercando in ogni modo di restarne al di sotto.

Secondo Kelly, il sistema avrebbe reso più difficile mantenere insieme le squadre, scaricando parte delle conseguenze economiche direttamente sui giocatori. La NBA continua invece a difenderlo come uno strumento utile per aumentare la competitività e impedire alle franchigie con maggiori disponibilità economiche di accumulare troppo talento.

Per la NBPA la spiegazione non convince completamente.

Avevamo già un sistema che funzionava molto bene. La NBA è riuscita a negoziare il nuovo contratto televisivo con quel sistema e c’era già equilibrio competitivo. Penso che la competitività sia stata utilizzata come giustificazione per introdurre qualcosa che, in realtà, riguarda soprattutto il controllo dei costi

David Kelly

Kelly ha quindi messo subito le cose in chiaro. NBA Europe rappresenta un’enorme opportunità commerciale per la lega, ma se il progetto sfrutterà direttamente la forza e il valore globale costruiti dal marchio NBA, i giocatori non sembrano intenzionati a rimanere semplicemente a guardare.

E con il prossimo CBA che inizierà inevitabilmente a entrare nelle discussioni nei prossimi anni, la spartizione dei ricavi di NBA Europe rischia di diventare uno dei nuovi terreni di scontro tra NBA e NBPA.

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