Western Conference NBA: Analisi di Metà Stagione

Approfittiamo della pausa per l’All Star Weekend per analizzare l’attuale situazione della Western Conference

Nikola-Jokic-Buzzer-Vs-Warriros

Giunti alla classica pausa di metà Febbraio, in cui va in scena l’NBA All-Star Weekend, è tempo di bilanci e valutazioni su quello che le squadre hanno dimostrato nella prima parte di stagione, con lo sguardo proiettato alla fine della Regular Season e ai successivi Playoff NBA.

La situazione della Western Conference, qua trovate la nostra analisi sulla Eastern Conference, è parecchio imprevedibile e, al momento in cui scriviamo, non vi è una gerarchia ben definita ma bensì uno scenario in cui le sorprese, sia in positivo sia in negativo, sono sempre dietro l’angolo.

Top Team

Basandosi su record e posizione occupata in classifica è impossibile non far rientrare in questa categoria i Minnesota Timberwolves e gli Oklahoma City Thunder, le due squadre rivelazione di tutta la lega. Il grande punto di domanda che riguarda le due franchigie è se riusciranno a confermare quanto di buono fatto fino ad ora anche nei Playoff in cui il livello del gioco si alza a dismisura.

Il principale dubbio riguardante gli Thunder è sicuramente legato all’inesperienza e alla giovane età della squadra, un fattore che si è cercato di arginare con l’acquisizione tramite trade di Gordon Hayward. Hayward, con i suoi numerosi anni di esperienza nella lega, certamente porterà una mentalità da veterano. Tuttavia, questa potrebbe non essere sufficiente per una squadra con un’età media di 25 anni, nella quale molti giocatori fondamentali non hanno mai fatto esperienza dei Playoff. Allo stesso modo, sui Timberwolves incombe lo spettro dell’esperienza degli Utah Jazz durante gli anni del duo Mitchell-Gobert, in cui le straordinarie prestazioni della stagione regolare non sono state seguite da Playoff all’altezza delle aspettative.

Il filo conduttore tra quella versione dei Jazz e gli odierni Wolves è proprio il centro francese che si sta dimostrando un fattore determinante in questa annata, con le sue doti difensive che lo rendono uno dei seri candidati al premio di miglior difensore dell’anno. Le grandi lacune nella metà campo offensiva, però, sono sempre state un problema in ambito Playoff dove Rudy Gobert non è mai riuscito ad esprimersi al meglio, costringendo i suoi coach a scelte difficili nei momenti cruciali in cui l’interrogativo, tra rinunciare a uno dei migliori, forse il migliore, rim protector della lega oppure lasciarlo in campo con la consapevolezza di avere soluzioni offensive ridotte, si ripresenta puntualmente.

Nella cerchia ristretta di chi ambisce al primo posto ad Ovest ci sono sicuramente i Los Angeles Clippers (i nostri favoriti al Titolo NBA) e i Denver Nuggets. Quest’ultimi, da campioni in carica e consapevoli della propria forza, stanno gestendo senza troppi problemi la Regular Season preparandosi al meglio per andare a caccia del back to back.

Discorso diverso invece per i Clippers, partiti in sordina all’inizio della stagione dopo la trade che ha visto l’arrivo di James Harden. Tuttavia, con il passare dei mesi, la squadra ha trovato il giusto equilibrio, con Harden in grado di prendere le redini del gioco dal punto di vista del playmaking, integrandosi alla perfezione con Paul George e Kawhi Leonard. Nel frattempo, Russell Westbrook si è dimostrato maturo e intelligente nel ruolo da sesto uomo uscente dalla panchina, portando in campo la sua solita energia e dimostrando di non essere un elemento dannoso nella squadra, come era stato etichettato lo scorso anno ai Lakers.

Zona Playoff NBA

Quattro squadre hanno un record pressoché identico nelle posizioni che vanno dalla quinta all’ottava: stiamo parlando di Phoenix Suns, New Orleans Pelicans, Sacramento Kings e Dallas Mavericks. La parola d’ordine in casa Suns per la parte finale della stagione deve essere continuità, ovvero uno dei fattori fondamentali per costruire una squadra in grado di competere per il titolo e che in Arizona si è vista ancora poco in questa stagione.

