Come cambierebbe la NBA senza Draft e Lottery

Senza Lottery e senza Draft, sarebbero i giocatori a scegliere la franchigia: rivoluzione competitiva o rischio per lo show NBA?

NBA Draft Lottery

E se la NBA abolisse il Draft? Sembra una soluzione estrema alla piaga del tanking, ma quali sarebbero le conseguenze – positive e negative – di una decisione simile, qualora Adam Silver decidesse di percorrere questa strada?

Abolire il Draft per eliminare il tanking non è un tema oggi realmente sul tavolo negli uffici della lega, ma potrebbe diventarlo se le alternative si rivelassero inefficaci. Per quanto traumatica, l’ipotesi ha una sua logica: il tanking è una diretta conseguenza della Draft Lottery, che premia le squadre con i peggiori record stagionali offrendo loro maggiori probabilità di ottenere le prime scelte.

Se l’obiettivo è davvero cancellare il tanking, allora bisognerebbe eliminare la Lottery. E senza Lottery, il Draft NBA per come lo conosciamo perderebbe gran parte del suo senso strutturale.

Come sarebbe una NBA senza Draft?

In questa prospettiva, il Draft diventa un meccanismo che incentiva una mentalità fallimentare: premia chi perde e impone ai giovani prospetti destinazioni non scelte. Atleti che stanno per entrare nel professionismo potrebbero invece voler decidere autonomamente dove svilupparsi, scegliendo città, staff tecnici e progetti più adatti alle proprie caratteristiche.

Un’alternativa potrebbe essere una sorta di National Signing Day NBA, in cui i prospetti – provenienti dal college o dall’estero – dichiarano pubblicamente la propria scelta. Un evento magari ordinato da una “super board” redatta da esperti, ma in cui la decisione finale spetterebbe al giocatore.

La possibilità di firmare un talento di primo livello dipenderebbe così dallo spazio salariale (salary cap) e dalla qualità della gestione contrattuale della franchigia. Il reclutamento diventerebbe centrale: progetto tecnico, prospettive di crescita e competitività conterebbero quanto – o più – dell’offerta economica.

L’esempio Cooper Flagg e la libertà di scelta dei rookie

Immaginiamo un prospetto come Cooper Flagg in un sistema senza Draft. Dopo l’apertura del mercato estivo, le squadre avrebbero già liberato spazio salariale o firmato free agent, preparandosi alla corsa ai giovani talenti.

Flagg potrebbe trovarsi a scegliere tra:

  • i Boston Celtics, soluzione sentimentale e geografica, ma con un fit tecnico complesso accanto a Jaylen Brown e Jayson Tatum;
  • i Washington Wizards, con maggiore spazio salariale per offrire un contratto massimo e costruire attorno a lui;
  • i Golden State Warriors, capaci di proporre un progetto tecnico di alto livello accanto a Stephen Curry.

In questo scenario, la scelta sarebbe il risultato di una valutazione personale e strategica, non dell’estrazione casuale della Lottery. Il potere decisionale passerebbe dalla franchigia al giocatore.

Perché abolire il Draft potrebbe funzionare

Un sistema simile aumenterebbe l’incertezza rispetto all’attuale previsione dell’ordine di scelta. Il mercato diventerebbe più creativo e dinamico, con General Manager impegnati a trattare direttamente con agenti e prospetti.

Non tutte le squadre punterebbero necessariamente ai nomi più altisonanti: alcune potrebbero preferire specialisti con richieste economiche più contenute, altre sfruttare trade e minore concorrenza in free agency.

Il vantaggio principale sarebbe la scomparsa strutturale del tanking. Una franchigia interessata a convincere un rookie dovrebbe valorizzare le proprie 82 partite, dimostrando solidità progettuale e qualità di sviluppo tecnico. La competitività tornerebbe a essere un valore da esibire, non da sacrificare.

Perché l’NBA senza Draft potrebbe non funzionare

Il sistema attuale, pur con i suoi limiti, funziona. Lo dimostra anche il valore crescente dei diritti televisivi della lega. Il Draft non è solo un meccanismo sportivo, ma un evento mediatico.

La Draft Lottery, la Combine, le analisi pre-Draft e la stessa notte delle scelte generano contenuti, interazioni e ricavi. L’ecosistema che ruota attorno al Draft alimenta l’interesse nei mesi tra Finals e Summer League.

Eliminare tutto questo significherebbe rinunciare a uno degli appuntamenti più seguiti e discussi dell’anno. Non è scontato che un eventuale National Signing Day genererebbe lo stesso hype.

Abbandonare un modello consolidato per uno mai sperimentato comporta rischi economici e di equilibrio competitivo, anche se garantirebbe l’eliminazione quasi totale del tanking.

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