Il futuro di Trae Young: possibile addio agli Hawks?

Il destino di Trae Young sembra essere sempre più lontano da Atlanta, ma quali sono le possibili franchigie pronte ad accoglierlo?

Trae Young reagisce all'espulsione

Quello di Trae Young è senza dubbio uno dei nomi più caldi per la prossima sessione del mercato NBA. Il playmaker degli Atlanta Hawks è attualmente fuori per infortunio, ma il rientro in campo è sempre più vicino, e mai come ora la sua squadra ha bisogno di lui con in play-in in arrivo e una stagione amara da concludere quantomeno con l’onore delle armi.

Tuttavia, la domanda che tutti si fanno è: dove andrà Young l’anno prossimo?

Il motivo di questo quesito è presto detto, Atlanta non sembra poter reggere attualmente le ambizioni da titolo di un giocatore del calibro di Trae, il cui livello da creatore di gioco e passatore è senza dubbio da Top 3 della lega.

Prima dell’infortunio, il numero 11 in maglia Hawks stava viaggiando a 26.4 punti di media e 10.8 assist per partita, numeri importanti a cui va sommata una freddezza nei momenti decisivi, sia in Regular Season che in Post, che non ha prezzo e che fa gola a molti team alla ricerca di un giocatore con quella attitudine e quella capacità di mettere in ritmo i compagni.

Tim MacMahon di ESPN, durante una discussione con Zach Lowe su The Lowe Post, ha definito legittime certe voci di trade che si stanno facendo largo attorno al mondo Hawks.

Di recente certi pettegolezzi circa la possibilità che Trae Young possa effettivamente essere scambiato, potrebbero essere stati presi in considerazione da parte degli Hawks

Tim MacMahon a The Lowe Post

La permanenza ad Atlanta, seppur non impossibile, comincia ad apparire improbabile. La franchigia, fin dalla sua scelta nel Draft 2018, ha sempre messo Trae al centro del progetto, con la chiara intenzione di fare di lui il giocatore simbolo della squadra. Dal canto suo la guardia, ex Oklahoma Sooners, ha sempre ripagato la fiducia, mascherando spesso con il suo talento i limiti di un collettivo purtroppo acerbo sotto tanti aspetti.

Il problema infatti nasce dal contorno che gli è stato affiancato nel corso di questi anni, un insieme di comprimari che, pur dotati di buone doti cestistiche, non riescono a costituire una spina dorsale abbastanza solida per poter sfondare contro le grandi corazzate della Eastern Conference, leggasi Bucks e Celtics.

Capela, Bogdanovic, Johnson, Bey non bastano per poter elevare il livello della squadra a conteder, poiché non garantiscono una difesa abbastanza solida da coprire le spalle alla propria stella, il cui limite evidente ad ora è la fase difensiva. Non è un caso che Atlanta possieda il ventunesimo defensive rating della lega, sotto di loro troviamo solo squadre attualmente fuori da ogni ambizione. In un contesto del genere anche l’aggiunta di Dejounte Murray risulta irrilevante ai fini del risultato.

Partire sì, per dove? Le possibilità ad ora appaiono solo due.

I Los Angeles Lakers sono stati i primi ad uscire allo scoperto facendo trapelare un certo interesse per il playmaker degli Hawks. Nelle idee della dirigenza l’obiettivo resta quello di affiancare una terza stella a James e Davis, per massimizzare le ultime chance del Re di conquistare un ultimo titolo in quel di Los Angeles.

Per arrivare a Trae senza dubbio dovranno mettere sul piatto D’Angelo Russell, il quale nonostante una seconda parte di stagione da All-Star non sembra avere il credito adeguato per essere una pedina utile nella run play-off, e molto probabilmente sarà richiesto il sacrificio del finora incedibile Austin Reaves. Così facendo i losangelini avrebbero a disposizione un creatore di gioco di prim’ordine, in grado di rendere imprevedibile la manovra offensiva della squadra, ma a ben guardare un problema di base pare esserci.

I Lakers sono la squadra di Lebron James ed è lui a condurre le transizioni e ad impostare le azioni sul nascere. Questo stesso nodo gordiano si era già presentato con la presenza a roster di Russell Westbrook, un altro giocatore estremamente avvezzo ad un gioco prettamente palla in mano, ed il risultato non è stato sicuramente dei migliori. La domanda sorge quindi spontanea: siamo sicuri che la convivenza tra James e Young sia possibile e che questa sia la miglior manovra di mercato a disposizione dei Lakers?

La seconda squadra a far capolino tra le pretendenti alla corte di Ice Trae sono i San Antonio Spurs. Tutti gli addetti ai lavori lo sanno. Non sembra esserci feat migliore per Young di quello con il fenomeno Victor Wembanyama. Nei sogni degli appassionati si configura una coppia di giocatori potenzialmente in grado di devastare le difese avversarie con una serie di pick’n roll impossibili da prevedere o contrastare. Un’arma cestistica pericolosissima nelle mani del più grande allenatore della storia di questo sport.

Perché immaginare cosa potrebbe fare Trae Young sotto la guida di un coach come Greg Popovich è al momento un miraggio poetico. Gli Spurs quest’anno hanno sperimentato molto nel ruolo di playmaker, arrivando persino a schierare Jeremy Sochan in quella posizione, con risultati alquanto discutibili.

Attualmente quello spot è occupato da Devin Vassell, ma non ci sono dubbi circa il salto di qualità che rappresenterebbe l’acquisizione di Ice Trae. Questa trade potrebbe accorciare notevolmente i tempi di rebuilding della franchigia e nel giro di un paio di anni potrebbe rilanciare Popovich nell’ennesima corsa al titolo della sua carriera.

Ad ora quest’ultima opzione si configura a metà tra un rumor concreto e una suggestione primaverile, ma se c’è una cosa che ci ha insegnato il mercato NBA nel corso degli anni è che quando l’estate inizia a scaldarsi certe trattative possono passare in tempo zero da scintille a fuochi d’artificio.

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