Victor Wembanyama: il miglior giocatore del mondo
Victor Wembanyama ha trascinato i San Antonio Spurs alle Finals con una serie storica. Numeri, record e un impatto senza precedenti
Oklahoma City Thunder vs. San Antonio Spurs, una serie di Playoff che ha alterato la traiettoria dell’intera NBA. I campioni in carica, con 64 vittorie in regular season e il sogno del repeat, spediti a casa da una squadra che ha schierato il quintetto più giovane nella storia delle Conference Finals: 22 anni e 346 giorni.
Le prime due partite giocate a Oklahoma sono state definite (non impropriamente) il “Nirvana” del basket. Un livello di fisicità, atletismo e perfezione tecnica che non si era mai visto, nemmeno in un campionato come l’NBA.
Due squadre che diventeranno ben presto il modello da seguire per costruire roster competitivi, giovani ed economicamente sostenibili nel medio-lungo periodo (il trio degli Spurs, ad esempio, è ancora sotto contratto da rookie).
Ma è soprattutto l’epilogo della serie – dominata e indirizzata dalla sola presenza di un alieno – a raccontarci qualcosa che oggettivamente viene difficile ammettere: Victor Wembanyama è già il miglior giocatore del mondo… a 22 anni.
Victor sta cambiando il gioco
Se la difesa non vi aveva ancora convinti (primo giocatore di sempre a vincere il premio di Difensore dell’Anno all’unanimità), vi basta osservare la reazione dei Thunder (o di Reggie Miller in telecronaca) alla tripla segnata da 9,8 metri per mandare Gara 1 ai supplementari:
O quella dopo il più classico dei tiri allo scadere di un centro alto (quasi) 2 metri e 30 centimetri in Gara 4:
Due giocate da highlights che nascondono, in realtà, l’impatto straordinario che il francese ha avuto nella serie – finora – più importante della sua carriera. San Antonio è arrivata a Gara 7 esclusivamente perché in squadra aveva Victor Wembanyama: i Thunder non erano mai stati così in difficoltà nell’ultimo anno per colpa di un singolo giocatore.
In questa stagione Shai Gilgeous-Alexander (uno degli attaccanti più forti in isolamento nella storia) ha avuto problemi esclusivamente contro gli Spurs: marcato da un fenomeno come Castle e atteso in area da Wemby non ha avuto armi, se non quella di trovare i suoi compagni smarcati sul perimetro.

Fa paura dirlo, ma non esiste alcun antidoto. E, per la prima volta nelle ultime due stagioni, una squadra che sembrava (quasi) perfetta come Oklahoma ha trovato davanti a sé un rebus che non è riuscita a risolvere – nemmeno con la genialità di Daigneault.
San Antonio è la prima squadra nella NBA moderna a potersi permettere una difesa con zona 1-4 (con quattro esterni sul perimetro) perché Wembanyama può coprire 5 metri in pochi decimi di secondo – e allo stesso tempo tenere Shai in 1v1 o stoppare chiunque si trovi nei pressi dell’area.

Da notare anche qui la zona 1-4 con 4 esterni (Harper, Champagnie, Castle e Fox) a difendere il perimetro, con Wemby in area pronto ad aiutare su qualsiasi penetrazione.
Un muro che i Thunder, nonostante le 7 partite, non hanno scalfito a sufficienza per riuscire a superarlo.
Per la prima volta in carriera Shai non ha avuto le “risposte al test”, esclusa una Gara 7 in cui ha segnato tiri impossibili – ma è stato abbandonato dai compagni e da Chet Holmgren che ha avuto letteralmente paura di affrontare Wembanyama.
Superati anche Magic e LeBron
Il “Game Score” è un indice statistico ideato nel 2005 che misura il valore di ogni prestazione individuale e tiene conto di moltissimi fattori (punti, assist, tiri sbagliati, palle perse etc.).
E proprio Victor Wembanyama, con una prestazione irreale da 41 punti e 24 rimbalzi – nella prima gara contro OKC – ha registrato la miglior prestazione di sempre per un Under 22 tra Conference e Finals NBA.
Superato il mitologico record che apparteneva a Magic Johnson (Game Score di 39.6) quando chiuse le Finals del 1980 giocando da centro al posto di un Kareem Abdul-Jabbar infortunato.

Scala in terza posizione la prestazione leggendaria di LeBron James contro i Pistons nel 2007, quando chiuse la partita segnando da solo gli ultimi 25 punti dei Cavs in Gara 5 nel doppio overtime.
Un impatto senza precedenti
Forse si era già capito, ma la serie contro i Thunder lo ha confermato: Victor è l’essere umano con l’impatto maggiore su un campo da basket che si sia mai visto.
E i numeri delle Finali di Conference contro Oklahoma lo certificano:
| Offensive Rating | Defensive Rating | Net Rating | |
| Spurs con Wembanyama in campo | 115.4 | 99.6 | +15.8 |
| Spurs senza Wembanyama in campo | 100.1 | 114.6 | -14.5 |
San Antonio, senza Wembanyama sul parquet, passa dall’essere una squadra in corsa per vincere le Finals a una che non segna nemmeno con una vasca da bagno al posto del canestro. E in difesa torna a subire quanto una normale squadra contro i Thunder (circa 115 punti ogni 100 possessi).
La squadra di Mitch Johnson peggiora di ben 30.3 punti ogni 100 possessi (considerando difesa e attacco) senza il suo miglior giocatore in campo.

Solamente la sua presenza costringe le squadre avversarie a cambiare modo di attaccare e ragionare. E succederà anche contro New York, che dovrà trovare la soluzione al test Wemby prima che San Antonio vinca quattro partite su sette.
Sulle orme di Tim Duncan
Nella storia della NBA abbiamo già visto giocatori alti e lunghi come Wembanyama – circa una decina, a partire da Manute Bol e George Muresan (2,31 m) – ma a livello di capacità tecniche e atletiche nessuno si è mai avvicinato neanche lontanamente a Victor.
E lo sa anche Shaquille O’Neal:
Wembanyama è il primo big-man perfetto che sia mai stato creato. Sa fare tutto, è una gioia vederlo giocare
Shaquille O’Neal dopo Gara 5 contro Portland
Un giocatore che sembra fuggito da qualche laboratorio. Che sta cambiando la concezione stessa del basket fin dalla sua stagione da rookie e che già al terzo anno può trascinare San Antonio ad un trionfo che sarebbe fantascienza, per tempi e modalità.
Ora come ultimo ostacolo alle Finals ci sono i New York Knicks… proprio come nel 1999. Ventisette anni fa il Finals MVP finì nelle mani di Tim Duncan: fu la genesi della dinastia Spurs di Gregg Popovich.
Oggi è il turno di Wembanyama, che ha la possibilità diventare il quarto giocatore nella storia a vincere il Finals MVP a soli 22 anni. Prima di lui solamente Magic Johnson, Kawhi Leonard e Tim Duncan.
Appuntamento con la storia: Gara 1 delle NBA Finals 2026 tra Knicks e Spurs va in scena dalle 2:30 di stanotte. Da una parte la sorpresa New York, dall’altra il fenomeno Wembanyama. Il palcoscenico è quello più grande di tutti.