Giannis ai Warriors: perché la, potenziale, Trade non convince
Giannis ai Warriors cambierebbe gli equilibri NBA, ma non necessariamente in meglio. Golden State è davvero pronta a reggere l’impatto di una superstar con un roster incompleto?
Che il rapporto tra Giannis Antetokounmpo e Milwaukee Bucks sia ormai destinato a concludersi è noto a tutta la NBA. Mancano poche ore alla chiusura del mercato NBA e, tra le squadre più interessate a intavolare una trattativa per il greco, ci sono anche i Golden State Warriors.
L’arrivo di Giannis ai Warriors in questo momento non porterebbe benefici complessivi alla lega: indebolirebbe ulteriormente la Eastern Conference, privandola di uno dei suoi protagonisti più importanti e rendendola sempre meno competitiva rispetto alla Western Conference.
La destinazione Golden State Warriors non rappresenterebbe nemmeno l’ambiente ideale per Giannis. Dopo l’esperienza a Milwaukee, l’ala greca si troverebbe in una situazione diversa, ma non completamente competitiva. Attualmente, Golden State occupa l’ottavo posto a Ovest, con un record leggermente superiore al 50%, risultando quindi poco convincente come contesto per lottare concretamente per il titolo.
Al netto della stagione di Steph Curry, il team californiano non offre molte certezze. Una panchina discontinua, un Draymond Green in evidente calo (che potrebbe essere inserito in una eventuale trade) e l’infortunio di Jimmy Butler, che lo terrà fuori fino alla prossima stagione, delineano un quadro complesso. In questo contesto, l’eventuale arrivo di Giannis non rappresenterebbe una risposta strutturale ai problemi dei Warriors.
Un passo più lungo della gamba?
Un altro nodo centrale riguarda il contratto di Giannis Antetokounmpo. Golden State dovrebbe assorbire un accordo triennale da 186 milioni di dollari (due anni garantiti più una player option), una scelta che limiterebbe ulteriormente la flessibilità salariale futura della franchigia.
L’interesse è comprensibile: i Warriors hanno bisogno di rilanciarsi e vedono in questa mossa una possibile scorciatoia. La storia recente della NBA, però, insegna che le squadre arrivate al titolo hanno seguito percorsi di crescita ben strutturati: Denver Nuggets, Oklahoma City Thunder, Boston Celtics, la stessa dinastia Warriors.
Franchigie con un’ossatura stabile, competitive dalla prima partita di Regular Season fino all’ultima dei Playoffs NBA. Cosa porterebbe davvero una trade per Giannis ai Warriors, se non un’ondata di hype destinata ad aumentare le aspettative di una stagione che, oggi, appare fragile?