NBA contro il tanking: nuove regole su Draft e lottery allo studio

La NBA accelera la lotta al tanking: nuove regole su Draft, lottery e pick protette dopo lo scandalo scommesse. La lega vuole tutelare competizione e trasparenza

Adam Silver NBA

La NBA torna a fare i conti con il tanking, una pratica mai realmente sradicata e che negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più controversi.

Dopo lo scandalo legato alle scommesse che ha coinvolto giocatori, allenatori e insider, la lega ha deciso di affrontare il problema in modo più diretto, collegandolo non solo all’integrità sportiva, ma anche alla gestione degli infortuni e alla trasparenza delle informazioni.

Durante l’ultimo Board of Governors, la lega ha presentato a proprietari e general manager una serie di ipotesi concrete per limitare le strategie di tanking, avviando un confronto che potrebbe portare a cambiamenti strutturali già nei prossimi anni.

Draft NBA e pick protette: il nodo centrale

Uno dei punti più critici riguarda l’uso delle pick protette, spesso sfruttate per giustificare scelte di roster discutibili nel finale di stagione. Tra le proposte emerse:

  • Limitare le protezioni alle sole top-4 o dalla 14 in poi, eliminando la zona “grigia” della media lottery
  • Vietare a una franchigia di scegliere in top-4 per due anni consecutivi
  • Congelare le posizioni della lottery dal 1° marzo, impedendo ribaltoni costruiti a tavolino nel finale di regular season

L’obiettivo non è colpire le squadre in piena ricostruzione, ma quelle che – come spiegato internamente – “manipolano deliberatamente rotazioni e disponibilità dei giocatori per influenzare il Draft”.

Dal 2019 a oggi: la lottery non ha eliminato il problema

La NBA aveva già modificato la Draft Lottery nel 2019, assegnando alle tre peggiori squadre le stesse probabilità (14%) per la prima scelta assoluta. I risultati, però, non hanno scoraggiato del tutto il tanking.

Negli ultimi anni, squadre fuori dalla top-5 per odds hanno comunque ottenuto la prima scelta, come Atlanta Hawks e Dallas Mavericks, segno che il sistema continua a offrire incentivi a “scivolare” in classifica.

Il caso Mavericks e le multe simboliche

Uno degli episodi più citati negli incontri interni alla lega resta quello dei Dallas Mavericks nell’aprile 2023. Ancora matematicamente in corsa per il play-in, Dallas decise di tenere fuori Kyrie Irving e limitare Luka Doncic, preservando una pick top-10 protetta dovuta ai Knicks.

La NBA multò la franchigia per 750.000 dollari, ma i Mavs conservarono la scelta, poi utilizzata (via trade down) per selezionare Dereck Lively II. Una sanzione economica che, col senno di poi, non ha realmente inciso sulla strategia adottata.

76ers, Jazz e il confine sottile tra gestione e tanking

Anche i Philadelphia 76ers sono finiti sotto osservazione: dopo un avvio con ambizioni da titolo, persero 29 delle ultime 37 partite, mantenendo una pick top-6 protetta che si è poi trasformata nella scelta n.3, VJ Edgecombe.

Situazione simile per gli Utah Jazz, multati per l’uso discutibile di Lauri Markkanen nel finale di stagione. Il nuovo presidente delle basketball operations, Austin Ainge, ha promesso discontinuità:

Non vedrete certe cose quest’anno

Austin Ainge

Resta però una pick top-8 protetta verso OKC che continua a pesare sulle decisioni.

Tanking, infortuni e scommesse: un intreccio pericoloso

Il vero cambio di passo arriva dal collegamento diretto tra tanking e betting illegale. Nell’indagine federale che ha coinvolto Terry Rozier e Damon Jones, emerge il ruolo di un insider che avrebbe anticipato assenze strategiche dei Portland Trail Blazers durante una fase di tanking evidente.

Da qui la risposta immediata della lega: nuove regole sul reporting degli infortuni, con aggiornamenti obbligatori ogni 15 minuti nel giorno gara. Gli effetti si sono visti subito, con una gestione molto più dinamica degli status dei giocatori in tutta la NBA.

Una linea più dura, ma non punitiva

Il messaggio della lega è chiaro: proteggere la credibilità della competizione, senza criminalizzare la ricostruzione. Il tanking “strutturale” resta tollerato, quello opportunistico e manipolativo molto meno.

Il confronto è appena iniziato, ma una cosa appare evidente: il Draft NBA non può più essere il premio per chi perde meglio degli altri.

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