NBA Draft 2026, cinque underdog da tenere d’occhio
Mentre l’attenzione del NBA Draft 2026 è concentrata su AJ Dybantsa, Darryn Peterson e Cameron Boozer, tra la decima e la trentesima scelta si nascondono prospetti in grado di cambiare il futuro di una franchigia
A poche ore dalla chiamata inaugurale al Barclays Center di Brooklyn, il NBA Draft 2026 viene già considerato dagli addetti ai lavori come una delle classi più profonde e talentuose degli ultimi vent’anni. L’attenzione mediatica è inevitabilmente rivolta alla corsa per la prima scelta assoluta, con AJ Dybantsa, Darryn Peterson e Cameron Boozer protagonisti del dibattito.
La vera differenza, però, spesso si costruisce più avanti nel Draft. È nella fascia compresa tra la decima e la trentesima chiamata che le franchigie individuano i giocatori destinati a completare le rotazioni e, in alcuni casi, a superare le aspettative iniziali. In questa zona emergono tre profili molto diversi tra loro: Bennett Stirtz, Allen Graves, Chris Cenac Jr., Jayden Quaintance ed Ebuka Okorie. Cinque prospetti che rappresentano cinque differenti approcci al rischio ed allo sviluppo.
Bennett Stirtz: il playmaker che ha conquistato tutti
Bennett Stirtz è la scommessa sulla qualità delle letture e sulla solidità tecnica.
Il suo percorso è tra i più particolari dell’intera classe: dalla Division II con Northwest Missouri State fino a Iowa, passando per Drake, sempre insieme a coach Ben McCollum. Nell’ultima stagione universitaria ha prodotto 19.8 punti, 4.4 assist e 1.4 recuperi di media, accompagnati da ottime percentuali al tiro (47.7% dal campo, 35.8% da tre e 84.8% ai liberi).
Il valore del QI cestistico
Il vero punto di forza di Stirtz è la capacità di leggere il gioco. Secondo i dati Synergy, si è collocato nel 91° percentile come ball-handler nel pick-and-roll, mantenendo contemporaneamente un basso tasso di palle perse.
Durante la March Madness ha consolidato la propria reputazione guidando Iowa fino alle Elite Eight e disputando tutti i quaranta minuti in ciascuna delle quattro gare del torneo. Un rendimento che ha attirato definitivamente l’attenzione degli scout NBA.
Al Draft Combine si è inoltre classificato primo nelle prove di tiro da fermo, rafforzando la sua reputazione di specialista offensivo. I paragoni più frequenti sono quelli con Ty Jerome e Payton Pritchard, due guardie capaci di incidere grazie a tiro, decision making e affidabilità.
Limiti e prospettive
L’atletismo resta il principale interrogativo. Stirtz non possiede esplosività fuori dal comune e potrebbe soffrire contro le guardie NBA più rapide e fisiche. Anche l’età, con i suoi 22 anni già compiuti durante la stagione da rookie, limita in parte il margine di crescita percepito dagli scout.
Nonostante questo, il suo profilo viene considerato uno dei più sicuri dell’intera classe. Le proiezioni lo collocano generalmente tra la diciassettesima e la ventesima scelta, con l’idea di un giocatore in grado di ritagliarsi rapidamente un ruolo stabile in rotazione.
Allen Graves: il profilo per gli appassionati delle metriche
Allen Graves è uno dei prospetti più interessanti e sottovalutati del Draft, parliamo di un’ala versatile con grande intelligenza cestistica e delle metriche avanzate da capogiro.
Pur non avendo prodotto numeri estremamente appariscenti – 11.8 punti, 6.5 rimbalzi ed il 41.3% da 3 punti – le metriche avanzate lo collocano tra i giocatori più efficienti del basket collegiale. Con un passato da playmaker, è poi cresciuto fino a raggiungere cresciuto fino a raggiungere i 2.01 metri, ha saputo trasformarsi in un’ala produttiva e altamente efficace , diventando un elemento chiave a livello offensivo.
Tecnica da guardia, corpo da ala
Come dicevamo, uno degli aspetti più interessanti del suo profilo è la combinazione tra struttura fisica e fondamentali, Graves conserva infatti molte caratteristiche da ex playmaker: gestione della palla, visione di gioco e capacità di leggere le situazioni offensive. Anche difensivamente l’intelligenza cestistica e l’attitudine gli hanno permesso di racimolare un buon bottino di rubate e stoppate.
