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Il genio di Sam Presti colpisce ancora: nei guai Nuggets e Spurs

Con una serie di mosse sul salary cap, Sam Presti ha ridotto i costi degli Oklahoma City Thunder e, allo stesso tempo, complicato i piani di Denver Nuggets e San Antonio Spurs

Ogni estate è la stessa storia: si parla di Sam Presti come del general manager più geniale della lega, e ogni estate lui trova un modo nuovo per confermarlo. Stavolta il capolavoro è arrivato mentre gli Oklahoma City Thunder dovevano semplicemente risparmiare soldi. Risultato? Denver Nuggets e San Antonio Spurs si ritrovano con un bel grattacapo in più.

L’offerta a Spencer Jones

Tutto parte da una mossa apparentemente innocua: un’offerta sheet da 12 milioni di dollari in due anni per Spencer Jones, ala dei Denver Nuggets in restricted free agency. Niente di clamoroso sulla carta, ma per Denver è diventato un bivio scomodissimo: lasciar partire Jones a zero, oppure pareggiare l’offerta e finire dritti nel temutissimo second apron.

I Nuggets hanno scelto di trattenerlo. E ora ne pagano le conseguenze.

Il vero problema si chiama Peyton Watson

Con Denver già oltre il second apron, la situazione di Peyton Watson – anche lui restricted free agent, e in cerca di un contratto da circa 28 milioni a stagione – è diventata quasi ingestibile.

L’analista di salary cap Yossi Gozlan lo ha spiegato senza mezzi termini:

La conseguenza principale è che i Nuggets non possono ricevere giocatori sotto contratto in una sign-and-trade per Peyton Watson finché restano sopra il secondo apron. Dovrebbero prima scendere sotto quella soglia con un’altra operazione oppure farlo contestualmente allo scambio

Yossi Gozlan

Tradotto: Denver ha pochissimo margine di manovra. Se non arriva un rinnovo pluriennale o una trade ben congegnata, Watson potrebbe pure decidere di accettare la qualifying offer da 6.5 milioni, il che farebbe schizzare ancora di più il conto della luxury tax dei Nuggets.

Anche OKC doveva risparmiare, ma Presti ha trovato la soluzione

Il bello è che pure Oklahoma City partiva da un problema simile: i maxi-contratti di Jalen Williams e Chet Holmgren avevano fatto esplodere il monte ingaggi, e la proprietà aveva chiesto a Presti di alleggerire il bilancio.

Da qui una serie di mosse chirurgiche:

  • Aaron Wiggins ceduto agli Atlanta Hawks
  • Isaiah Joe ceduto ai Detroit Pistons
  • Lu Dort, dopo l’esercizio della team option, girato anch’esso agli Hawks in cambio di tre seconde scelte

In cambio, quasi solo scelte al Draft. Ma l’obiettivo non era rinforzarsi sul mercato: era scendere 6.9 milioni sotto il second apron, portando la luxury tax prevista da circa 160 milioni a meno di 20.

Una mossa che finisce per colpire anche gli Spurs

Ed è qui che la storia si allarga. Cedendo Dort e Wiggins ad Atlanta praticamente per delle seconde scelte, i Thunder hanno reso gli Hawks più competitivi.

Perché dovrebbe interessare ai San Antonio Spurs? Perché San Antonio possiede la scelta al primo giro degli Hawks del Draft 2027, arrivata nella trade Dejounte Murray del 2022. Se Atlanta migliora grazie agli innesti di OKC, quella scelta rischia di valere molto meno del previsto – una beffa non da poco per gli Spurs, che a OKC avevano tolto la scena eliminandoli proprio nelle Finali di Western Conference 2026.

Sam Presti aveva pianificato tutto?

Impossibile sapere se tutto questo fosse calcolato al millimetro. Ma il risultato parla da solo: Presti ha tagliato drasticamente i costi, mantenuto flessibilità futura, complicato i piani salariali di Denver e ridotto il valore di una scelta Draft importante degli Spurs – tutto nella stessa manciata di settimane.

Sul parquet, forse, gli OKC Thunder hanno perso qualcosa con le partenze di Dort, Wiggins e Isaiah Joe. Ma dal punto di vista gestionale, Presti ha ricordato ancora una volta perché viene considerato uno dei dirigenti più brillanti della storia NBA.

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