Start, Bench o Cut, Stephen Curry Edition: “Taglio quello del 2016”
Qual è stata la miglior versione di Steph Curry? Andre Iguodala non ha dubbi: il Curry del titolo NBA 2022 supera anche quello della storica stagione da 73 vittorie
Ci sono ferite sportive che il tempo non può rimarginare, nemmeno dopo aver conquistato quattro anelli e aver riscritto la storia del gioco. Nel regno dei Golden State Warriors, la perfezione estetica e statistica si scontra spesso con il fantasma del più grande rimpianto della baia: le Finals del 2016.
Ed è proprio partendo da quel trauma collettivo che Andre Iguodala, storico sesto uomo di quella dinastia e MVP delle Finals nel primo Titolo del 2015, ha innescato un dibattito tanto affascinante quanto spietato sulle diverse versioni di Stephen Curry, dimostrando come un singolo errore possa pesare più di un’intera stagione da record.
Ospite di Richard Jefferson a “The Richard Show”, Iguodala si è prestato al classico gioco del “Start-Bench-Cut” (chi schieri titolare, chi porti in panchina, chi tagli dal roster) applicato a tre annate leggendarie del numero 30: il 2015, il 2016 e il 2022. La sua risposta ha lasciato lo studio a bocca aperta:
Nel mio quintetto titolare metto lo Steph del 2022. Non direi che sia stata in assoluto la sua versione migliore, ma ci scherzo sempre con lui… e posso permettermi di farlo solo per colpa di quel passaggio con la mano sinistra
Andre Iguodala
Davanti allo sguardo sbigottito di Jefferson, il nesso logico è diventato improvvisamente chiarissimo: quel passaggio mancino a cui si riferisce Iguodala è la sanguinosa palla persa da Curry nei minuti finali di Gara-7 delle Finals 2016 contro i Cleveland Cavaliers. Un errore costato il titolo che ha spinto l’ex MVP delle Finals a una scelta drastica:
Taglio il 2016 proprio per quel passaggio contro i Cavs. Poi metto in panchina il 2015 e, come detto, schiero titolare la versione del 2022
Andre Iguodala
La provocazione di Iguodala tocca un nervo scoperto, preferendo l’efficacia dei titoli vinti alla grandezza incompiuta della stagione del record.
Lo Steph Curry del 2022, d’altronde, è stato l’uomo della maturità completa: dopo aver mancato i playoff l’anno prima, ha trascinato i Warriors (di cui abbiamo risposto a cinque dubbi per il proseguo dalla Dinastia) a un record di 53-29 alzando i giri del motore nella post-season (27.4 punti col 39.7% da tre) per andarsi a prendere il suo primo, meritatissimo premio di Finals MVP contro Boston.
Altrettanto solido il posizionamento del 2015, l’anno del primo storico anello della dinastia e del primo MVP della sua carriera, sublimato da dei playoff da 28.3 punti a partita. Il vero paradosso editoriale resta però il taglio della versione 2016.