LeBron James non farà sconti: “Niente minimo salariale”

Jake Fischer, reporter di Yahoo, smentisce le voci di mercato: se non sceglierà il ritiro, LeBron declinerà il minimo salariale

LeBron James Playoff NBA 2026 Lakers

Il centro di gravità del mercato estivo in NBA sarà LeBron James. A 41 anni e con 23 stagioni alle spalle, il 4 volte Campione si trova davanti al bivio più importante della carriera: ritirarsi o continuare a giocare.

Se dovesse optare per il ritorno sul parquet, però, c’è già una certezza assoluta: non lo farà per il minimo salariale da veterano (circa 3.8 milioni di dollari per la stagione 2026-27).

A fare chiarezza è stato l’insider di Yahoo Sports Jake Fischer, smentendo le voci che circolavano nell’ambiente:

Molti nella lega pensavano che LeBron dovesse accettare il minimo per aiutare la squadra, ma dopo diverse telefonate e messaggi ricevuti posso dire chiaramente che questa opzione non è assolutamente in gioco

Jake Fischer via Yahoo Sports

LeBron, questione di status e di campo

Nonostante un patrimonio netto che ha già superato il miliardo di dollari e guadagni sul campo stimati in 581.3 milioni, per LeBron James accettare il minimo salariale sarebbe un danno d’immagine inaccettabile per il suo status.

Da quattro volte campione NBA, quattro volte MVP e miglior realizzatore della storia, James ritiene che la sua eredità cestistica meriti un trattamento economico ben diverso da quello di un normale giocatore di rotazione.

I numeri, d’altronde, gli danno ragione. Anche nell’ultima stagione il numero 23 ha giocato a livello da All-Star, viaggiando a medie di 20.9 punti, 6.1 rimbalzi, 7.2 assist e tirando con il 51.5% dal campo.

Questo non esclude un piccolo sconto rispetto ai 52.6 milioni percepiti quest’anno, una mossa che permetterebbe al GM Rob Pelinka di alleggerire il monte ingaggi pur garantendo a James un compenso all’altezza del suo valore attuale.

Le quattro pretendenti e il nodo Lakers

Al momento le squadre che accendono l’interesse di LeBron sono quattro: i Cleveland Cavaliers per un clamoroso ultimo ritorno a casa, i New York Knicks, i Los Angeles Clippers e, ovviamente, i Los Angeles Lakers.

I gialloviola rimangono in pole position per il rinnovo, potendo contare anche sul benestare del loro duo di stelle composto da Luka Doncic e Austin Reaves. Il vero problema per la dirigenza di L.A., tuttavia, è di natura strutturale.

Il dilemma della profondità dei Lakers

Blindare LeBron James con un contratto oneroso, unito al ricco rinnovo contrattuale già garantito ad Austin Reaves, finirebbe per bloccare quasi totalmente lo spazio di manovra dei Lakers sotto il salary cap.

La recente eliminazione subita per mano dei profonda e giovane Oklahoma City Thunder ha dimostrato che per vincere oggi serve una rotazione di alto livello, non solo un trio di stelle.

Firmare un quarantunenne a cifre astronomiche rischierebbe di togliere risorse vitali per costruire una panchina competitiva, legando il futuro della franchigia a un giocatore che, per ovvie ragioni anagrafiche, non si sposa con i progetti a lungo termine della squadra. La palla passa ora a Pelinka.

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