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NCAA, la Final Four di New Orleans

Siamo giunti all’atto finale del Torneo NCAA, in Louisiana i quattro migliori atenei della nazione si affrontano con l’obiettivo finale di tagliare la retina

La March Madness si è conclusa, svanita la pazzia il palcoscenico rimane a disposizione solo per quattro università, tutte con un unico pensiero a vagabondare per la testa: il titolo NCAA. In una edizione ricca di sorprese, dove le squadre favorite sono uscite anzitempo dalla manifestazione, è il sangue blu a colorare la già eccentrica New Orleans, sede della Final Four per l’edizione 2022 (la 83ª nella storia).

Sangue blu non solo per i colori sociali dei quattro atenei, ma soprattutto per la storia che essi trasudano, l’eccellenza della pallacanestro collegiale (8.773 le vittorie sommate tra le partecipanti alla Final Four) si ritrova nello stato della Louisiana per fronteggiarsi a colpi di giocate spettacolari, al fine di tagliare la retina e incoronarsi come regina della National Collegiate Athletic Association.

Nella notte italiana tra il 2 e il 3 Aprile, Duke affronterà University of North Carolina per la prima volta nella storia della Final Four, mentre Kansas se la vedrà con Villanova; le due vincitrici si sfideranno per il trofeo nella notte italiana tra il 4 e il 5 Aprile.

Kansas Jayhawks vs Villanova Wildcats

Kansas e Villanova si affrontano per la quarta volta nella storia all’interno della competizione: i Wildcats con le ultime due vittorie (64-59 Elite Eight 2016; 95-79 Final Four 2018) sono in vantaggio negli scontri diretti contro i Jayhawks, vittoriosi solo in un’occasione, per essere precisi durante le Sweet Sixteen del 2008 dove vinsero con il risultato di 72-57.

Entrambi gli atenei hanno sollevato il trofeo della NCAA in tre differenti occasioni, Kansas ha vinto nel 1952, nel 1988 e nel 2008; Villanova ha trionfato negli anni 1985, 2016 e 2018. Curiosità: come visto dai precedenti, la squadra trionfante nel duello tra Wildcats e Jayhawks finisce sempre ad alzare il trofeo NCAA.

Non solo March Madness, poiché queste due università hanno regalato altri scontri diretti nel corso del tempo e con la decima partita alle porte, Villanova conduce 5-4 in gare ufficiali contro Kansas rimontando lo svantaggio solo negli ultimi anni. La prima gara si è giocata il 18 marzo 1968 e vide i Jayhawks imporsi 55-49 all’interno dell’Allen Fieldhouse; l’università con sede nello stato della Pennsylvania ha invece vinto quattro delle ultime cinque partite (la più recente con il risultato di 56-55 nel 2019).

Il cammino di Kansas verso la Final Four

Trascinati dall’immenso talento di Ochai Agbaji (#12 ESPN Mock Draft), i Jayhawks si sono comportati proprio come ci si aspettava da una testa di serie numero 1 (28-6 record stagionale), conquistando senza troppi patemi la Midwest Regional.

Nel primo turno hanno inflitto una sonora sconfitta a Texas Southern (83-56) e hanno regolato con il punteggio di 79-72 un’ostico college come Creighton nel secondo turno; entrati nelle sedici migliori squadre del torneo, hanno sconfitto non senza faticare Providence per 66-61 ed infine, nonostante un primo tempo di sofferenza assoluta, hanno schiantato anche Miami (76-50) nella gara di Elite Eight.

In queste quattro partite hanno realizzato una media di 76 punti a partita subendone 59.8, approdando alla Final Four con +16.2 di differenziale.

Il cammino di Villanova verso la Final Four

Villanova non ha bisogno di una star per eccellere, basta loro un ottimo allenatore ed un gruppo affiatato con il solo obiettivo di vincere. Dopo aver chiuso la regular season con il record 26-7, guadagnandosi la testa di serie numero 2 nella South Regional, i Wildcats hanno fatto della difesa e del tiro dalla distanza le loro armi migliori: sbarazzatisi di Delaware per 80-60, nei turni successivi ci si aspettava quasi una loro prematura uscita, ma la vittoria su Ohio State per 71-61 ha cambiato ancora una volta la prospettiva degli addetti ai lavori.

Le Sweet Sixteen sono andate lisce, lo testimonia il 63-55 inflitto a Michigan; Houston nella Elite Eight rappresentava un vero ostacolo, ma un’altra grande prova difensiva li ha portati alla vittoria per 50-44. Nelle quattro partite hanno segnato 66 punti, lasciandone solo 55 agli avversari, registrando un +11 di differenziale.

