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T’Wolves sotto pressione: Gobert critica Edwards e Randle

Gobert elogia il ritorno di Kyle Anderson ma le sue parole suonano come una critica agli isolamenti di Edwards e Randle

A volte basta una frase per accendere una crepa. E quella pronunciata da Rudy Gobert prima della gara di martedì ha il suono di un messaggio preciso nello spogliatoio dei Minnesota Timberwolves.

Il ritorno di Kyle Anderson (subito in campo nella vittoria per 117-110 contro i Grizzlies) è stato accolto con entusiasmo dal centro francese, ma il motivo va oltre la semplice nostalgia tecnica.

Penso semplicemente a passare la palla. Sarò onesto… qualcuno (Kyle Anderson) che cerca di passarla ai compagni. Semplice, no? È un connettore, uno che crea gioco per gli altri

Rudy Gobert

Parole che, lette tra le righe, suonano come una critica all’attuale flusso offensivo della squadra. I numeri raccontano una storia coerente: Gobert tenta appena 6,3 tiri a partita, il minimo da quasi un decennio, mentre Minnesota è solo 14esima per assist di squadra.

In un sistema dove Anthony Edwards (41 punti con Memphis) e Julius Randle (doppia doppia da 23 con 11 rimbalzi) monopolizzano molte conclusioni in isolamento, il rischio è che gli altri finiscano ai margini.

Anderson rappresenta l’antidoto ideale: letture rapide, circolazione fluida ed è un giocatore che può dare un impatto senza bisogno di volume offensivo. Non cambia le gerarchie, ma può cambiare i ritmi. E in una Western Conference compressa, con Minnesota quarta a 38-23 e il margine sottilissimo nella corsa serrata per il terzo posto, ogni dettaglio pesa.

La questione non è statistica, ma identitaria. I Timberwolves vogliono essere una squadra che condivide o una che vive di fiammate individuali? Gobert ha lanciato il messaggio. Ora la risposta dovrà arrivare dal parquet.

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