Paul Pierce critica Jalen Brunson: è lui il problema dei Knicks?
Paul Pierce punta il dito contro Jalen Brunson, ma i numeri e il contesto raccontano una storia più complessa sul momento dei Knicks
L’avvio di stagione dei New York Knicks 2025-26 aveva raccontato una storia ben diversa. Terzo posto a Est, NBA Cup in bacheca e una sensazione diffusa di solidità. Gennaio, però, ha cambiato il copione: 3 vittorie e 7 sconfitte nelle ultime 10 partite, rendimento in calo e prime crepe narrative attorno al leader della squadra.
A riaccendere il dibattito ci ha pensato Paul Pierce, che nel podcast Ticket & The Truth ha lanciato una lettura piuttosto netta:
Brunson è il miglior giocatore dei Knicks, ma non credo che i compagni amino giocare con lui. Ci sono tante armi, eppure l’attacco è troppo incostante
Paul Pierce
Un’affermazione forte, che merita però di essere contestualizzata.
Brunson domina, ma l’attacco convince meno
Sul piano individuale, Jalen Brunson sta vivendo un’altra stagione di altissimo livello: 27.9 punti e 6.1 assist di media in 39 partite, numeri che gli sono valsi la nomina da titolare all’All-Star Game 2026 della Eastern Conference. Produzione, leadership e continuità non sembrano mancare.
Il punto sollevato da Pierce riguarda piuttosto la distribuzione offensiva. Giocatori come OG Anunoby e Mikal Bridges, entrambi già capaci in carriera di viaggiare stabilmente in doppia cifra, vengono talvolta percepiti come “spettatori” di un attacco troppo centrato sulla palla in mano a Brunson.
Un tema legittimo, ma che non fotografa l’intero quadro.
Numeri alla mano: il supporting cast risponde
Al di là delle sensazioni, i dati raccontano altro. Oltre a Brunson, Karl-Anthony Towns, Bridges, Anunoby, Miles McBride e Josh Hart viaggiano tutti in doppia cifra per punti. Sia Bridges che Anunoby sono inoltre a meno di tre punti dalle loro medie in carriera, segnale che il coinvolgimento offensivo esiste e non è marginale.
Se c’è un problema, sembra più legato alla fluidità collettiva che a un reale malcontento nello spogliatoio.
C’è poi un aspetto spesso ignorato nel dibattito. Dopo la pesante sconfitta in doppia cifra contro i Dallas Mavericks, è stato proprio Brunson a convocare una riunione solo giocatori. Un gesto da leader, non da accentratore.
La risposta del campo è arrivata subito: +54 contro i Brooklyn Nets pochi giorni dopo. Coincidenza? Forse. Segnale? Difficile ignorarlo.
Il contesto delle sconfitte cambia la narrazione
Altro dettaglio cruciale: Brunson non era in campo nelle sconfitte contro Phoenix Suns e Golden State Warriors, mentre ha giocato meno di cinque minuti nel ko contro i Sacramento Kings. Attribuire interamente il momento negativo alla sua gestione offensiva rischia quindi di essere una semplificazione eccessiva.
La domanda vera non è se Brunson sia un problema, ma se i Knicks abbiano già trovato il giusto equilibrio tra talento, gerarchie e continuità. Con l’All-Star Weekend alle porte, il margine per aggiustare è ancora ampio.