LeBron James escluso dagli All-NBA: la regola delle 65 partite divide
La stagione di LeBron James prende una piega storica: l’assenza contro gli Spurs lo esclude dai premi NBA, interrompendo una striscia All-NBA durata 21 anni
I Los Angeles Lakers cadono 136-108 contro gli Spurs, ma la notizia va ben oltre il risultato: LeBron James è ufficialmente fuori dalla corsa per i premi di fine stagione, interrompendo una striscia All-NBA che durava da 21 stagioni consecutive, un record assoluto nella storia della lega.
Il motivo è l’assenza forzata per artrite al piede sinistro, che ha costretto James a saltare la sua 18esima partita stagionale. Un numero che rende matematicamente impossibile raggiungere la soglia delle 65 gare giocate, requisito necessario per l’eleggibilità agli NBA Awards.
Un regolamento che cambia le prospettive
La regola delle 65 partite, introdotta dalla NBA a partire dalla stagione 2023-24, continua a far discutere. L’obiettivo è chiaro: incentivare la presenza in campo e tutelare il valore della regular season. Ma casi come quello di LeBron riaccendono il dibattito.
L’allenatore dei Lakers JJ Redick, parlando prima della sfida contro San Antonio, ha espresso una posizione piuttosto equilibrata:
Avere delle linee guida per i votanti è corretto. Ma trasformarle in un vincolo rigido forse non è sempre la soluzione migliore
JJ Redick
Redick, che in passato ha fatto parte del gruppo dei votanti, ha ricordato come in altre epoche giocatori con 54-56 partite disputate fossero comunque considerati per i riconoscimenti individuali.
Spurs d’accordo sul principio, meno sui dettagli
Sulla stessa linea, almeno in parte, anche Mitch Johnson, coach degli Spurs, che ha difeso lo spirito della norma senza sposarne completamente l’applicazione:
L’intenzione ha senso: giocare 82 partite è durissimo, fisicamente e mentalmente. Ma stabilire se 65 sia il numero giusto è un altro discorso
Mitch Johnson
Johnson ha sottolineato come la regola finisca per penalizzare anche stagioni di altissimo livello, quando gli infortuni entrano in gioco in modo inevitabile.
Il precedente Wembanyama e il caso Doncic
Un esempio recente è quello di Victor Wembanyama: appena 46 presenze nella passata stagione prima dell’infortunio che ne ha chiuso l’annata, ma comunque leader NBA per stoppate a gara (3.8) e considerato da molti un candidato legittimo al Defensive Player of the Year.
Situazione delicata anche per Luka Doncic, assente per la terza partita consecutiva a causa di un lieve stiramento al bicipite femorale sinistro. Il numero 77 dei Lakers ha già saltato 11 gare e può permettersene solo altre sei se vuole restare eleggibile per i premi.
Secondo fonti vicine alla squadra, Doncic ha ripreso a correre lunedì e avrebbe in programma una sessione di 5 contro 5 con contatto. Non è escluso un ritorno contro i Dallas Mavericks, sua ex squadra, mentre resta l’obiettivo di partecipare all’All-Star Game in programma all’Intuit Dome.
A 26 anni, Doncic è anche il giocatore più votato all’All-Star Game per la prima volta in carriera, superando quota 3 milioni di preferenze.
Fine di un’era, non di una leggenda
La striscia All-NBA di LeBron si ferma, ma il contesto racconta molto di più di un semplice numero. Tra gestione fisica, nuove regole e una lega sempre più attenta alla disponibilità stagionale, anche i simboli assoluti devono fare i conti con una NBA che cambia.