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Draymond Green sul no di LeBron ai GSW: “L’ha fatto per la nostra storia”

Secondo Draymond Green, la storia dei Warriors e la pressione mediatica hanno spinto LeBron James a scegliere i 76ers

I Golden State Warriors hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per convincere LeBron James a vestire la maglia che rappresenta la Baia di San Francisco. Stephen Curry lo ha reclutato pubblicamente a più riprese, coach Steve Kerr ci ha scherzato su e perfino Draymond Green ha provato a muovere le sue carte dietro le quinte durante una vacanza estiva. Eppure, ogni tentativo si è rivelato vano.

A spiegare i veri motivi del rifiuto di KingJames, che ha infine preferito accasarsi ai Philadelphia 76ers, è stato lo stesso Draymond Green durante l’ultima puntata del suo The Draymond Green Show.

Se torni a Cleveland o a Miami e vinci un titolo, non sarà mai bello o speciale come quelli del 2012, 2013 o 2016. Quelle due destinazioni si sono auto-eliminate proprio per questo

Draymond Green

Così ha analizzato Green, che poi ha continuato:

Se guardi a Golden State, invece, credo semplicemente che Bron non sia mai riuscito a superare il peso della nostra storia rivale. E lo capisco. Sapevamo tutti che quello era l’ostacolo principale. Viviamo in un’era in cui chiunque deve dire la sua, e se fosse venuto da noi lo avrebbero massacrato: “Ah, sei dovuto andare da Steph Curry, ti sei dovuto unire a loro”. Credo che questo timore per la sua legacy abbia pesato tantissimo nella decisione finale

Draymond Greene

Le quattro storiche e consecutive tappe delle Finals NBA tra il 2015 e il 2018 tra i Cavs di LeBron e i Warriors di Curry hanno segnato un’epoca. Cedere al richiamo di San Francisco avrebbe spalancato le porte a una pioggia di critiche senza precedenti per la carriera del Re, accusato di essersi alleato con i rivali di sempre per cacciare il suo quinto anello.

Dopo aver tentato senza successo di arrivare a Giannis Antetokounmpo e Jaylen Brown, i Warriors vedono sfumare anche l’ultimo grandissimo sogno estivo. LeBron James ha scelto la via di Philadelphia per mettersi alla prova in un contesto totalmente vergine (e ha parlato anche di ritiro), lasciando ai tifosi di Golden State l’amaro in bocca ma anche la consapevolezza di una rivalità che, per rispetto della storia, non si poteva proprio cancellare.

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