Loading

Trae Young, Ja Morant e Paolo Banchero: quando le promesse diventano interrogativi

NBA All-Disappointment Team 2025-26. Da Trae Young a Ja Morant, passando per Paolo Banchero e Draymond Green: l’analisi di The Athletic sulle grandi promesse mancate

Tre anni fa sembrava l’inizio di una nuova era. Trae Young, Ja Morant e LaMelo Ball, insieme all’All-Star Game 2022, rappresentavano il futuro delle Point Guard NBA: talento, personalità e squadre in crescita. Oggi, a inizio 2026, quel futuro appare molto più incerto.

Secondo un’analisi approfondita pubblicata da The Athletic, nessuno dei tre ha vinto una serie di playoff dal 2022. Atlanta e Memphis galleggiano in zona Play-In, Charlotte è ancora una volta diretta verso la lottery. Ma il problema non è solo di squadra: anche le traiettorie individuali hanno perso slancio, tra infortuni ricorrenti, sviluppo tecnico rallentato e limiti mai davvero superati.

Da questa fotografia nasce l’NBA All-Disappointment Team 2025-26 di The Athletic: non una classifica dei peggiori giocatori, ma una selezione di chi, per ruolo, contratto e aspettative, sta rendendo molto meno di quanto ci si attendesse.

Ja Morant: il talento che non trova continuità

Per The Athletic, Ja Morant è il volto principale della delusione stagionale. Ha giocato appena 18 partite e non riesce a trovare continuità dal marzo 2023. Le percentuali raccontano un declino evidente (40.2% dal campo, 21.3% da tre) e le difese avversarie ormai lo sfidano apertamente sul perimetro.

L’impatto offensivo non compensa più una difesa minimale, mentre atteggiamento e linguaggio del corpo oscillano tra coinvolgimento e disconnessione. Il talento non è in discussione, ma senza affidabilità resta incompiuto.

LaMelo Ball: spettacolo senza solidità

Dopo l’All-Star Game del 2022, LaMelo Ball non ha mai disputato più di 47 partite in una stagione. Gli infortuni alle caviglie ne hanno frenato l’evoluzione, come sottolinea The Athletic.

Il play degli Hornets resta un passatore creativo e un tiratore capace di soluzioni fuori catalogo, ma paga scelte di tiro discutibili, poca pressione al ferro e un’efficienza modesta (53.2% di true shooting). Difensivamente è istintivo ma spesso fuori posizione.

Per un giocatore vincolato a un max contract, il divario tra potenziale e rendimento continua a essere troppo ampio.

Trae Young: quando l’attacco non è più autosufficiente

Per anni Trae Young è stato sinonimo di attacco totale. Oggi non più. L’infortunio al ginocchio ha inciso, ma il trend era già chiaro: PER ai minimi dalla stagione da rookie, true shooting in calo e percentuali da tre lontane dai picchi iniziali.

La sua fragilità difensiva è sempre stata nota, ma ora pesa di più perché l’impatto offensivo non basta più a compensare. Anche la NBA ha limitato alcune delle situazioni che gli permettevano di vivere in lunetta.

Il dato più sorprendente evidenziato da The Athletic è anagrafico: Young ha 27 anni, Morant 26, Ball 24. Tutti dovrebbero essere nel pieno della crescita, non in fase di stallo.

Paolo Banchero: la stella che non esplode

The Athletic chiarisce che forse “delusione” è un termine eccessivo, ma Paolo Banchero non ha fatto il salto atteso al quarto anno.

Il punto non è solo l’efficienza, ma il volume offensivo: meno tiri, minor centralità, usage rate sorprendentemente simile – e in alcuni tratti inferiore – a quello di Anthony Black, anche con Franz Wagner assente.

Paolo sta cercando di farci vincere le partite

Jamahl Mosley

Un approccio maturo, ma i numeri non premiano: 50.1% di true shooting a dicembre, percentuali basse sia da due che da tre. La domanda resta aperta: semplice fase post-infortunio o cambio strutturale nell’attacco di Orlando?

Draymond Green: l’equazione che non torna più

Secondo The Athletic, Draymond Green resta un difensore di alto livello, ma in attacco è diventato un problema sistemico. Non segna, non attacca il ferro, non viene marcato. Il risultato? Passaggi forzati e un turnover rate fuori controllo.

Il rapporto assist/palle perse è in caduta libera e l’equilibrio che per anni aveva retto l’attacco di Golden State si sta spezzando. L’IQ cestistico non basta più a compensare il declino fisico e offensivo.

Delusioni diffuse: Indiana, Garland e gli altri

L’analisi di The Athletic si allarga anche ad altri casi:

  • Indiana Pacers: il contesto spiega molto, ma Mathurin, Walker e Sheppard stanno rendendo sotto le aspettative, soprattutto i due del Draft 2023, tra i peggiori per efficienza
  • Darius Garland: rientro lento dall’infortunio, poca esplosività e impatto ridotto, con segnali di risalita ancora fragili
  • Herb Jones: estensione pesante, ma il profilo da elite 3&D non si è materializzato
  • Cam Johnson: ottimo tiratore, ma poco coinvolto e poco incisivo in un sistema che richiede altro
  • Jared McCain e Guerschon Yabusele: regressioni nette e ruolo sempre più marginale

Come sottolinea The Athletic, siamo solo a un terzo della stagione e alcune situazioni possono cambiare. Ma il messaggio è chiaro: il talento senza evoluzione non basta, soprattutto quando le aspettative sono altissime.

L’All-Disappointment Team non è una sentenza definitiva, ma un campanello d’allarme. Perché in NBA il tempo passa in fretta, e le promesse non mantenute diventano presto interrogativi.

Leggi anche

Failed to load data