Questo gli permette di essere utile sia come creatore secondario sia come giocatore off-ball, con una spiccata attitudine a restare dentro i propri limiti e a massimizzare le opportunità generate dal sistema. Se ci aggiungiamo un tiro da oltre l’arco con ottime percentuali, con una meccanica di tiro pulita e ripetibile da distanza NBA, ci rendiamo subito conto come, nel giusto contesto, potrebbe fare le fortune di diverse squadre.
Uno dei paragoni più insistenti tra gli addetti ai lavori è sicuramente quello con Robert Covington per stazza e capacità da vero 3&D.
Atletismo e competitività
Nonostante il profilo valutato positivamente, alcune criticità sono note ed evidenti agli osservatori. L’atletismo non è di certo considerato un punto forte, e le sue prestazioni contro avversari di alto livello sono state meno convincenti rispetto a quelle accumulate contro una concorrenza meno agguerrita
Le stesse mani che hanno regalato rubate e stoppate in quantità, l’hanno spesso portato a commettere fallo, con 3.1 falli di media in 22.6 minuti. Chi lo selezionerà dovrà inserirlo necessariamente in un contesto ed un sistema che valorizzino le sue letture, riuscendo allo stesso tempo ad inquadrarlo correttamente e sfruttare la sua efficienza.
Chris Cenac Jr.: il potenziale più intrigante della fascia media
Tra i tre prospetti analizzati, Chris Cenac Jr. è probabilmente quello che presenta il divario più ampio tra ciò che è oggi e ciò che potrebbe diventare.
Considerato uno dei migliori reclutati della classe 2025, il lungo di Houston ha chiuso la sua stagione da freshman con 9.5 punti e 7.9 rimbalzi di media in meno di 25 minuti a partita. Numeri non straordinari, ma influenzati dal contesto competitivo di una squadra capace di vincere 30 partite.
Misure da sogno per gli scout NBA
Al Combine ha impressionato soprattutto dal punto di vista fisico: quasi 2.11 metri di altezza, apertura alare superiore ai 2.26 metri e un’esplosività verticale notevole.
Cenac corre il campo come un giocatore più piccolo, rappresenta una costante minaccia in transizione e ha convertito il 93% delle schiacciate tentate, chiudendo con il 78% al ferro. A ciò aggiunge una presenza importante a rimbalzo offensivo e il potenziale per sviluppare un tiro affidabile dalla distanza.
Per caratteristiche e fisicità, diversi osservatori lo hanno paragonato a Kel’el Ware, Christian Wood e Bobby Portis.
Un progetto ancora da costruire
Se il potenziale è evidente, anche i limiti lo sono altrettanto. Cenac crea poco dal palleggio, mostra una visione di gioco ancora acerba e non sfrutta pienamente le proprie qualità fisiche in protezione del ferro.
I numeri parlano di appena 0.5 stoppate di media e di un 62.1% ai liberi, indicatori che confermano come il suo sviluppo sia ancora in una fase iniziale. Chi lo selezionerà dovrà avere pazienza e una struttura tecnica pronta a lavorare sul lungo periodo.
Jayden Quaintance: un’esplosione di talento, e ginocchio
Jayden Quaintance è uno dei prospetti difensivi più intriganti, rim protector di livello con una grande mobilità, almeno fino all’infortunio al ginocchio.
Nonostante i problemi fisici che ne hanno condizionato inevitabilmente le ultime due stagioni, rimane per molti un talento da primo giro che potrebbe rivelarsi una vera e propria steal sul lungo termine.
Difesa e decisione a canestro
Quando è stato in salute, Quaintance si è imposto come un difensore capace di stoppare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro – finendo diverse partite oltre quota 4 stoppate – con una rapidità ed esplosività atipica per un giocatore della sua taglia. Ottimi anche gli scivolamenti ed i cambi, oltre che la capacità di mantenere una difesa attiva anche su giocatori perimetrali.