Duke Blue Devils vs North Carolina Tar Heels

Come detto in precedenza, Duke e UNC mettono in palio orgoglio e un posto alla finale nazionale per la prima volta nella loro storia, mai si erano affrontati durante una Final Four NCAA. Certo per parlare di questa rivalità non basterebbero poche righe, l’ideale sarebbe scriverne un libro, ma solamente i personaggi che la compongono occuperebbero un intero tomo; arriviamo dunque al sodo e parliamo del perché questa è una delle rivalità più sentite nel basket collegiale.

Tra Blue Devils e Tar Heels ci sono 188 precedenti (il 189° sarà quello di New Orleans), a condurre con discreto vantaggio è l’ateneo che tra i molti ha formato anche Michael Jordan: 87-101 dice il computo delle sfide, con la prima datata 29 dicembre 1949 e vide proprio North Carolina prevalere 59-52; la più recente (5 marzo 2022) è stata l’ultima di Coach K al Cameron Indoor e anche qua la vittoria è andata ai Tar Heels per 94-81.

Parliamo dell’eccellenza vera e propria della pallacanestro universitaria, poiché oltre ad aver prodotto giocatori che hanno scritto la storia non solo della NCAA, ma anche della NBA, ci sono un numero di vittorie incredibili dietro: 11 titoli nazionali (6 North Carolina, 5 Duke), 22 finali disputate (11 a testa, diventeranno 23 dopo la sfida di sabato notte), 38 apparizioni nelle Final Four (21 UNC, 17 Duke); i Tar Heels hanno vinto 2.321 partite, i Blue Devils ne hanno vinte 2.214.

Al di là della mera statistica, questi due atenei distano 11 miglia l’uno dall’altro, una visita nei dintorni vi permette di visitare prima il complesso con sede a Durham (Duke), in seguito quello a Chapel Hill (North Carolina) con soli 30 minuti di macchina; la rivalità si respira ogni giorno di ogni anno da oltre 100 anni.

Il cammino di Duke verso la Final Four

Gli occhi di tutta Italia sono su Paolo Banchero (#2 ESPN Mock Draft), ma gli scout delle franchigie NBA vedono Duke come una sforna talenti senza precedenti. Oltre al talento del giocatore italo-americano, le magie di AJ Griffin (#8 ESPN Mock Draft), il fisico di Mark Williams (#21 ESPN Mock Draft), la concretezza in uscita dalla panchina di Trevor Keels (#27 ESPN Mock Draft) e i canestri di Wendell Moore Jr. (#34 ESPN Mock Draft) hanno portato i Blue Devils (28-6 in regular season) ad un passo dalla cima della montagna.

Il dominio sui malcapitati di CS Fullerton (78-61) e la vittoria convincente in una classica del college basketball contro Michigan State (85-76) hanno proiettato Coach K (all’ultimo torneo NCAA della sua illustre carriera) verso le migliori sedici. Dopo un’epica battaglia vinta negli ultimi 60″ contro Texas Tech (78-73), Duke si è infine sbarazzata di Arkansas con il punteggio di 78-69, ancora una volta grazie ad un lavoro ottimo sulle due metà del campo.

Il college di Durham ha segnato una media di 79.8 punti a partita e subendone 69.8, siglando un +10 di differenziale.

Il cammino di North Carolina verso la Final Four

Ad ammaliare gli spettatori presenti a palazzo ci ha pensato la coppia Armando Bacot-Caleb Love, il classico dynamic duo composto da fisico ed eclettismo con lampi di dominio tanto in difesa quanto in attacco; a portarsi sulle spalle i Tar Heels però è il barbuto Brady Manek, il quale dopo 4 anni con il college di Oklahoma si è trasferito nel North Carolina per tagliare la retina più importante.

Partiti con la testa di serie numero 8 dopo una regular season da 24 vittorie e 9 sconfitte, UNC ha messo a tacere tutte le avversarie, due delle quali favorite per approdare alla Final Four di New Orleans: i ragazzi allenati da Hubert Davis (al primo anno sulla panchina azzurra) hanno cominciato spazzando via Marquette per 95-63, ma nel secondo turno hanno giocato la partita più bella della March Madness 2022, vincendola solo all’overtime 93-86 contro la Baylor (testa di serie numero 1) e andando molto vicini a sprecare un vantaggio di 25 punti.

La fiducia però è cresciuta nel gruppo, così alle Sweet Sixteen la pratica UCLA è stata archiviata con il punteggio di 73-66, arrivando all’Elite Eight da super favorita contro la “Cenerentola” Saint Peter’s, caduta pesantemente sul 69-49.

Nelle quattro sfide i Tar Heels hanno segnato 82.5 punti di media (il più alto tra le quattro coinvolte nella Final Four), lasciando agli avversari 66 punti e registrando un +16.5 di differenziale (anch’esso il più alto tra le quattro squadre).

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