Zion-Nike, la storia della scarpa da un miliardo di dollari

Prima ancora di arrivare in NBA, Zion era già capace di muovere miliardi: nel 2019 una sua scarpa esplosa fece crollare il valore di Nike in Borsa

Zion Duke Vs North Caroline shoe blowout

È bastato meno di un minuto, per la precisione 30 secondi. Zion Williamson riceve il pallone, prova a cambiare direzione e la sua scarpa sinistra praticamente esplode sotto il peso del movimento. Il piede scivola fuori dalla Nike PG 2.5, Zion finisce a terra e la partita più attesa del college basketball perde immediatamente il suo protagonista.

Era il 20 febbraio 2019, Duke affrontava North Carolina e intorno a Williamson c’era già un’attenzione enorme. Per capire il livello di hype, bastano i prezzi dei biglietti: nei giorni precedenti alla partita alcuni erano arrivati a superare i 10.000 dollari, con prezzi medi intorno ai 5.000.

Zion, però, rimase in campo appena 36 secondi. La rottura della scarpa gli provocò un problema al ginocchio che lo costrinse ad abbandonare immediatamente la partita e a saltare anche le successive. Duke, senza la sua stella, perse contro North Carolina per 88-72.

Ma quella sera non fu soltanto Duke a pagare un prezzo parecchio alto.

Il crollo di Nike in borsa

Le immagini della Nike completamente distrutta fecero rapidamente il giro del mondo e il giorno successivo arrivarono anche le conseguenze a Wall Street.

Le azioni Nike scesero di circa l’1% nelle ore successive all’incidente e, secondo le stime riportate all’epoca, il movimento cancellò oltre 1 miliardo di dollari dalla capitalizzazione di mercato dell’azienda.

Non significa naturalmente che Nike abbia perso più di un miliardo in contanti per una scarpa rotta: quella cifra rappresentava la diminuzione del valore complessivo della società in Borsa. Il titolo avrebbe poi recuperato, ma l’impatto immediato dell’episodio fu enorme.

Anche perché il prodotto finito sotto i riflettori era una PG 2.5, modello della signature line di Paul George. Nel giro di pochi secondi una delle partite universitarie più seguite dell’anno si era trasformata nella pubblicità peggiore possibile per Nike.

E tutto questo quando Zion non aveva ancora giocato nemmeno un minuto in NBA.

La risposta immediata di Nike

Nike, però, non rimase a guardare. Zion ha raccontato che già il giorno successivo all’incidente alcuni rappresentanti dell’azienda incontrarono Coach K, storico allenatore di Duke, per trovare immediatamente una soluzione. Nel giro di pochi giorni tornarono dalla Cina con un paio di Kyrie 4 realizzate appositamente per Williamson, in modo da evitare che un episodio simile potesse ripetersi.

E lo stesso Zion, a distanza di tempo, ha voluto togliere responsabilità a Nike, spiegando che quella non era stata nemmeno l’unica volta in cui una sua scarpa aveva ceduto:

Non è stata colpa di Nike

Zion Williamson

Un dettaglio che cambia un po’ la lettura di quella serata. Nike pagò carissimo l’impatto mediatico di quelle immagini, ma Williamson non trasformò mai l’incidente in un caso contro l’azienda. Anzi, la risposta fu praticamente immediata: incontro con Duke e scarpe costruite su misura per uno dei giocatori più esplosivi che il college basketball avesse mai visto.

Pochi mesi dopo sarebbe diventato la prima scelta assoluta del Draft 2019, ma quella notte a Duke aveva già mostrato involontariamente quanto fosse enorme il suo impatto mediatico. Una scarpa distrutta, 36 secondi di partita e più di un miliardo di valore di mercato bruciato nel giro di poche ore: probabilmente uno degli incidenti più costosi mai legati a un paio di sneakers.

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