Offensivamente si parla di un vero e proprio lob threat, capace di schiacciare con costanza e decisione, non a caso il 23% dei suoi canestri nella stagione da freshman sono state schiacciate, uno dei dati più alti della nazione. Cosa che, insieme alle doti da rimbalzista, lo rende un pericolo che attira le attenzioni della difesa, anche in fase di transizione.
Proprio per queste caratteristiche, insieme a dei limiti che stiamo per evidenziare, viene presentato come un mix tra Mitchell Robinson e Robert Williams III.
Il nodo principale: la salute
Il percorso di Quaintance è stato fortemente segnato dagli infortuni. Dopo la rottura del legamento crociato sono arrivati problemi al menisco ed al ginocchio con fastidi durati tutta la stagione che gli hanno permesso di disputare soltanto una manciata di partite tra Arizona State e Kentucky, con lo staff medico che ha imposto una gestione estremamente cauta del suo minutaggio.
Seppur un grande finalizzatore nel pitturato, è decisamente lontano dal poter essere definito un giocatore completo sul lato offensivo del campo. Soltanto 6 tiri su 32 realizzati da oltre l’arco, il 45% ai liberi, ed un tiro che farebbe pensare non abbia mai toccato una palla da basket in vita sua, tra i più brutti da osservare.
Dovesse riuscire a trovare continuità fisica, si tratterebbe di un giocatore di assoluto valore, ben superiore rispetto al fondo del primo turno.
Ebuka Okorie: la rivincita dei “bassi”
Uno dei realizzatori più elettrici di questo draft, guardia undersized ma letale in penetrazione, arriva da Stanford dopo una stagione in cui ha messo in mostra tutte le sue qualità da scorer
Ebuka Okorie rappresenta quella che può essere una scommessa dal rischio relativamente basso, ma potenzialmente devastante, tanto da candidarsi come una di quelle scelte tra la 20 e la 30, su cui interrogarsi in futuro.
Una “driving guard” di assoluto livello
Compensa la mancanza di taglia (1.88 m) con rapidità, controllo del corpo ed una capacità impressionante di cambiare ritmo e passo per battere il difensore. Durante la sua stagione a Stanford, dopo un percorso iniziale meno lineare (con un passaggio da Harvard prima della sua esplosione), ha dominato l’ACC diventandone uno dei migliori realizzatori grazie ad otto partite da oltre 30 punti, guadagnandosi già la fama di giocatore “clutch”.
Possiede un arsenale offensivo particolarmente avanzato per un freshman: penetrazioni, uso delle capacità di ball-handling per manovrare le difese e buone doti perimetrali, sono tutti fattori che sfrutta al meglio per creare vantaggi dal palleggio ed in isolamento.
Con delle doti da passatore da dover ancora affinare, nell’anno in cui Jalen Brunson porta il titolo ai Knicks, non possiamo che avere gli occhi puntati su Okorie, paragonato spesso a Tyrese Maxey in prospettiva.
La dura vita di un undersize in NBA
Le principali perplessità riguardano la sua struttura fisica e la capacità di replicare la sua efficacia offensiva contro difensori più lunghi e atletici. Quanto il suo stile di gioco, così dipendente dalla velocità e dal cambio di ritmo, possa essere sostenibile contro le più attrezzate difese NBA.
Passando dal lato opposto del campo, la situazione non cambia, anche sul lato difensivo, lo svantaggio fisico porta all’essere costantemente preso di mira, dovendo costringere a tanto lavoro e tanta energia per non risultare un malus. Da undersize ad underdog il passo è breve, ma il talento c’è, ed è pronto a venir fuori per chi vorrà scommetterci.
Cinque scommesse diverse per il Draft NBA 2026
Osservando il consenso degli scout alla vigilia del Draft, emerge un quadro piuttosto chiaro.
Bennett Stirtz rappresenta la scelta della sicurezza, un playmaker maturo che difficilmente sprecherà possessi e che può trovare spazio rapidamente.
Allen Graves è il giocatore meno appariscente, che incanta più gli analisti che i tifosi.
Chris Cenac Jr., è il classico prospetto che punta tutto sul potenziale, con il rischio di richiedere anni di sviluppo prima di mostrare il proprio valore.
Jayden Quaintance ha tutto il potenziale per essere un giocatore di spicco nella lega fin da subito, ma si rivela un’incognita dal punto di vista fisico a causa degli infortuni.
