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Mavericks, Luka Doncic: una squadra sulle spalle

Quinto classificato tra i candidati al Most Valuable Player, Luka Doncic sta giocando forse il suo miglior basket dall’approdo in NBA

Possiamo scherzare quanto vogliamo su quanto Luka Doncic sia il più giovane ad aver fatto praticamente qualsiasi cosa in NBA: il più giovane ad essersi allacciato le scarpe, il più giovane ad essere il più giovane, il più giovane a realizzare tre triple doppie consecutive, o una tripla doppia ai Playoff. Per dire.

Se consideriamo però seriamente i criteri per il titolo di MVP, lo sloveno rientra perfettamente in ognuno di essi. E cosa non da sottovalutare, al pari di Nikola Jokic non ha praticamente nessuno a dargli una mano.

Prendiamo in esempio i principali candidati: Embiid ha Harden, Antetokounmpo ha Middleton e Holiday, Morant ha una squadra che senza di lui ha vinto diciotto partite con solo due sconfitte.

Togliete Doncic ai Mavericks e cosa avete? Una squadra da bassifondi. Onestissimi mestieranti, niente da dire, alcuni anche in grado di accendersi in serate con prestazioni eccellenti. Ma sul lungo termine? Di sicuro non una squadra da Playoff. Eppure Dallas è quarta ad Ovest, ottava complessiva nella lega. E il merito è praticamente tutto suo.

“Il più giovane a….”

Ok, l’ho già detto, e si è anche scherzato tanto su questa cosa nell’ambiente cestistico. Eppure è un dettaglio assolutamente da non sottovalutare: Doncic sta bruciando le tappe su qualsiasi piano statistico. Contiamo il fatto che è arrivato in NBA già da professionista. Già in Europa aveva cominciato a schiacciare sull’acceleratore vincendo Eurolega, MVP e Finals MVP ad appena 19 anni.

L’approdo nella lega americana non è quindi il classico arrivo di un giocatore collegiale, più o meno abituato a ritmi di un certo tipo, ma quello di un potenziale fenomeno già pronto a misurarsi coi grandi. E infatti: Rookie of The Year, i già menzionati record sulle triple doppie (è già nella Top 10 All Time con 45 Triple doppie a referto), già candidato al premio MVP al suo secondo anno, tre volte All Star, due volte All-NBA First Team.

I numeri sono già ottimi alla prima stagione: 21.2 punti, 7.8 rimbalzi e 6 assist in 72 partite, tirando con il 42% dal campo e il 32% dall’arco. A referto otto triple doppie, che diventano diciassette la stagione successiva in cui le medie si alzano di pari passo, 28.8 punti, 9.4 rimbalzi e 8.8 assist.

Dallas migliora con lui e il quattordicesimo posto nella Western della sua prima stagione diventa il settimo della seconda, con accesso ai Playoff e ad un primo turno contro i Los Angeles Clippers. Qui Doncic si scontra per la prima volta non solo con il gioco di più alto livello della post season ma anche con un gruppo di giocatori pronti a tutto, ma proprio a tutto, per fermarlo. Nonostante l’eliminazione lo sloveno è promosso a pieni voti, raccogliendo due vittorie e facendo tremare i losangelini per tutta la serie.

Ci è arrivato più vicino lo scorso anno, con i suoi 27.7 punti, 8 rimbalzi e 8.6 assist stagionali, sempre contro i Clippers stavolta costretti a reggere fino alla fatidica Gara 7. I numeri in post season del fenomeno di Lubiana sono eccellenti: 35.7 punti, 7.9 rimbalzi e 10.3 assist. Rimane però sempre da solo a caricarsi il peso della squadra sulle spalle, la scintilla con Kristaps Porzingis non si accende mai e tra i due corrono voci di un rapporto abbastanza logoro.

Il peso di Dallas

Flash forward ad oggi. I Dallas Mavericks sono quarti in classifica nella Western Conference, vicinissimi al terzo posto dei Golden State Warriors. Sono stati comprati dei campioni da affiancare a Luka? Il feeling con Porz è stato risanato? Carlisle ha trovato il modo di far funzionare una macchina dubbia? No, no e no.

Carlisle non è neanche più il coach, i Mavericks sono passati in mano a Jason Kidd, Hall of Famer campione NBA proprio coi texani. Nessun campione è stato preso da Mark Cuban e anzi, è stato ceduto anche Kristaps Porzingis per poco in cambio. Cos’è cambiato allora?

Luka Doncic. Le medie sono le stesse, badate, numero più o numero meno. 27.9 punti, 9.1 rimbalzi, 8.5 assist. Ma è un Doncic più freddo, più consapevole del suo ruolo di leader, più lucido anche in difesa (il suo defensive rating, con 106, è il migliore in carriera). Già in saccoccia dieci triple doppie da aggiungere alle quarantasei complessive, dieci delle quali con 35+ punti, terza stagione consecutiva con 10+ triple doppie a referto. Primo giocatore a farlo prima dei 23 anni, neanche a dirlo.

Al momento è quinto nella corsa al titolo di MVP. Ma guardando bene il valore del Most Valuable Player, non è forse giusto considerare anche il contesto di gioco? Jokic sta facendo cose straordinarie a Denver proseguendo il lavoro fatto l’anno scorso, e lo sta facendo nel nulla quasi assoluto. E Doncic, sempre con il massimo rispetto verso i compagni, è praticamente nella stessa situazione con un record di squadra migliore.

Attenzione, nessuno questiona il valore dei compagni di squadra dei due ma va messo in relazione anche agli avversari, agli altri sistemi di gioco e al cosiddetto fit tra i vari interpreti. Così come Jokic è in grado di far rendere al meglio giocatori di non primissimo piano, stessa cosa sta facendo Luka Doncic a Dallas.

La corsa all’MVP non è mai stata probabilmente così avvincente come questa stagione, in cui stiamo vedendo i principali interpreti ai loro massimi livelli. E indovinate chi è il più giovane nella Top 5 dei candidati?

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