Breve storia di Paolo Banchero

Paolo Banchero è pronto a dimostrare di essere una della prime scelte più interessanti degli ultimi anni

Paolo Banchero e il Commissioner Adam Silver

Le aspettative sono altissime per il nativo di Seattle, un giovane Re Mida le cui mani non trasformano in oro ogni cosa che tocca, ma lo rendono il prospetto più interessante della sua generazione.

Per gli americani lui è solamente “Big Paolo”, un talento da osservare e convertire in nuovo fenomeno della pallacanestro; per noi italiani è il tassello mancante utile a rendere la nostra nazionale temibile sotto ogni punto di vista e grazie alla doppia cittadinanza ottenuta nel Febbraio del 2020, le speranze sono aumentate.

Paolo Banchero ha cominciato a stupire dalla tenera età e, dopo aver indossato la divisa della prestigiosa Duke University, ha come unico obiettivo quello di affermarsi anche tra i migliori giocatori NBA in maglia Magic.

Buon sangue non mente

Il teatro dell’incontro tra i coniugi Smith-Banchero è l’università di Washington che i due frequentano tra l’inizio e la metà degli anni ’90. Mario è un ragazzo di terza generazione, i suoi parenti ormai vivono nei dintorni di Seattle fin dai primi anni del millenovecento emigrati dalla piccola zona ligure della Valbrevenna, presso Savignone (dove attualmente risiedono ancora alcuni parenti) e hanno tirato su una vera e propria fortuna con il business della macelleria. La signorina Rhonda è di origine afro-americana, lei a Seattle ci vive da sempre e l’unico motivo per spingerla ad emigrare altrove è la pallacanestro, sogno nel cassetto nato ancora prima di imparare a camminare.

Entrambi eccellono nello sport: lui è un mestierante nel panorama collegiale del football americano con cui gioca dal 1994 al 1997, conquistando nel suo anno da sophomore un titolo di conference; lei è una campionessa della palla a spicchi e, senza nulla togliere al futuro marito, quella con più futuro nella disciplina. Infatti al termine del suo senior year, stabilisce il record assoluto di punti segnati nella storia del college con 2.948, conquistandosi un posto nella Hall of Fame dell’alma mater. Dunque se la strada del giovane Mario è nel campo dell’imprenditoria, quella di Rhonda è segnata dalla sfera arancione, ma la WNBA è solo agli inizi della sua storia e lei è costretta a cercare fortuna altrove.

Nel 1995 si trasferisce a Taiwan per disputare la sua prima stagione da professionista, l’anno successivo torna negli USA giocando nella American Basketball League (la seconda lega di basket femminile americana) con la maglia delle Seattle Reign dove rimane sino al 1998 prima della breve parentesi alle Portland Power. L’apice del suo successo, seppur effimero, arriva con l’aprirsi del nuovo millennio: le Sacramento Monarchs la scelgono con la numero 46 al terzo giro del Draft, diventando così la prima cestista uscita dalla University of Washington ad essere selezionata dalla WNBA.

I due ragazzi rinnovano il loro amore e il 12 Novembre 2002 danno alla luce Paolo, un bambino la cui genetica lo indirizza precocemente verso il percorso materno. Alla tenerissima età di un anno il piccolo è quasi alto un metro e il suo desiderio è quello di tenere tra le mani qualsiasi oggetto abbia forma sferica, oltre a correre scatenato per tutta la casa ancor prima di aver capito come stare fermo sul posto.

Baby-Fenomeno

La crescita fisica del giovane Paolo è impressionante così come la propensione ad essere tra i migliori negli sport che pratica. Da ragazzino si dedica alla pallacanestro e al football americano come i suoi genitori, aggiungendo l’atletica leggera al repertorio per sviluppare velocità e coordinazione, fondamentali per migliorare le sue prestazioni con il pallone tra le mani che esso sia ovale o sferico. Tra i 12 e i 13 anni il ragazzo passa dai 185 centimetri ai 196 centimetri di altezza, questo lo aiuta non poco con il basket e con l’elmetto in testa, tanto da posizionare il suo nome tra i migliori 50 prospetti in orbita liceo in entrambi gli sport.

