Ben Wallace smonta il “what if” su Carmelo Anthony

E se Detroit avesse scelto Carmelo Anthony nel 2003? Per Ben Wallace i Pistons, con Melo, avrebbero rischiato di non vincere il titolo NBA 2004

Carmelo Anthony, Hall of Famer e leggenda dei New York Knicks

Il Draft NBA del 2003 è passato alla storia per l’enorme quantità di talento presente, oltre che per aver visto un certo LeBron James chiamato con la prima scelta assoluta. A far discutere ancora oggi, a 23 anni di distanza, è però soprattutto la decisione presa dai Detroit Pistons con la numero 2.

Con giocatori come Dwyane Wade, Chris Bosh e Carmelo Anthony ancora disponibili, Detroit scelse Darko Milicic, centro serbo che sarebbe poi passato alla storia come uno dei più grandi draft bust di sempre: 6.0 punti e 4.2 rimbalzi di media in 468 partite disputate in NBA.

Una scelta che ancora oggi alimenta uno dei grandi “what if” della storia NBA. Molti tifosi sono convinti che con uno tra Wade, Bosh e soprattutto Anthony – scelto subito dopo alla numero 3 – i Pistons avrebbero potuto vincere altri titoli dopo quello conquistato nel 2004. E magari Melo avrebbe trovato proprio a Detroit quell’anello che gli è sempre mancato in carriera.

A pensarla diversamente, però, è uno dei simboli di quella squadra: Ben Wallace. L’ex centro dei Pistons ha recentemente difeso, almeno indirettamente, quella scelta, spiegando perché l’arrivo di Anthony avrebbe potuto cambiare completamente gli equilibri del gruppo.

Se avessimo scelto Carmelo al Draft, onestamente non credo che avremmo mai vinto un campionato. Melo avrebbe voluto giocare subito e avrebbe potuto compromettere l’armonia della squadra

Ben Wallace

Le parole di Wallace non vanno necessariamente lette come un attacco a Melo e, ovviamente, non potranno mai avere una controprova. Il punto interessante è un altro: riportano al centro un aspetto che, soprattutto quando si parla di squadre piene di talento, rischia spesso di essere sottovalutato. La chimica di squadra.

Quei Pistons non avevano il roster più ricco di superstar della NBA. Dall’altra parte, nelle Finals del 2004, c’erano dei Lakers con quattro futuri Hall of Famer come Shaquille O’Neal, Kobe Bryant, Karl Malone e Gary Payton. Detroit, però, aveva trovato un equilibrio quasi perfetto.

Per arrivare in alto il talento è fondamentale, ma per vincere serve anche quell’unione di intenti che caratterizzava quei Pistons. Una squadra che, a distanza di oltre vent’anni, viene ancora associata alla scelta di Milicic, ma che meriterebbe di essere ricordata soprattutto per uno dei titoli più particolari della storia NBA.

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