Bucks umiliati, Giannis Antetokounmpo: “Quando mi fischiano, rispondo”
Una sconfitta umiliante, i fischi del pubblico e la reazione di Giannis Antetokounmpo. La serata simbolo della crisi dei Bucks va oltre il risultato
La serata del Fiserv Forum si è trasformata in un raro e rumoroso cortocircuito emotivo. Con i Milwaukee Bucks travolti dai Minnesota Timberwolves già prima dell’intervallo, il pubblico di casa ha scelto una strada insolita: i fischi. Un gesto che ha colpito dritto al cuore della franchigia e che ha provocato una reazione altrettanto diretta da parte di Giannis Antetokounmpo.
Sotto di oltre 30 punti all’intervallo, Milwaukee ha lasciato il campo accompagnata dai boo dei propri tifosi. Un segnale forte, che non è passato inosservato al leader della squadra.
La risposta di Giannis: pollici verso il basso e fischi al pubblico
All’inizio del terzo quarto, dopo un layup con fallo subito contro Julius Randle, Antetokounmpo è finito a terra sotto canestro. È lì che ha deciso di rispondere: doppio pollice verso il basso e fischi rivolti alla propria arena. Un’immagine destinata a far discutere.
A fine partita, persa 139-106, Giannis ha chiarito il proprio punto di vista senza filtri:
Quando mi fischiano, rispondo
Giannis Antetokounmpo
Per sua stessa ammissione, era la prima volta in assoluto che veniva contestato in casa.
Un gesto già visto in trasferta, ma mai a Milwaukee
Il gesto dei pollici verso il basso non è nuovo nel repertorio stagionale di Antetokounmpo. Lo aveva già mostrato lontano dal Wisconsin, in particolare:
- dopo il canestro decisivo a Indiana contro i Pacers a ottobre
- dopo la windmill dunk che aveva chiuso una vittoria contro Chicago
La differenza, questa volta, è tutta nel contesto. Non una trasferta ostile, ma il parquet che lo ha visto protagonista per 13 stagioni.
Gioco per i miei compagni, per me stesso e per la mia famiglia. Quando le persone non credono in me, io non sto con loro. Casa o trasferta non cambia. Non credo sia giusto, ma ognuno ha diritto alla propria opinione
Giannis Antetokounmpo
Poi, il passaggio più duro:
Dopo 13 anni qui, e considerando quello che ho fatto, nessuno ha il diritto di dirmi come dovrei comportarmi in campo
Giannis Antetokounmpo
Una sconfitta pesante e difficile da giustificare
La tensione nasce da una prestazione collettiva molto deludente. I Bucks scendono a 17-23, incassando la seconda sconfitta consecutiva contro una Minnesota priva di Rudy Gobert (squalificato) e Anthony Edwards (gestione dell’infortunio al piede).
Eppure, la gara è stata a senso unico:
- Timberwolves sempre avanti
- massimo vantaggio di 41 punti
- titolari di Milwaukee richiamati in panchina già a inizio quarto periodo
Non abbiamo giocato con la giusta intensità. Non abbiamo fatto le cose giuste, né giocato da squadra. L’impegno è stato basso. E questo non puoi permettertelo
Giannis Antetokounmpo
Stanchezza sì, alibi no
Doc Rivers ha provato a spiegare il crollo parlando di gambe pesanti, dopo una lunga trasferta a Ovest e prima di ripartire per un nuovo viaggio.
Sembravamo senza energie. Sapevo che sarebbe stata una partita difficile
Doc Rivers
Giannis, però, non ha accettato la giustificazione:
Stanchi? Un po’. Ma non è una scusa. Non dirò mai che non avevo le gambe. Dirò che potevo fare di più, che il mio impegno poteva essere migliore
Giannis Antetokounmpo
Un’autocritica netta, che chiama in causa l’intero gruppo più che il calendario.