John Wall: “Lasciare i Wizards è stato devastante”

John Wall a cuore aperto: racconta il dolore dell’addio a Washington nel 2020, il luogo che per un decennio ha chiamato casa

John Wall con la maglia dei Washington Wizards

Per John Wall, Washington non era solo una squadra: era casa, famiglia, identità. Per questo il suo addio nel 2020 non è mai stato digerito del tutto.

In un’intensa intervista al Dawg Talk Podcast, l’ex All-Star ha ripercorso la ferita aperta della separazione dai Wizards, la franchigia che lo aveva scelto con la prima chiamata assoluta nel 2010 e che ha segnato il suo percorso NBA.

Devastante. Volevo essere uno di quei giocatori fedeli a una sola maglia. Ma avevo appena perso mia madre, c’era la pandemia, e finalmente stavo tornando in forma. E poi, il giorno prima del training camp arriva il biglietto. Lo sentivo. Ma non volevo un nuovo inizio. Io volevo restare. Quella era casa

John Wall

A Washington, Wall ha vissuto le sue stagioni migliori: cinque volte All-Star, 19 punti e 9.2 assist di media in nove anni, e una leadership che andava oltre il parquet. Il culmine nel 2017: 23.1 punti, 10.7 assist e una cavalcata fino a Gara 7 delle semifinali di Conference contro Boston, il miglior risultato dei Wizards in quasi mezzo secolo.

Poi, il silenzio, gli infortuni (nel 2019 quello cruciale al tendine d’Achille, ndr), la decisione della dirigenza. La trade con Houston, più che un trasferimento, è sembrata un esilio. Wall non ha più ritrovato stabilità: 40 gare con i Rockets, una breve parentesi ai Clippers e poi il vuoto – così profondo da arrivare a pensare di togliersi la vita.

Ma non è finita. A 34 anni, Wall continua ad allenarsi con determinazione, come dimostra una recente sessione privata insieme a Michael Beasley: sudore, ritmo alto, canestri scambiati come se fosse ancora tutto da dimostrare.

Il ritorno in NBA resta incerto, ma la motivazione c’è tutta. John Wall non cerca solo una firma nera su bianco, ma cerca riscatto. E anche se il tempo è passato, il legame con Washington resta vivo. Perché certe case non si lasciano mai davvero.

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