Gobert può costare il titolo NBA ai Timberwolves

Non c’è solo l’infortunio di Anthony Edwards a preoccupare Minnesota. Gobert fatica tremendamente in attacco e i numeri parlano chiaro

Minnesota Timberwolves

L’arrivo di LaMelo Ball sembrava aver dato una marcia in più ai Minnesota Timberwolves, permettendo ad Anthony Edwards di concentrarsi maggiormente sulla fase offensiva. Dopo un buon avvio, con tre vittorie nelle prime quattro partite e 33.3 punti di media per Edwards, l’infortunio al ginocchio della stella di Minnesota ha però complicato tutto, costringendolo a uno stop che potrebbe durare fino a due mesi.

Le due sconfitte consecutive hanno fatto emergere anche un altro problema. Secondo un’analisi pubblicata da ClutchPoints, infatti, a preoccupare Minnesota è soprattutto il rendimento offensivo di Rudy Gobert, finora decisamente al di sotto delle aspettative.

Il francese continua a essere una garanzia in difesa, ma le difficoltà nell’altra metà campo rischiano di diventare un limite importante. Un aspetto da non sottovalutare, soprattutto per una squadra che punta a giocarsi le proprie carte nella corsa al titolo NBA.

Rudy Gobert, i numeri offensivi preoccupano

Durante l’estate, i Timberwolves hanno scelto di cambiare identità, rinunciando a Naz Reid e Julius Randle per costruire una squadra più veloce e dinamica.

Una decisione che ha alleggerito il reparto lunghi, affidando però a Gobert gran parte delle responsabilità sotto canestro. Una scommessa comprensibile, considerando il valore difensivo di un giocatore che da oltre dieci anni rappresenta uno dei migliori specialisti della NBA.

E, almeno nella propria metà campo, Minnesota continua a ottenere risultati importanti.

Nelle prime cinque partite stagionali, i Timberwolves hanno registrato il secondo miglior defensive rating della lega, concedendo appena 102.5 punti ogni 100 possessi. Il problema, quindi, non riguarda tanto la capacità di Gobert di proteggere il ferro, quanto ciò che riesce a offrire quando la squadra deve segnare.

Il francese sta viaggiando a 6.6 punti di media con appena il 37% dal campo, percentuali decisamente insolite per un centro che ha costruito la propria carriera su schiacciate, appoggi e conclusioni ad altissima efficienza.

Per capire quanto sia anomalo questo inizio basta un confronto: Gobert si è presentato alla stagione con il 65.8% al tiro in carriera, mentre nelle prime cinque gare ha realizzato soltanto 8 dei 20 tentativi effettuati da meno di cinque piedi dal canestro.

Ancora più significativo il fatto che, dalla stessa distanza, abbia subito sette stoppate. Un dato che racconta le difficoltà di un giocatore abituato a dominare fisicamente nei pressi del ferro.

Le ultime due partite hanno reso il quadro ancora più evidente. Contro Cleveland, Gobert ha chiuso con uno 0/9 al tiro, soffrendo la presenza di Jarrett Allen ed Evan Mobley. La situazione non è migliorata contro Golden State, dove ha sbagliato tutti e quattro i tentativi, fermandosi a soli 20 minuti di utilizzo.

In totale, sono 13 conclusioni consecutive senza un canestro dal campo.

Il vero rischio per i Timberwolves

A 34 anni, dopo oltre un decennio trascorso a sostenere enormi responsabilità difensive, è legittimo chiedersi quanto Gobert possa ancora incidere con continuità su entrambi i lati del parquet.

Il problema non è che il francese abbia improvvisamente smesso di essere un grande difensore. La sua capacità di leggere le situazioni, proteggere l’area e condizionare gli attacchi avversari resta fondamentale per Minnesota.

È piuttosto la sua crescente difficoltà a rappresentare una minaccia offensiva a rischiare di cambiare gli equilibri della squadra. Gobert non è mai stato un lungo capace di costruirsi autonomamente un tiro, ma ha sempre compensato con un’elevata efficienza vicino al ferro. Se viene meno anche quella, le difese possono permettersi di concentrarsi maggiormente su Ball, Edwards e gli altri esterni, senza preoccuparsi troppo di ciò che accade sotto canestro.

Una situazione particolarmente pericolosa nei Playoff, quando gli avversari hanno il tempo di studiare ogni debolezza e adattare le proprie rotazioni. Già in passato Gobert aveva incontrato difficoltà contro quintetti piccoli e intercambiabili, incapaci sulla carta di contenerlo fisicamente ma spesso efficaci nel limitarne il coinvolgimento offensivo.

Se non riesce a punire questi accoppiamenti, le squadre avversarie possono rinunciare a un centro tradizionale, aumentare la mobilità difensiva e rendere ancora più complicata la vita ai principali realizzatori di Minnesota.

In questo contesto, anche alcuni tentativi da tre punti del francese hanno sollevato perplessità. Cercare nuove soluzioni offensive può essere comprensibile, ma Gobert non ha mai costruito il proprio gioco sul tiro dalla distanza e difficilmente potrà trasformarsi improvvisamente in uno specialista.

La priorità, per Minnesota, è ritrovare la sua efficacia vicino al canestro.

L’assenza di Edwards rende tutto più complicato nell’immediato, ma il discorso va oltre le prossime settimane. I Timberwolves hanno costruito una squadra con ambizioni importanti e, per competere davvero per il titolo NBA, non possono permettersi che uno dei loro giocatori più pagati diventi un punto debole così evidente in attacco.

Cinque partite sono troppo poche per parlare di declino definitivo, soprattutto per un giocatore con la carriera di Gobert. Ma i segnali delle prime settimane meritano attenzione.

Perché Minnesota può anche permettersi un centro che segna poco. Il problema nasce quando gli avversari smettono completamente di preoccuparsi di lui.

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