Frequenta lo stesso liceo di papà Mario (O’Dea High School in Seattle) e qui inizia a comprendere quale sia la strada sportiva adatta a lui: vince il titolo statale come quarterback di riserva nella squadra di football americano, ma è con la palla a spicchi tra le mani che disegna vere e proprie magie. Da matricola realizza 14.1 punti e cattura 10.2 rimbalzi di media a partita; al suo secondo anno migliora a vista d’occhio in ogni dato statistico con 18.2 punti, 10.3 rimbalzi e aggiunge anche gli assist (4.3 ad allacciata di scarpa), portando la sua scuola al titolo di stato e conquistando il premio di MVP.

Il junior year è quello del definitivo salto di qualità, poiché grazie a 22.6 punti, 11 rimbalzi, 3.7 assist e 1.6 stoppate si guadagna le nomine di Washington Player of the Year e MaxPreps Junior of the Year; viene inoltre selezionato per fare parte dei roster nella McDonald’s All-American Game e nel Jordan Brand Classic, costringendo gli scout a parlare solamente del nuovo fenomeno proveniente da Seattle.

Nessuno ha dubbi a riguardo, Paolo Banchero è un talento a cinque stelle per le nuovi classi del 2021. Il ragazzo è alto 2.06m e pesa 107 chilogrammi, ha richieste da tutti i college della nazione tra cui i più prestigiosi Duke e Kentucky: sebbene fino all’ultimo sembra l’università di Washington a spuntarla per proseguire il percorso cominciato dai genitori, è la corte di coach Mike Krzyzewski a convincerlo facendo le valigie in direzione Durham, North Carolina.

I Diavoli Blu: Duke University

Il calendario ha un circoletto rosso sul giorno 9 Novembre anno domini 2021 e al Madison Square Garden di New York va in scena lo State Farm Champions Classic. Alla manifestazione partecipano Duke, Kentucky, Kansas e Michigan State, ma gli occhi come sempre sono tutti fissi sulla sfida più calda tra le due rivali che di anno in anno si contendono i migliori prospetti della nazione. Duke contro Kentucky sancisce il debutto ufficiale di Paolo Banchero nel college basketball, il giorno più importante della sua carriera da cestista e senz’altro quello migliore in cui mettersi in mostra perché qui tutti gli scout più influenti prendono appunti e cominciano a stilare i primi Mock Draft della stagione.

Canotta bianca con inserti blu, pantaloncini e calze immacolati. Il ragazzo italo-americano sul parquet è una macchina, non importa se davanti a lui ci sono quasi 20.000 spettatori o se l’immenso Oscar Tshiebwe (centro appena arrivato a Kentucky) vuole cancellarlo ogni qualvolta prende palla in mano. Lui è lì, ha sempre sognato per essere lì, ha lavorato sodo per questo e non sarà certo il primo avversario sulla sua strada ad ostacolarlo.

Banchero chiude la gara con 22 punti, 7 rimbalzi e 2 palle rubate tirando 7/11 dal campo e 8/9 ai liberi, solo il compagno Trevor Keels ha un dato di realizzazione migliore con 25 punti a referto. I Blue Devils battono i Wildcats 79-71 per la terza volta in quattro sfide da quando esiste il Champions Classic (2011), qui Big Paolo ha tracciato la linea mettendo una spunta al primo obiettivo raggiunto.

Esattamente diciassette giorni dopo in quel di Las Vegas è tempo di Continental Tire Challenge, sul calendario degli scout è il secondo avvenimento della stagione collegiale da cerchiare col pennarello rosso. Ad animare la giornata è l’attesissima sfida tra Gonzaga e Duke o meglio il duello tra Chet Holmgren e Paolo Banchero, i due giocatori che si contenderanno il posto di prima scelta assoluta al prossimo Draft NBA.

