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Miami Heat, tre sconfitte e una domanda: cosa non va?

Tre sconfitte in tre partite per i Miami Heat di Giannis. Dalla difesa all’intesa con Adebayo, ecco cosa emerge dall’analisi di ClutchPoints

Tre partite, tre sconfitte e parecchie cose ancora da sistemare. I Miami Heat di Giannis Antetokounmpo non sono partiti come speravano, e il ko per 115-110 contro gli Charlotte Hornets ha confermato le difficoltà di una squadra che deve ancora trovare il giusto equilibrio.

Ma cosa non sta funzionando? Un’analisi di ClutchPoints ha individuato i principali problemi di Miami in questo avvio di stagione, dall’intesa tra Giannis e Adebayo alle difficoltà difensive.

Giannis e Adebayo, un’intesa ancora da costruire

Uno dei primi nodi da sciogliere riguarda la convivenza tra Giannis Antetokounmpo e Bam Adebayo. Due giocatori abituati ad avere grandi responsabilità, soprattutto vicino a canestro, che adesso devono imparare a condividere spazi e possessi.

E non è soltanto Giannis a doversi adattare. Anche Adebayo, dopo anni trascorsi accanto a riferimenti offensivi come Jimmy Butler e Tyler Herro, deve trovare un modo diverso di incidere.

I numeri di queste prime tre partite raccontano bene le sue difficoltà: 13 punti, 7 rimbalzi e 3.7 assist di media, tirando con il 42.9% dal campo e il 23.1% da tre.

La questione non è soltanto offensiva. I due devono ancora capire come muoversi insieme, quando lasciare spazio al compagno e come sfruttare al meglio le rispettive caratteristiche anche in difesa.

Serviranno tempo, allenamenti e soprattutto partite. Il potenziale della coppia non è in discussione, ma per il momento l’intesa è ancora tutta da costruire.

La difesa è il vero campanello d’allarme

Se qualche difficoltà offensiva era prevedibile, vedere Miami al 27° posto NBA per defensive rating dopo tre partite è decisamente più sorprendente.

Gli Heat possono contare su giocatori come Giannis, Adebayo, Andrew Wiggins e Davion Mitchell, tutti capaci di fare la differenza nella propria metà campo. Eppure, almeno fin qui, il talento individuale non si è trasformato in una difesa di squadra convincente.

Il problema sembra essere soprattutto di intesa. I nuovi arrivati devono ancora assimilare i meccanismi di Spoelstra, mentre chi era già a Miami deve abituarsi a compagni e responsabilità differenti.

Una situazione che Davion Mitchell ha provato a ridimensionare, ricordando quanto sia ancora presto per trarre conclusioni.

Dobbiamo continuare a lottare e insistere. È una squadra nuova: stiamo ancora conoscendo le personalità e il gioco degli altri. Siamo alla terza partita, non siamo nel panico. Troveremo una soluzione

Davion Mitchell

Giannis chiede fiducia, ma serve anche il tiro da tre

Dopo aver segnato almeno 30 punti nelle prime due partite, Antetokounmpo si è fermato a 14 contro Charlotte, condizionato dai problemi di falli.

Ma più che dei propri numeri, il greco continua a parlare di un aspetto che considera fondamentale per far funzionare questa squadra: la fiducia reciproca.

Dobbiamo fidarci di quello che facciamo e del lavoro svolto. Non so se fosse nervosismo o entusiasmo per la prima partita, ma dobbiamo migliorare. Il nostro attacco deve migliorare. Dobbiamo fidarci l’uno dell’altro: la nostra fiducia non può svanire

Giannis Antetokounmpo

E qualche numero aiuta a capire cosa non stia funzionando. Giannis sta distribuendo 3 assist di media, a fronte di 10.3 potenziali assist: in altre parole, crea diverse opportunità per i compagni, che però troppo spesso non riescono a trasformarle in canestri.

Il tiro da tre, infatti, è un altro problema da risolvere. Miami sta viaggiando con appena il 30.3% dall’arco, il 21esimo dato della NBA.

Klay Thompson ha iniziato con un 9/26 da tre (34.6%), mentre Tim Hardaway Jr. è fermo a un complicato 3/17 (17.6%). Due giocatori arrivati anche per garantire punti e pericolosità dall’esterno, fondamentali per aprire il campo e lasciare più spazio alle iniziative di Giannis e Adebayo.

Se le percentuali non miglioreranno, per le difese avversarie sarà molto più semplice concentrarsi sul greco e limitare le sue penetrazioni.

Miami deve trovare il modo di giocare insieme

Qualche segnale incoraggiante, comunque, è arrivato proprio contro Charlotte.

Con Giannis in panchina per problemi di falli, gli Heat hanno piazzato un parziale di 25-4, recuperando uno svantaggio di 21 punti grazie a un quintetto formato da Adebayo, Mitchell, Tim Hardaway Jr., Portis e Pelle Larsson.

Questo non significa che Miami giochi meglio senza Antetokounmpo. Piuttosto, dimostra che alcune combinazioni stanno già funzionando e che Spoelstra dovrà trovare il modo di riproporre gli stessi meccanismi anche quando il greco è in campo.

Lo stesso Giannis ha ammesso che questo avvio è stato uno shock, mentre Mitchell ha scelto una parola piuttosto particolare per descrivere il momento della squadra.

Penso che la parola d’ordine del nostro gruppo sia sofferenza, e adesso la stiamo attraversando. La accettiamo, perché da queste situazioni si impara tantissimo

Davion Mitchell

Di certo, a Miami nessuno si aspettava di ritrovarsi ancora senza vittorie dopo tre partite. Ma sarebbe altrettanto prematuro pensare che questo progetto non possa funzionare.

Il talento c’è, e anche parecchio. Adesso bisogna trovare il modo di metterlo insieme.

Tre partite non bastano per bocciare un progetto del genere, ma sono già sufficienti per capire che qualcosa non sta funzionando. Giannis è arrivato a Miami per vincere e, prima o poi, gli Heat dovranno cominciare a dimostrare di poterlo fare.

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