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Patrick Beverley e l’incubo Damian Lillard: “Il più difficile da marcare”

Patrick Beverley racconta perché Damian Lillard è stato il giocatore più difficile da marcare e come Dame riuscì a trovare il punto debole della sua difesa

Per anni Patrick Beverley ha costruito la propria carriera NBA rendendo la vita complicata alle migliori guardie della lega. Pressione a tutto campo, contatto fisico e pochissimo spazio per respirare. Poi ha incontrato Damian Lillard.

Non che gli altri non fossero riusciti a segnargli contro, ovviamente. Ma secondo Beverley, Dame è stato il giocatore più difficile da marcare della sua carriera perché, a un certo punto, aveva capito esattamente come sfruttare contro di lui quella stessa aggressività che rendeva Pat Bev un difensore così fastidioso.

Durante il podcast Out the Mud, Beverley ha raccontato nel dettaglio come Lillard fosse riuscito a costringerlo a cambiare completamente strategia.

Non so quale cavolo di allenatore glielo abbia spiegato, ma aveva trovato il modo giusto per giocare contro di me. Mi ha costretto a trovare altre soluzioni per provare a essere efficace contro di lui

Patrick Beverley

Beverley svela il “segreto” per batterlo

La cosa curiosa è che, almeno secondo Beverley, il modo migliore per superare la sua difesa era molto più semplice di quanto si potesse pensare.

Niente crossover particolari o lunghe sequenze di palleggio. Bisognava ricevere il pallone e attaccarlo immediatamente.

La gente non capisce che se prendi il pallone, abbassi la testa e parti senza fare nessuna mossa, mi batti praticamente ogni volta. Questa è la chiave per battere Pat Bev. Molti giocatori non hanno la fiducia necessaria per ricevere e partire immediatamente

Patrick Beverley

Secondo Beverley, tante superstar finiscono quasi per complicarsi la vita proprio perché durante l’estate lavorano su una quantità enorme di movimenti e soluzioni individuali. Contro di lui, invece, funzionava meglio qualcosa di decisamente più vecchia scuola: ricevere e andare dritti verso il ferro.

Lillard lo aveva capito.

Quando Damian se ne accorse, ogni volta che provavo a mettergli pressione mi superava immediatamente e andava a schiacciare. A quel punto pensavo: cavolo, non posso più pressarlo così

Patrick Beverley

Il problema era che arretrare non rappresentava esattamente una soluzione. Lasciare spazio a un giocatore con il range di tiro di Dame significava esporsi a conclusioni da distanze che pochissimi altri giocatori erano disposti a prendere.

Beverley si era quindi ritrovato davanti a un problema piuttosto particolare: avvicinarsi significava concedere la penetrazione, allontanarsi significava rischiare una tripla da nove metri.

La soluzione? Non far ricevere Lillard

Alla fine Pat Bev capì che non avrebbe risolto la situazione provando semplicemente a difendere meglio su Lillard una volta ricevuto il pallone. Doveva evitare che lo ricevesse.

Non potevo più prenderlo da metà campo. Dovevo negargli la ricezione e costringere qualcun altro a portare avanti il pallone

Patrick Beverley

L’obiettivo diventò quindi togliere Dame dall’azione anche soltanto per qualche possesso. Se Lillard scaricava il pallone e andava verso l’angolo aspettando di riceverlo nuovamente, Beverley cercava semplicemente di impedirgli di rientrare nell’azione.

Se riesco a mandare Dame nell’angolo, per me va bene. A quel punto l’unico modo in cui può battermi è con un taglio backdoor. Non gli faccio ricevere il pallone. Se passano due possessi senza che Damian tocchi palla, per me va benissimo

Patrick Beverley

Un adattamento che Beverley considera quasi obbligatorio. Per sua stessa ammissione, Lillard lo aveva messo in difficoltà per un paio d’anni prima che riuscisse a trovare una contromisura.

Mi stava facendo malissimo da un paio d’anni. A un certo punto ho pensato che dovevo mettermi a studiare e capire come fermarlo. Non riuscivo ad adattarmi in nessun altro modo: dovevo negargli la ricezione

Patrick Beverley

Lillard non era peraltro l’unico giocatore capace di costringerlo a cambiare così tanto. Beverley ha inserito anche Stephen Curry nella stessa categoria, spiegando come contro loro due fosse disposto persino ad accettare una partita da pochissimi punti pur di spendere tutte le proprie energie nella metà campo difensiva.

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