Tendenze tattiche emerse nei recenti tornei di EuroBasket: come è cambiato il basket europeo
Il basket Europeo è cambiato molto negli ultimi anni. Vediamo come
C’è un modo sbrigativo, e un po’ pigro, di raccontare il basket continentale: dire che l’Europa ha copiato l’America e buonanotte al secchio. Non basta. Nei recenti EuroBasket il cambiamento si è visto, sì, ma con una grammatica propria, meno spettacolare e più severa.
Anche dove l’attenzione del pubblico scivola altrove, magari verso formule che mescolano sport e intrattenimento come usdt casino online, il campo ha raccontato una storia diversa: il basket europeo corre di più, tira prima, apre il parquet, ma continua a ragionare con una precisione quasi artigianale.
Più spazio, più letture, meno immobilità
La trasformazione più evidente riguarda lo spazio. A EuroBasket 2022 e poi ancora nel 2025 si è consolidata una tendenza chiara: quintetti con almeno quattro giocatori capaci di palleggiare, passare e tirare, e lunghi meno inchiodati al pitturato. Non è sparito il centro classico, figurarsi, però gli si chiede altro. Bloccare e rotolare, certo, ma anche aprirsi, facilitare il passaggio extra, leggere dal gomito, punire un cambio difensivo.
La Germania campione nel 2025 è stata il manifesto più nitido di questa idea. Ha chiuso il torneo sul 9-0, vincendo la finale con la Türkiye 88-83, e già nel girone aveva impressionato per volume offensivo: 105,8 punti di media nella prima fase, dato che FIBA ha accostato a cifre storiche del torneo.
Il pick and roll è un sistema
Per anni il pick and roll è stato la base del gioco europeo. Oggi è diventato un ecosistema. Conta il blocco, certo, ma contano ancora di più il secondo passaggio e il terzo uomo coinvolto nell’azione. Le squadre migliori non cercano solo il vantaggio del portatore di palla: cercano la rotazione della difesa, il closeout in ritardo, il taglio dal lato debole.
La differenza, nei tornei recenti, l’hanno fatta le squadre capaci di usare più creatori dentro lo stesso quintetto. La Spagna del 2022, campione un po’ contro pronostico, aveva meno talento individuale di altre nazionali ma un ordine offensivo quasi spietato. Lorenzo Brown dava regia e cambi di ritmo, gli Hernangómez garantivano presenza interna, il resto del gruppo si muoveva con puntualità. Fu una vittoria istruttiva: il basket europeo può ancora conquistare il titolo senza il giocatore da copertina, purché abbia letture, disciplina e mani educate.
La Germania del 2025 ha portato questo principio un passo oltre. Nella finale Schröder ha firmato 16 punti, con 14 nel secondo tempo, e 12 assist, record per una finale di EuroBasket. Il dato non serve solo a celebrare un leader. Dice una cosa più interessante: l’élite europea ormai affida il comando a playmaker che non devono monopolizzare il pallone, ma dare forma a un attacco distribuito.
I lunghi restano decisivi, ma in modo meno antico
Chi continua a raccontare il basket europeo come un museo dei pivot anni Novanta è rimasto indietro di parecchi autobus. I lunghi pesano ancora, eccome, ma pesano se sanno muoversi dentro più registri. Nikola Jokić, Alperen Şengün, Jonas Valančiūnas, Kristaps Porziņģis, Goga Bitadze: profili diversi, stesso punto di partenza. Ognuno costringe la difesa a scegliere un male.
Il lungo moderno, in Europa, deve reggere il contatto vicino al ferro ma anche partecipare alla circolazione. Deve saper giocare da rollante, da facilitatore alto, a volte da tiratore d’appoggio. Nei recenti tornei si è visto bene anche nelle squadre meno profonde: se il centro resta statico, l’attacco si restringe; se invece attira due uomini o sa servire il taglio, il parquet si apre e la difesa comincia a tossire.
Difese più mobili, meno dogmatiche
L’altra grande novità è difensiva. Il basket europeo non ha abbandonato la sua vecchia durezza, l’ha resa più elastica. Le nazionali migliori cambiano copertura con naturalezza: un possesso in show aggressivo, quello dopo in contenimento, poi cambio sistematico su certi accoppiamenti, infine una zona sporca per rompere il ritmo. Non c’è più la religione del “si difende solo così”. C’è adattamento.
Il dettaglio interessante è che le difese europee rubano meno scena, ma condizionano di più. Non cercano sempre la giocata isterica. Sporcano gli angoli, ritardano il ribaltamento, obbligano l’attacco a rimettere palla per terra. È una forma di crudeltà molto civile.