Da inizio 2024 i Big Three di Phoenix hanno avuto modo di giocare insieme per un discreto numero di partite e i risultati si sono visti, con i ragazzi di coach Vogel capaci di vincere 13 partite sulle 19 disputate insieme da Durant, Booker e Beal in questo periodo di tempo. I Pelicans si stanno dimostrando una squadra solida, in grado di fronteggiare diversi infortuni di pedine importanti, tra tutti CJ McCollum e Trey Murphy costretti a saltare molte partite, ma trovando in Brandon Ingram un punto di riferimento molto costante che, insieme a Zion Williamson, possono far ben sperare i tifosi.

A Sacramento bisogna elogiare uno dei giocatori più sottovalutati della lega, ovvero Domantas Sabonis. Il centro lituano non ha ancora saltato una partita in stagione ed è in striscia aperta di doppie doppie dal 3 Dicembre scorso, questi numeri incredibilmente non gli sono valsi la convocazione all’All Star Game e quindi Sabonis avrà sicuramente voglia di continuare a dimostrare il suo valore per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. In Texas, sponda Mavericks, ogni sera in cui Dallas scende in campo inizia lo show di Luka Doncic che sta viaggiando a medie surreali, regalando highlights ad ogni partita.

Lo sloveno ha dimostrato di poter formare un duo potenzialmente inarrestabile insieme a Kyrie Irving che però è stato tanto fermo ai box in questa stagione. Con il numero 11 sano e con gli innesti di PJ Washington e Daniel Gafford arrivati l’ultimo giorno di mercato, Dallas può dire la sua in post-season sfruttando l’incertezza generale che regna ad Ovest.

Zona Play-In NBA

Non bastano sicuramente poche righe per descrivere la stagione dei Los Angeles Lakers e dei Golden State Warriors che stanno vivendo un’annata a dir poco travagliata. I Lakers sono la più classica delle squadre in grado di vincere o perdere contro chiunque, trovandosi in una continua altalena di prestazioni che porta LeBron James e compagni ad un alternarsi di ottime partite e altrettanti sonori tonfi.

La stagione ha, tuttavia, regalato la vittoria nella prima edizione dell’In-Season Tournament ma sicuramente non può essere sufficiente per una franchigia dalla storia e dall’ambizione altissima come i Lakers che ogni anno è obbligata a giocare per vincere il titolo NBA. A questo si aggiunge il rammarico di star sprecando l’ultimo, forse, anno in gialloviola di James, il cui contratto è in scadenza e il suo futuro molto incerto. Le scelte del front office sono state spesso discutibili e i tanto attesi cambiamenti ad un roster con evidenti difficoltà sono stati rimandati all’estate, alla luce di ciò la firma di Spencer Dinwiddie risulta essere l’unica mossa effettuata dalla dirigenza per cercare di dare la scossa alla squadra.

La dinastia Warriors è arrivata definitivamente a fine corsa? Osservando soltanto le statistiche di Stephen Curry verrebbe da pensare di no, la realtà però racconta di una situazione ben diversa. Se Steph dal canto suo sta giocando una stagione eccellente, lo stesso non si può dire per i suoi due storici compagni di squadra, Klay Thompson e Draymond Green, che per motivi diversi non stanno passando il loro miglior periodo in carriera.

Il primo deve far fronte al tempo che passa inesorabilmente e che porta con se il ricordo del giocatore stupendo che tutti abbiamo ammirato. Klay è ancora un ottimo giocatore che però non riesce più a ricoprire un ruolo centrale come negli anni pre infortuni e diverse partite molto negative e con percentuali disastrose ne sono la dimostrazione.

Per quanto riguarda Green, invece, sono stati i problemi comportamentali a limitarlo nel corso di questa stagione. Sappiamo come questo sia uno dei punti deboli che ha caratterizzato tutta la sua carriera ma quest’anno si è toccato, probabilmente, l’apice, tanto da arrivare ad una sospensione durata 16 partite in seguito all’ennesimo gesto scorretto sul parquet.

Quello che è certo, seppur in una situazione complicata come quella attuale, è che non bisogna mai scommettere contro Curry e compagni perché “mai sottovalutare il cuore di un campione”. Arriviamo adesso a due squadre con alcuni aspetti in comune e che stanno lottando contro avversari più quotati e probabilmente più attrezzati ma grazie alla loro organizzazione di squadra e ad un gioco corale si ritrovano in piena lotta play-in.

