Giannis Antetokounmpo chiude alle Trade: “Non lascerò i Bucks”

Tra voci di mercato e risultati deludenti, Antetokounmpo ribadisce la fedeltà ai Bucks: niente forzature, solo lavoro, sacrificio e voglia di vincere

Giannis Antetokounmpo Trade

Fuori dallo spogliatoio ospiti del Chase Center, mentre i Milwaukee Bucks incassano una sconfitta che pesa in classifica, la scena racconta una storia molto diversa da quella che circola nei rumor NBA.

È qui che Giannis Antetokounmpo, nell’intervista rilasciata a The Athletic a Sam Amick, chiarisce senza ambiguità la sua posizione, circondato dalla famiglia: la moglie Mariah, i quattro figli, la madre Veronica, il fratello Thanasis.

C’è chi gioca con un pallone, chi improvvisa un canestro con le braccia, chi ride con lo staff. Un quadro sereno, quasi stonato rispetto alla narrativa che vorrebbe la stella greca sempre più distante da Milwaukee.

Eppure, proprio in quel contesto, Giannis chiarisce senza ambiguità la sua posizione: non chiederà mai una trade ai Bucks.

Non ci sarà mai un momento in cui dirò: voglio essere ceduto. Non è nella mia natura

Giannis Antetokounmpo

Parole scandite lentamente, con una precisione che contrasta con le interpretazioni forzate delle ultime settimane. Nessuna fuga, nessuna strategia sotterranea. Solo una presa di posizione netta.

Rumors, deadline e una linea rossa ben tracciata

Con la trade deadline del 5 febbraio sempre più vicina, la speculazione attorno al futuro di Antetokounmpo si è fatta costante. L’idea dominante è semplice: se Giannis decidesse davvero di andarsene, dovrebbe essere lui a muovere il primo passo. Ma quel passo, chiarisce, non arriverà.

Posso controllare solo quello che esce dalla mia bocca

Giannis Antetokounmpo

Secondo Giannis, il rumore esterno nasce da conversazioni tra terze parti, non da segnali concreti. E sfida apertamente chi sostiene il contrario: indicare un’intervista, un atteggiamento in campo, un momento in cui avrebbe dato l’impressione di essersi chiamato fuori.

Un impegno che va oltre la classifica

La stagione dei Bucks è complicata. Il record (16-21) e l’11esimo posto a Est raccontano difficoltà evidenti. Gli infortuni hanno limitato Antetokounmpo, costringendolo a saltare 14 partite. Eppure, quando è in campo, i numeri restano da MVP assoluto: 29.5 punti, 10 rimbalzi e 5.5 assist di media, con il 64.5% dal campo. Solo Nikola Jokić è su quelle cifre.

Dentro lo spogliatoio, nessuno dubita del suo coinvolgimento. Nemmeno Doc Rivers, che respinge al mittente ogni ipotesi di rottura:

Giannis ama Milwaukee, ama giocare qui. Non ha mai dato segnali di voler andare via. Se un giorno cambiasse idea, ne sarei sorpreso

Doc Rivers

Giannis Antetokounmpo ribadisce l’impegno totale con i Bucks

Antetokounmpo non nega una verità ovvia: nel basket, come nella vita, le cose possono cambiare. Ma rifiuta l’idea che questa apertura concettuale equivalga a una strategia di uscita.

Sai, per me, in questo momento, oggi, l’impegno è totale – non al 100%, ma al milione per cento – verso i miei compagni, il mio lavoro, questa squadra e questa città. Al milione per cento

Giannis Antetokounmpo

La sua priorità è chiara: salute, continuità, vittorie. Guardare solo alla prossima partita, non alle voci. Accumulare successi prima dell’All-Star Game per rientrare nella corsa playoff. Tutto il resto è secondario.

Il concetto di controllo: “Io non sono il padrone”

In un passaggio interessante, Giannis ribalta una percezione diffusa sulle superstar NBA. Fuori dal campo è un imprenditore, un capo. Sul parquet, no.

Sono un dipendente. Qualcuno firma il mio assegno. Io posso controllare solo il mio lavoro

Giannis Antetokounmpo

Questo non significa passività, ma lucidità. Non userà la propria voce per forzare la mano, né pubblicamente né privatamente. E ribadisce un principio che per lui è identitario:

Non esiste uno scenario in cui io abbandono la mia squadra

Giannis Antetokounmpo

Vincere è l’unica cosa che conta

Quando il discorso si sposta sul campo, Antetokounmpo tocca un tema chiave: la vittoria non ha una sola forma. Non sempre coincide con il controllo totale, con le luci addosso o con le cifre individuali.

Nel 2021 non ho fatto tutto io. Abbiamo vinto perché ognuno ha accettato il proprio ruolo

Giannis Antetokounmpo

Cita esempi recenti, squadre capaci di sacrificio, giocatori disposti a rinunciare a status e tiri pur di far funzionare il sistema. Per Giannis, è lì che passa la svolta dei Bucks: comprare davvero l’idea di vincere, anche quando non è esteticamente gratificante.

Magari una sera io segno 12 punti e prendo 20 rimbalzi. Un’altra tocca a qualcun altro. La vittoria non ha sempre lo stesso volto

Giannis Antetokounmpo

Il messaggio finale di Giannis Antetokounmpo

Tra il rumore dei muletti e il bus che aspetta, Giannis chiude il discorso senza slogan, ma con una convinzione limpida: il futuro non si costruisce scappando dalle difficoltà.

I Bucks devono crescere, adattarsi, essere più altruisti. E lui, nel bene e nel male, è dentro fino in fondo.

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