Aday Mara e Jayden Quaintance: i nuovi volti della Western Conference

Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs hanno sfruttato il Draft NBA 2026 per aggiungere talento e profondità sotto canestro

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Nella notte del Draft NBA 2026, alcune delle mosse più intriganti sono arrivate da due franchigie che non avevano alcuna urgenza di intervenire sul roster. Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs, protagoniste delle ultime Finals di Conference, hanno utilizzato le proprie scelte per aggiungere talento e profondità a due squadre già costruite per competere ai massimi livelli.

La scelta è stata sorprendentemente simile: entrambe hanno deciso di investire nel reparto lunghi, confermando come la figura del centro stia tornando centrale in una NBA sempre più fisica e versatile.

La nuova rivalità a Ovest passa ancora dal Draft

Per comprendere il significato delle scelte di Draft bisogna guardare a ciò che è accaduto poche settimane prima. I Thunder, campioni NBA in carica e primi a Ovest, sembravano la squadra da battere. A interrompere il loro cammino sono stati gli Spurs, capaci di imporsi in gara-7 delle Finals di Conference grazie all’impatto di Victor Wembanyama.

Pur uscendo sconfitta nelle Finals contro i Knicks, San Antonio ha lanciato un messaggio chiaro al resto della lega: il dominio di Oklahoma City non è più garantito.

Non sorprende quindi che entrambe le organizzazioni abbiano individuato nello stesso reparto una priorità strategica. In una Western Conference destinata a essere dominata ancora a lungo da Thunder e Spurs, avere lunghi di qualità rappresenta un vantaggio competitivo sempre più importante.

Oklahoma City Thunder: Aday Mara, il lungo del futuro

Con la scelta numero 12, i Thunder hanno selezionato Aday Mara, centro spagnolo di 21 anni alto oltre 2.20 metri e dotato di un’apertura alare superiore ai 2.30 metri.

Le dimensioni impressionanti non raccontano però tutta la storia. A convincere Oklahoma City è stata soprattutto la combinazione tra protezione del ferro e visione di gioco. Dopo il trasferimento a Michigan, Mara ha vissuto una stagione da protagonista, conquistando il premio di Difensore dell’Anno della Big Ten e contribuendo alla vittoria del titolo NCAA.

Le sue medie parlano di 12.1 punti, 6.8 rimbalzi, 2.4 assist e 2.6 stoppate a partita, numeri che crescono sensibilmente se rapportati a 36 minuti di utilizzo. La capacità di leggere il gioco e creare per i compagni rappresenta una qualità rara per un giocatore della sua stazza.

Il percorso verso il Draft non è stato lineare. Dopo due stagioni complicate a UCLA, il passaggio a Michigan ha rilanciato le sue quotazioni fino a riportarlo stabilmente nelle prime posizioni dei mock draft.

Per questo motivo, trovarlo disponibile alla numero 12 è stato considerato da molti osservatori un’opportunità difficile da ignorare.

I margini di crescita di Mara

I Thunder sanno perfettamente che Mara non è un prodotto finito. Il fisico necessita di ulteriore sviluppo per reggere l’impatto della NBA, mentre il tiro da tre punti è praticamente inesistente. Anche le percentuali ai liberi lasciano margini di miglioramento.

Si tratta però di aspetti che Oklahoma City ritiene di poter sviluppare nel tempo. L’idea è inserirlo gradualmente alle spalle di Chet Holmgren e Isaiah Hartenstein, permettendogli di crescere senza pressioni immediate.

La cessione di Aaron Wiggins ad Atlanta per liberare spazio salariale conferma come l’organizzazione consideri Mara un investimento strategico sul lungo periodo.

San Antonio Spurs: Jayden Quaintance e il rischio controllato

Se Oklahoma City ha puntato sul talento tecnico, gli Spurs hanno scelto di assumersi un rischio diverso selezionando Jayden Quaintance con la chiamata numero 20.

Classe 2007, alto circa 2.08 metri e con un’apertura alare superiore ai 2.26 metri, Quaintance è considerato da molti scout il miglior difensore dell’intero Draft 2026.

La sua stagione da matricola ad Arizona State aveva mostrato un potenziale enorme: 9.4 punti, 7.9 rimbalzi e 2.6 stoppate di media, numeri che gli erano valsi un posto nel quintetto difensivo della Big 12 ad appena 17 anni.

A rallentare la sua ascesa è stato il grave infortunio al legamento crociato subito nel febbraio 2025. Il trasferimento a Kentucky avrebbe dovuto rappresentare il definitivo salto di qualità, ma il recupero ha limitato notevolmente il suo impatto.

Perché San Antonio può permettersi di aspettare

Il motivo principale della sua discesa fino alla scelta numero 20 è legato proprio alle condizioni fisiche. Il talento, infatti, è da top ten assoluta.

Gli Spurs possono permettersi di essere pazienti. Il nucleo costruito attorno a Victor Wembanyama, De’Aaron Fox, Stephon Castle, Devin Vassell e Dylan Harper offre già solide garanzie per il presente.

L’inserimento di Quaintance aggiunge un secondo protettore del ferro d’élite accanto al francese, offrendo nuove soluzioni tattiche allo staff tecnico. San Antonio potrà gestire meglio i minuti di Wembanyama senza perdere qualità difensiva e, allo stesso tempo, schierare quintetti enormi contro le squadre più fisiche della lega.

Sul lato offensivo il suo ruolo sarà inizialmente semplice: correre il campo, proteggere il ferro, catturare rimbalzi e finalizzare vicino al canestro.

La successiva salita alla numero 26 per selezionare Tarris Reed dimostra inoltre la volontà della franchigia di coprirsi sia nel breve che nel lungo termine.

Due filosofie diverse, un obiettivo comune

Oggi Thunder e Spurs rappresentano probabilmente i due migliori modelli di costruzione attraverso il Draft NBA.

Le selezioni di Aday Mara e Jayden Quaintance raccontano una filosofia condivisa: scegliere il talento con il potenziale più elevato disponibile, accettando i rischi perché l’ambiente offre gli strumenti necessari per trasformare quelle scommesse in successi.

Nessuno dei due cambierà immediatamente gli equilibri della Western Conference. Mara dovrà completare il proprio sviluppo fisico e tecnico, mentre Quaintance dovrà dimostrare di poter restare sano.

Se però il metodo di Oklahoma City e San Antonio continuerà a funzionare come negli ultimi anni, queste scelte potrebbero essere ricordate come molto più di semplici chiamate a metà primo giro. Potrebbero rappresentare l’ennesima conferma che le organizzazioni migliori non sono soltanto quelle che vincono, ma anche quelle che continuano a scegliere meglio degli altri.

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