Le due squadre in questione sono gli Utah Jazz e gli Houston Rockets, che con un record, rispettivamente, di 26-30 e 24-30 occupano l’undicesima e dodicesima posizione in classifica. Nei Jazz sembra esserci un’incongruenza tra ciò che vorrebbe la società che, con le scelte fatte negli ultimi anni, dimostra la volontà di iniziare un deciso processo di rebuilding e ciò che invece i risultati sul campo fanno intendere, con la squadra in continua lotta per un posto al Play-In. Già la scorsa stagione questo traguardo è stato sfiorato e anche quest’anno la strada intrapresa sembra la stessa.

D’altronde con un Lauri Markkanen autore di un’altra ottima annata e un ritrovato Collin Sexton i buoni risultati sono destinati a continuare e chissà se questo percorso positivo non porti realmente a qualcosa di inatteso. I Rockets hanno trovato in Alperen Sengun la loro stella su cui fondare il futuro della squadra e il giovane turco sta rispondendo con una stagione al di sopra delle aspettative, viaggiando a cifre che lo rendono uno dei principali candidati al premio di Most Improved Player of the Year.

Coach Ime Udoka sta guidando un roster con all’interno un bel mix di veterani, come Fred VanVleet e Dillon Brooks, e giovani in rampa di lancio, Amen Thompson e Cam Whitmore su tutti, riuscendo anche nell’intento di liberare da eccessive responsabilità di playmaking Jalen Green lasciando più spazio alle sue abilità da scorer puro.

Zona Lottery NBA

In pochi si aspettavano ad inizio stagione di trovare i Memphis Grizzlies in questa categoria ma, per la piega sfortunata che ha preso questo campionato, tankare e sperare in una buona scelta al prossimo draft è diventato il loro unico obiettivo.

L’annata è iniziata subito in salita, con Ja Morant costretto a saltare i primi due mesi di Regular Season a causa della squalifica comminatagli alla fine della passata stagione. Senza il suo giocatore simbolo, la squadra ha subito mostrato grosse difficoltà nella metà campo offensiva, non a caso occupano l’ultimo posto per punti segnati a partita, e la classifica si è fatta ben presto impietosa. Con il rientro del numero 12 sono arrivate 6 vittorie su 9 partite prima che un grave infortunio alla spalla ponesse fine alla stagione stregata di Ja.

Successivamente, come se non bastasse, sono arrivati altri lunghi stop per giocatori fondamentali come Desmond Bane e Marcus Smart, con il solo Jaren Jackson Jr rimasto sul parquet a fare da leader ad una squadra composta da giovani giocatori che non erano esattamente nei piani della franchigia. Le ultime due posizioni sono occupate dai Portland Trail Blazers e dai San Antonio Spurs, due squadre in pieno rebuilding in lotta per aggiudicarsi la prima scelta al prossimo draft. Portland ha iniziato l’era post Damian Lillard affidandosi a Scoot Henderson, scelto alla numero 3 dello scorso draft ma che fino adesso ha deluso le attese non riuscendo quasi mai a trovare ritmo e tirando con percentuali rivedibili.

Anche l’arrivo in estate di Deandre Ayton non ha avuto gli effetti sperati e i continui problemi fisici di Shaedon Sharpe rallentano la crescita di uno dei giocatori su cui la franchigia ha puntato. L’unico giocatore in grado di portare buone cifre, seppur anche lui saltando molte partite per infortunio, è Anfernee Simons ma la situazione in casa Blazers richiede tanti cambiamenti che la dirigenza dovrà apportare nei prossimi mesi. A San Antonio c’è un entusiasmo che non dovrebbe esserci per una squadra con un record negativo di 11 vittorie e 44 sconfitte ma la prima stagione NBA di Victor Wembanyama sta già facendo intendere che il ragazzo darà parecchie soddisfazioni negli anni avvenire ai tifosi Spurs.

Il francese, seppur centellinato da coach Popovich in termini di minuti giocati, sta mettendo a referto cifre importanti per un rookie e il suo impatto su entrambe le metà campo è qualcosa di mai visto per un giocatore con le sue caratteristiche. Victor sta aggiornando parecchi record NBA per quanto riguarda le stagioni da rookie, scomodando leggende del passato che sembravano inarrivabili.

Il compito della dirigenza Spurs adesso è quello di costruire una squadra intorno a Wemby in grado da permettere ad un giocatore che sembra già pronto per palcoscenici ben più importanti di competere contro i migliori team della Lega.

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