Celtics sotto accusa dopo la trade per Brown: “È stata una rapina”
Lo scambio di Jaylen Brown divide il mondo degli addetti ai lavori NBA: il maxi contratto dell’ex Celtics, i pensieri di Brad Stevens e il futuro di Boston
La maxi-operazione di mercato che ha portato Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers in cambio di Paul George, due prime scelte e due seconde scelte future al Draft, continua a generare letture profondamente divergenti nel panorama NBA.
Se la dirigenza di Philadelphia ha immediatamente capitalizzato l’innesto per muoversi sul fronte della free agency (il nome di LeBron James è caldissimo), l’ambiente di Boston si trova a fare i conti con un forte scetticismo legato al valore tecnico assoluto perso nello scambio dell’MVP delle Finals 2024 e alle reali prospettive della squadra per la stagione 2026-27.
La reazione più critica è stata raccolta dal giornalista Jeff Goodman della rete The Field of 68, il quale ha riportato lo sfogo anonimo di un general manager della lega:
Questo scambio è stato una rapina. Non ho la minima idea di cosa stesse pensando Brad Stevens. I Celtics saranno fortunati se l’anno prossimo riusciranno a qualificarsi per il play-in
Jeff Goodman
Di parere opposto si è mostrato l’insider Chris Haynes, intervenuto su NBA TV durante la trasmissione The Association. Secondo Haynes, il front office dei Celtics valuta l’operazione in un’ottica prettamente aziendale e finanziaria: la dirigenza riterrebbe di aver ottimizzato la struttura salariale del roster per le prossime stagioni, accogliendo favorevolmente la nuova configurazione tecnica.
I report emersi escludono che la trade sia nata da una formale richiesta di cessione da parte di Brown, smentendo le voci di un suo presunto malumore dopo i vecchi corteggiamenti per Giannis Antetokounmpo. Al contrario, la decisione di separarsi dall’esterno sarebbe maturata proprio all’interno del front office.
Questa è stata la loro super mossa e si sentono davvero ottimisti su come si sono posizionati. Apprezzano la struttura del roster in vista della prossima stagione
Chris Haynes
Come evidenziato da Tony Jones su The Athletic, la personalità polarizzante dell’ex MVP delle Finals e i costi del suo accordo supermax (nei prossimi 3 anni percepirà 183 dei 306 del contratto) avevano progressivamente deteriorato i rapporti con il presidente Brad Stevens, portando a una cessione definita “a prezzo di saldo”.
È anche un personaggio polarizzante, riflessivo, forbito, schietto, costoso e, a quanto pare, era caduto così in disgrazia presso Brad Stevens e il resto del front office di Boston da essere scambiato per una cifra decisamente inferiore al suo reale valore
Tony Jones via The Athletic
Sul piano puramente sportivo, il confronto statistico tra i due giocatori riflette un immediato ridimensionamento dell’efficacia offensiva di Boston. Brown ha chiuso l’ultima regular season al sesto posto nelle votazioni per il premio di MVP, viaggiando a medie di 28.7 punti, 6.9 rimbalzi e 5.1 assist col 47.7% dal campo. Paul George, condizionato dai 36 anni d’età e da un logorio fisico strutturale, ha fatto registrare nell’ultima campagna 17.3 punti, 5.3 rimbalzi e 3.6 assist con il 43.9% al tiro.
Il vuoto di fisicità e di penetrazione lasciato dall’esterno è stato parzialmente compensato nel reparto lunghi con l’accordo triennale siglato con il centro Mitchell Robinson (3 anni a 41 milioni), una mossa che sembra chiudere le grandi manovre strutturali dei Celtics in questa free agency.
La gestione tecnica e la chimica di spogliatoio passeranno interamente nelle mani di Jayson Tatum, atteso al rientro da un delicato infortunio al tendine d’Achille. Spetterà all’allenatore Joe Mazzulla il compito di riorganizzare un sistema di gioco che, nell’immediato, appare lontano dagli standard fisici e di talento che avevano guidato la franchigia alla conquista dell’anello.