Harden: “Ho perso milioni per inseguire il titolo NBA”
Dai Rockets a Brooklyn e Philadelphia, Harden ha cambiato ruolo e rinunciato a milioni per inseguire il titolo NBA. Oggi non rifarebbe tutto allo stesso modo
James Harden ha rinunciato a soldi, statistiche e a una parte di quel ruolo da protagonista assoluto che aveva costruito negli anni agli Houston Rockets. L’obiettivo era uno solo: vincere il primo titolo NBA della sua carriera.
Cinque anni dopo, però, il bilancio che fa il Barba è piuttosto amaro. Perché il titolo non è arrivato e, secondo Harden, lungo il percorso è andato perso molto più di qualche milione di dollari.
Harden: “Ho sacrificato tutto, ma non è servito”
Il punto di svolta arriva nel 2021, quando James Harden lascia gli Houston Rockets. In Texas era stato praticamente tutto: MVP, miglior realizzatore della NBA e centro assoluto di un sistema costruito intorno al suo talento.
A quel punto della carriera, però, Harden decide di cambiare priorità. Meno attenzione ai numeri individuali, più disponibilità ad adattarsi pur di conquistare quell’anello che ancora mancava.
Ho pensato: provo a sacrificare i soldi, i riconoscimenti individuali e tutto il resto. Provo a cambiare un po’ e magari questo mi aiuterà a vincere un titolo
James Harden
Nasce così l’esperimento dei Brooklyn Nets con Kevin Durant e Kyrie Irving, probabilmente uno dei più grandi “what if” della NBA recente. Sulla carta c’era tutto per dominare, nella realtà tra infortuni, problemi e pochissima continuità quel trio non è mai riuscito davvero a esprimere tutto il proprio potenziale.
La situazione a Brooklyn è stata complicata. Avevamo l’opportunità di farcela
James Harden
Da Brooklyn a Philadelphia: Harden cambia anche il suo gioco
Il secondo tentativo arriva ai Philadelphia 76ers. Anche qui Harden prova a fare un passo indietro rispetto al giocatore visto a Houston.
Con Joel Embiid come principale riferimento offensivo, il Barba si trasforma sempre più in creatore di gioco, arrivando anche a guidare la NBA per assist nella stagione 2022/23. Era esattamente il tipo di sacrificio che Harden pensava potesse avvicinarlo al titolo.
Non è successo.
Anche a Philadelphia è stato lo stesso: ho pensato di diventare soprattutto un playmaker e cambiare il mio ruolo. Ma niente di tutto questo ha funzionato
James Harden
Ed è proprio qui che arriva la parte più interessante della riflessione. Harden non rimpiange solamente i soldi lasciati sul tavolo. Rimpiange di aver rinunciato a essere James Harden.
Ho sacrificato soldi, ho sacrificato il fatto di essere il realizzatore che sono, che sono ancora e continuerò a essere. Alla fine non è servito a niente. Ho perso tanti soldi e ho perso molto del mio swagger in campo, semplicemente perché pensavo che tutti quei sacrifici mi avrebbero aiutato a vincere un titolo
James Harden
Harden vuole tornare a essere Harden
È una dichiarazione che racconta bene come sia cambiata la prospettiva del Barba. Per anni una delle critiche principali rivolte a Harden riguardava proprio il suo stile estremamente accentratore ai Rockets. Quando ha provato a fare l’opposto, però, il risultato finale non è cambiato: nessun titolo NBA.
E adesso, arrivato nella fase finale della carriera, sembra esserci molta meno voglia di snaturarsi. Questa estate Harden ha firmato un’estensione triennale da 97 milioni di dollari con i Cleveland Cavaliers, continuando così la sua caccia al primo anello. Ma stavolta con una consapevolezza diversa.
Sacrificarsi per vincere può avere senso. Smettere di essere James Harden, forse, molto meno.