Ebuka Okorie porta dinamismo e dinamicità, insieme a delle incognite fisiche legate non alla salute, ma alla stazza e all’adattamento in NBA.
In una classe ricca di stelle annunciate, saranno proprio profili come questi a determinare il successo o il fallimento delle strategie delle franchigie NBA. Le prime scelte attirano i riflettori, ma spesso sono le decisioni prese in questa fascia del primo giro a cambiare il destino di una squadra.
Mock Draft 2026
| CHIAMATA | SQUADRA | GIOCATORE | College/Provenienza |
| 1 | Washington Wizards | AJ Dybantsa | BYU |
| 2 | Utah Jazz | Darryn Peterson | Kansas |
| 3 | Memphis Grizzlies | Cameron Boozer | Duke |
| 4 | Chicago Bulls | Caleb Wilson | North Carolina |
| 5 | Los Angeles Clippers | Keaton Wagler | Illinois |
| 6 | Brooklyn Nets | Darius Acuff Jr. | Arkansas |
| 7 | Sacramento Kings | Mikel Brown Jr. | Louisville |
| 8 | Atlanta Hawks | Kingston Flemings | Houston |
| 9 | Dallas Mavericks | Brayden Burries | Arizona |
| 10 | Milwaukee Bucks | Nate Ament | Tennessee |
| 11 | Golden State Warriors | Aday Mara | Michigan |
| 12 | Oklahoma City Thunder | Hannes Steinbach | Washington |
| 13 | Milwaukee Bucks | Morez Johnson Jr. | Michigan |
| 14 | Charlotte Hornets | Yaxel Lendeborg | Michigan |
| 15 | Chicago Bulls | Cameron Carr | Baylor |
| 16 | Memphis Grizzlies | Karim Lopez | New Zealand Breakers |
| 17 | Oklahoma City Thunder | Labaron Philon Jr. | Alabama |
| 18 | Charlotte Hornets | Christian Anderson | Texas Tech |
| 19 | Toronto Raptors | Bennett Stirtz | Iowa |
| 20 | San Antonio Spurs | Allen Graves | Santa Clara |
| 21 | Detroit Pistons | Dailyn Swain | Texas |
| 22 | Philadelphia 76ers | Chris Cenac Jr. | Houston |
| 23 | Atlanta Hawks | Isaiah Evans | Duke |
| 24 | New York Knicks | Henry Vessar | North Carolina |
| 25 | Los Angeles Lakers | Jayden Quaintance | Kentucky |
| 26 | Denver Nuggets | Meleek Thomas | Arkansas |
| 27 | Boston Celtics | Ebuka Okorie | Stanford |
| 28 | Minnesota Timberwolves | Sergio de Larrea | Valencia |
| 29 | Cleveland Cavaliers | Tarris Reed Jr. | UConn |
| 30 | Dallas Mavericks | Koa Peat | Arizona |
Possibili Steal del Draft NBA 2026
Le “steal” del Draft NBA 2026 sono quei giocatori scelti più tardi rispetto al loro reale potenziale, spesso underdog (qua trovi le nostre scelte) che finiscono per superare ogni aspettativa una volta arrivati nella lega.
Sono profili che magari non convincono subito per fisico, provenienza o ruolo, ma che hanno qualità nascoste come IQ cestistico, versatilità e margini di crescita importanti. Nel tempo, proprio questi talenti diventano spesso fondamentali per le franchigie, trasformandosi in veri colpi a sorpresa.
Esempi come Nikola Jokic o Giannis Antetokounmpo hanno cambiato la narrativa del Draft, dimostrando che anche scelte basse possono diventare stelle assolute.
Dove vedere il Draft NBA 2026 in diretta
La trasmissione inizierà nella notte di mercoledì 24 e giovedì 25 giugno 2026 alle ore 02:00 italiane. L’evento andrà in onda in diretta su SKY Sport NBA (canale 209), Sky Go e NOW Tv. Negli Stati Uniti, il Draft andrà in onda su ESPN (anche su app), che trasmetterà sia il primo che il secondo round, come da accordi sui diritti televisivi; il draft sarà visibile anche sulla ABC, che però ha acquisito soltanto i diritti per il primo giro.
Non è ancora noto l’orario delle repliche previste, ma vi aggiorneremo non appena uscirà la notizia.