La stagione da record di Jalen Brunson

Jalen Brunson completa una delle stagioni più straordinarie degli ultimi anni, conquistando sette trofei tra premi individuali e successi di squadra

Jalen Brunson esulta dopo la tripla decisiva in Gara-6 della serie di primo turno dei Playoff NBA 2025 tra New York Knicks e Detroit Pistons

Quando la sirena finale di Gara-5 risuona al Frost Bank Center di San Antonio, la storia è già stata scritta. I New York Knicks sono campioni NBA per la prima volta dal 1973 e, mentre i compagni festeggiano sul parquet, Jalen Brunson cerca una sola persona.

La trova in panchina: suo padre Rick Brunson, oggi assistente, che in otto stagioni da giocatore NBA non era mai riuscito a conquistare un anello.

L’abbraccio tra padre e figlio rappresenta l’immagine perfetta di una stagione che difficilmente verrà dimenticata. Tra dicembre e giugno, Brunson ha infatti raccolto sette trofei, tra riconoscimenti individuali e successi di squadra, costruendo un percorso unico nel panorama NBA recente.

Sette trofei in sette mesi

La collezione di successi del numero 11 dei Knicks è impressionante:

  • NBA Cup
  • MVP dell’NBA Cup
  • Shooting Stars all’All-Star Weekend
  • Titolo della Eastern Conference
  • MVP delle Finals della Eastern Conference
  • Titolo NBA
  • Finals MVP

Sette trofei distribuiti lungo tutta la stagione, con un unico protagonista al centro della scena.

Il primo passo: NBA Cup e MVP del torneo

Il viaggio è iniziato con la conquista della NBA Cup, competizione che molti continuano a considerare secondaria ma che per New York ha rappresentato una chiara dichiarazione d’intenti.

Dopo aver superato la fase a gironi e aver eliminato gli avversari nella fase a eliminazione diretta, i Knicks si sono presentati a Las Vegas per le Final Four. In semifinale è arrivata la vittoria contro gli Orlando Magic, mentre in finale Brunson ha guidato New York al successo contro i San Antonio Spurs di Victor Wembanyama.

Con il trionfo è arrivato anche il premio di MVP dell’NBA Cup, permettendo a Brunson di chiudere la serata con due trofei già in bacheca.

Padre e figlio insieme all’All-Star Weekend

Il terzo riconoscimento è arrivato durante l’All-Star Weekend di Los Angeles. Nella competizione Shooting Stars, Brunson ha formato una squadra speciale insieme a Karl-Anthony Towns, alla leggenda dei Knicks Allan Houston e al padre Rick.

Non si tratta di un trofeo paragonabile ai successi conquistati nei mesi successivi, ma aggiunge un tassello importante a una narrazione che ha accompagnato tutta l’annata: quella di un padre e un figlio che hanno condiviso ogni momento decisivo della stagione.

Playoff dominati e finale di Conference senza storia

È nei playoff che la stagione di Brunson assume contorni storici.

Guidati da Mike Brown, i Knicks trovano continuità e fiducia, arrivando fino alle Finals dopo una lunga striscia vincente. Il passaggio simbolo arriva nella finale della Eastern Conference contro i Cleveland Cavaliers.

La serie si trasforma in un dominio assoluto: sweep per 4-0 e nessuna reale possibilità di replica per Cleveland. Brunson chiude con 25,5 punti e 7,8 assist di media, tirando con il 48,7% dal campo.

Il risultato è l’assegnazione unanime del Larry Bird Trophy come MVP della finale di Conference, mentre New York conquista il titolo della Eastern Conference. Altri due trofei finiscono così nelle mani del capitano dei Knicks.

Numeri da MVP

I numeri spiegano meglio di qualsiasi definizione l’impatto avuto da Brunson.

In regular season ha prodotto 26 punti, 6.8 assist e 3.3 rimbalzi di media, mantenendo il 46,7% dal campo e il 36,9% da tre punti.

Nei playoff ha ulteriormente alzato il livello, arrivando a 28.4 punti, 6.1 assist, 3.2 rimbalzi e 1.2 recuperi di media, chiudendo al primo posto nella lega per punti realizzati, canestri segnati e tentativi dal campo.

Non è la fotografia di un giocatore trascinato dal sistema, ma quella di un leader capace di costruire il sistema attorno a sé.

Le Finals contro gli Spurs: quattro rimonte da leggenda

Per conquistare il titolo NBA, New York ha scelto il percorso più difficile.

Il 4-1 finale contro San Antonio racconta solo una parte della storia. In ognuna delle quattro vittorie ottenute dai Knicks, infatti, la squadra è stata costretta a recuperare uno svantaggio in doppia cifra.

Il capolavoro assoluto arriva in Gara-4. Sotto di 29 punti sul punteggio di 81-52, New York realizza una rimonta incredibile e vince 107-106. Brunson segna 36 punti e trascina i compagni quando tutto sembra ormai perduto.

Gara-5 e il titolo NBA dopo 53 anni

L’ultimo atto segue lo stesso copione.

I Knicks vanno sotto di 16 punti nel secondo quarto e si ritrovano ancora a -10 a meno di nove minuti dalla fine. A quel punto Brunson prende il controllo della partita.

Dieci punti consecutivi riportano New York in carreggiata, aprendo un parziale decisivo di 21-7. Il canestro del sorpasso arriva a poco più di un minuto dalla sirena finale.

La sua prestazione è da record: 45 punti, massimo storico per un giocatore dei Knicks in una gara di Finals, con 14/27 dal campo, 4/7 da tre e 13/15 ai liberi.

Nella serie conclude con 32.6 punti, 4.6 assist e 4.2 rimbalzi di media, numeri che gli valgono l’assegnazione unanime del Bill Russell Trophy come MVP delle Finals.

Il settimo trofeo personale arriva insieme al più importante di tutti: il Larry O’Brien Trophy, che torna finalmente a New York.

Il significato di una stagione irripetibile

Per comprendere la portata dell’impresa basta ricordare un dato: i Knicks non conquistavano il titolo NBA dal 1973.

Per oltre mezzo secolo, intere generazioni di tifosi hanno vissuto raccontando le gesta di Walt Frazier e delle squadre del passato senza poter celebrare un successo simile. Brunson ha cambiato tutto questo.

La sua grandezza non risiede nell’atletismo spettacolare o nelle giocate da copertina. Si manifesta nei finali di partita, nella capacità di prendere decisioni quando la pressione aumenta e nel trasformare situazioni disperate in vittorie.

I sette trofei conquistati non hanno tutti lo stesso peso, ma rappresentano qualcosa di unico: la capacità di essere protagonista in ogni fase della stagione, dall’NBA Cup alle Finals.

Alla fine resteranno i numeri, i record e il titolo NBA riportato a Manhattan. Ma forse l’immagine destinata a durare più a lungo sarà quella di Jalen e Rick Brunson abbracciati a bordo campo, con sette trofei condivisi e una città intera che, dopo 53 anni, può finalmente tornare a festeggiare.

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