La partita è intensa e ricca di ribaltamenti di fronte, con il risultato che si decide solo negli ultimi istanti a favore dell’ateneo con sede a Durham. La stella dei Bulldogs ne mette 16 con 7 rimbalzi e 3 stoppate, ma la palma di MVP spetta ancora una volta al numero 5 in maglia Blue Devil: per lui 21 punti (8/17 FG e 2/3 FT), 5 rimbalzi, 2 assist e un recupero in soli 30 minuti, costretto ad uscire anzitempo a causa dei crampi che non gli vietano comunque di elevare il suo status di stella.

Queste sono solo due tra le prestazioni di un’autentica superstar già premiata come ACC Freshman of the Week (matricola della settimana nella conference di cui fa parte Duke) e padrona assoluta dei 28 metri. Nelle dodici partite fin ora disputate Paolo Banchero sta viaggiando a 17.1 punti tirando con il 48.7% dal campo, il 33.3% dalla distanza e l’82.5% dalla linea della carità. Non è solo punti e percentuali la stagione del classe 2002, in mezzo c’è tanto aiuto in difesa con 7.3 rimbalzi catturati e 1.4 palloni rubati; infine chiude i suoi 28.4 minuti di media a partita con 2.2 assist e 0.7 stoppate, fornendo alla squadra soluzioni in ogni parte del campo e a Coach K la possibilità di provarlo in più posizioni, sfruttando non solo il suo atletismo e il suo fisico, ma anche la duttilità e l’intelligenza tattica di cui è disposto.

Stairway to Orlando

Dopo aver fallito l’assalto al titolo nazionale con Duke, Paolo Banchero si è subito allenato e preparato in vista del Draft NBA. Tanto lavoro in palestra per migliorare quegli aspetti del gioco che non avevano convinto durante la March Madness; la consapevolezza del nativo di Seattle è quella di essere uno dei migliori prospetti della prossima stagione e una sua chiamata nella top 3 è apparentemente scontata. Le proiezioni danno il classe 2002 alla numero 3, direzione Houston dove vestirà la divisa dei Rockets raggiungendo un altro fenomeno come Jalen Green.

Il 23 giugno, il nome di Paolo Banchero viene chiamato con la numero 1 dagli Orlando Magic: dopo Andrea Bargnani nel 2006, diventa il secondo italiano a distanza di sedici anni ad essere selezionato con la prima scelta assoluta. L’entusiasmo per i tifosi della franchigia della Florida è alle stelle, nonostante fosse Jabari Smith Jr. il favorito per la chiamata più importante, i Magic hanno ottenuto un giocatore NBA ready con flash di talento devastante e una propensione per dominare il gioco fin da subito.

Come volevasi dimostrare, l’impatto in Summer League del nostro portabandiera è stato incredibile: 20 punti, 5 rimbalzi, 6 assist, 2.5 palle rubate e 1 stoppata di media, oltre ad una mole incredibile di tiri liberi presi (16 convertiti su 20 conquistati) e una personalità quasi sopra le aspettative del front office di Orlando. La franchigia lo ha addirittura messo a sedere dopo solo due partite giocate per lasciare spazio ad altri bisognosi di mettersi in mostra, questo perché Paolo ha già mostrato ciò che i Magic avevano bisogno di vedere da una prima scelta assoluta.

Orlando quando si è trovata a scegliere con la numero 1 non ha mai deluso: Shaquille O’Neal, Chris Webber, Dwight Howard e adesso Paolo Banchero; per il ragazzo di origini liguri (da parte di padre) inizia un lungo cammino verso la gloria, aggiungendo giorno dopo giorno un mattoncino prezioso utile per costruire la sua legacy.

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