Durant sorprende: “Il migliore con cui ho giocato? Curry e Westbrook”
Kevin Durant non sceglie un solo nome: per la stella dei Rockets il miglior compagno di squadra è un pareggio tra Stephen Curry e Russell Westbrook
Kevin Durant non si è nascosto. E, quando gli è stato chiesto di scegliere il miglior compagno di squadra con cui abbia mai giocato, ha deciso di non scegliere affatto.
Durante un’apparizione nel podcast di Matt Barnes e Stephen Jackson, la stella degli Houston Rockets ha risposto in modo diretto: per lui è un pareggio tra Stephen Curry e Russell Westbrook.
Una dichiarazione che ha immediatamente acceso il dibattito.
Kevin Durant sceglie Curry e Westbrook: “È un pareggio”
La domanda era semplice: chi è il miglior giocatore con cui hai condiviso il parquet?
Durant non ha esitato.
È un pareggio tra Steph e Russ. Con Russ non ho mai avuto paura che potesse perdere un matchup. Mai. Da leader ti preoccupi di tante cose prima di una partita… ma sapere di avere quella sicurezza nel playmaker mi rendeva la vita più semplice. E con Steph era la stessa cosa
Kevin Durant
Non ha parlato di talento puro, di statistiche o di trofei. Ha parlato di fiducia. Di quella sensazione di controllo che un leader cerca prima ancora della palla a due.
Durant ha giocato con MVP, All-Star e campioni NBA. Eppure ha ristretto il discorso a due point guard che, a suo dire, eliminavano ogni incertezza.
Il messaggio dietro le parole su Russell Westbrook
Il timing non è casuale.
Negli ultimi mesi erano riemerse online alcune presunte dichiarazioni critiche nei confronti di Westbrook durante gli anni agli Oklahoma City Thunder, alimentando una narrazione di tensioni irrisolte.
Le parole di Durant, tornato recentemente sotto i riflettori per una vicenda social, vanno in direzione opposta.
Ha sottolineato la totale assenza di timore quando Westbrook gestiva il ritmo. Nessuna insicurezza, nessun dubbio nei momenti decisivi. Un attestato di stima che ridimensiona molte ricostruzioni retrospettive.
Non nostalgia. Non diplomazia. Semplice chiarezza.
Il confronto con i tempi ai Warriors
Con Curry, invece, il discorso cambia ma il risultato resta identico.
Ai Golden State Warriors, Durant ha condiviso il campo con un sistema offensivo capace di soffocare le difese prima ancora che potessero adattarsi. Curry non solo segnava: dettava il ritmo, forzava raddoppi, apriva spazi irreali.
Per Durant, quella sensazione era la stessa provata con Westbrook: certezza competitiva.
Due stili opposti. Stessa garanzia.
Perché questa risposta dice molto più di quanto sembri
Durant non ha scelto il compagno più vincente.
Non ha scelto il più tecnico.
Non ha scelto quello con cui ha conquistato più titoli.
Ha scelto chi gli ha tolto la paura.
In una lega dove il dibattito si concentra su ranking e gerarchie storiche, la sua risposta sposta l’attenzione su un elemento meno misurabile ma decisivo: la fiducia assoluta nel proprio playmaker.
Ed è forse questo il vero criterio con cui Durant valuta la grandezza.