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Steph Curry ai Celtics? Da un rumors al caso mediatico: cosa c’è di vero

Nelle ultime ore è esplosa la voce di una possibile trade tra Warriors e Celtics per Stephen Curry. Ma dietro al clamore social c’è una realtà ben diversa

Negli ultimi giorni il nome di Stephen Curry è finito al centro di uno dei rumor più discussi dell’estate NBA. Sui social e tra diversi siti americani ha iniziato a circolare la voce di una possibile trade tra Golden State Warriors e Boston Celtics, con tanto di presunta offerta già recapitata dalla dirigenza biancoverde.

La realtà, però, è molto meno clamorosa.

Da dove nasce il rumor su Stephen Curry ai Celtics

Tutto è partito da un editoriale firmato da John Karalis, reporter vicino ai Celtics, che ha semplicemente immaginato uno scenario futuro: se Golden State decidesse un giorno di ascoltare offerte per Curry, Boston dovrebbe essere tra le prime squadre a provarci.

Quel “se“, però, è sparito strada facendo.

Diversi account e siti hanno trasformato una riflessione teorica in una presunta indiscrezione di mercato, arrivando persino a sostenere che Brad Stevens avesse già contattato i Warriors con un’offerta concreta. Un’ipotesi che non è mai stata riportata da Karalis e che, secondo quanto ricostruito da Sean Deveney di Heavy Sports, non è mai avvenuta.

La trade immaginata tra Celtics e Warriors

Nel suo articolo, Karalis aveva comunque ipotizzato quale potrebbe essere una proposta di trade credibile qualora Golden State decidesse davvero di aprire alla cessione del proprio leader.

Lo scenario prevedeva:

Ai Boston Celtics:

  • Stephen Curry

Ai Golden State Warriors:

  • Paul George
  • Sam Hauser
  • Le due future prime scelte dei Philadelphia 76ers ottenute da Boston nella trade di Jaylen Brown.

Secondo Karalis, quelle scelte potrebbero diventare particolarmente preziose.

La scelta del 2028 ha molto valore e ricevere due possibili pick da lottery per gli ultimi anni di Curry rappresenterebbe un ottimo ritorno. George servirebbe soprattutto per pareggiare gli stipendi, mentre Hauser darebbe ai Warriors un giocatore già utile senza costringerli a una ricostruzione totale

John Karalis

Il contratto di Stephen Curry alimenta i dubbi sul futuro

Se il tema è tornato d’attualità è anche per un motivo preciso: Stephen Curry entrerà nella stagione 2026-27 con l’ultimo anno del suo contratto, da oltre 62 milioni di dollari. Se nelle prossime settimane non dovesse arrivare un’estensione, è inevitabile che inizino a circolare domande sul suo futuro.

Anche Marcus Thompson di The Athletic ha spiegato che il quattro volte campione NBA vorrebbe vedere un progetto realmente competitivo.

Vuole avere una vera possibilità di arrivare fino in fondo ai playoff. Più passa il tempo senza un’estensione, più si può pensare che Curry stia usando la free agency come leva per spingere Golden State a migliorare la squadra

Marcus Thompson

I Warriors guardano già al dopo Curry?

Ad alimentare ulteriormente il dibattito sono arrivate anche le parole del giornalista Tim Kawakami, secondo cui il proprietario Joe Lacob avrebbe già iniziato a ragionare sul futuro della franchigia oltre l’era Curry.

Joe Lacob vuole costruire la prossima squadra dopo Steph Curry. Sa che prima o poi quel momento arriverà e vuole capire come mantenere competitiva l’organizzazione anche senza di lui

Tim Kawakami

Curry ai Celtics: la situazione reale

Nonostante tutto il rumore mediatico, Stephen Curry non ha chiesto la cessione. Allo stesso modo, i Celtics non hanno presentato alcuna offerta ufficiale ai Warriors.

Anzi, secondo Anthony Slater di ESPN, i GSW e Steph sarebbero interessate a trovare un accordo per un rinnovo biennale da circa 136.7 milioni di dollari, segnale che la volontà comune resta quella di proseguire insieme.

È chiaro che, se un giorno Curry dovesse davvero finire sul mercato, Boston sarebbe soltanto una delle tante contender pronte a telefonare. Ma questo non significa che oggi esista una trattativa.

In altre parole, la storia che ha infiammato il web non nasce da una notizia di mercato, bensì da una semplice ipotesi trasformata, passaggio dopo passaggio, in qualcosa che non è mai successo.

E, in questa vicenda, la parola più importante è stata anche quella che si è persa più facilmente lungo il percorso: “se”.

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